Come fanno le case discografiche a influenzare il pubblico?

di AM il 13 aprile, 2010


I miei lettori, lo avrete notato non sono prodighi di commenti.

Questione di traffico? Questione di temi trattati? Forse entrambe le ragioni.

Ma quando voglio vedere commenti so bene quale genere di post scrivere: mi cimento nella critica di uno dei mostri sacri della musica leggera e immediatamente il commento compare come per incanto.

È accaduto per i post riguardanti Mina, per Gino Paoli e Carlà, per Ornella Vanoni.

Condivisione della critica che ho mosso? Assolutamente no: difesa a spada tratta dell’idolo di turno.

Quello che mi ha stupito è la prontezza della risposta (quasi istantanea) e il linguaggio utilizzato dal commentatore di turno, che nel caso di Paoli riprendeva fedelmente le parole del sito ufficiale.

Allora ho avanzato un’ipotesi: e se le case discografiche tenessero sotto controllo i blog per inserire commenti positivi, cercando così di influenzare i consumatori?

Cervellotico?

Forse. Ma aspetto post di smentita.

{ 3 commenti… prosegui la lettura oppure aggiungine uno }

Enrico aprile 13, 2010 alle 16:25

Arduino,
prova a criticare qualche cantante/autore del passato, non più in auge oggi. Così hai la riprova.
In ordine sparso direi:
Santino Rocchetti
Fausto Rossi
Shel Shapiro
Filipponio
Michele Pecora
Mimmo Locasciulli
und so weiter…
A questo punto dovresti beccare solo i commenti dei nostalgici.

Ciao.

Enrico

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Anonymous aprile 19, 2010 alle 08:44

Ciao Arduino,
probabilmente non sei così lontano dalla realtà.
Domenica scorsa su La Stampa c'era un articolo in cui il giornalista affermava che i social network tipo Facebook e Twitter hanno applicazioni e algoritmi per valutare nei commenti degli utenti la ricorrenza di titoli di film o album discografici e quindi per valutare indirettamente il grado di attesa del pubblico o il suo effettivo gradimento…
Echelon??
Ciao,

Roberto

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AM aprile 19, 2010 alle 14:18

La domanda che ponevo a me stesso nel post era del tutto superflua.
I tentativi di manipolazione del consumatore sono, purtroppo, molto diffusi.
Dispiace che persona con un passato artistico pieno di successi decidano di lasciare di sé un ricordo tanto povero.
La difesa sta, per noi, nel mantenere pensiero critico.
A presto leggervi,
Arduino

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