Palmiro e il dodecalogo del lavoratore instancabile

di AM il 9 luglio, 2010

7.33
Sai valorizzare il tuo lavoro, Palmiro?

Sai fare in modo che capo e colleghi abbiano un’idea plausibile della mole di lavoro che ogni giorno ti spupazzi?

Se non ne sei pienamente convinto forse ti può essere utile seguire alcune, semplici regole, che ho raccolto per in un dodecalogo.

  1. Arriva sempre al lavoro prima del tuo capo e vai a casa dopo di lui. Apprezzerà, ne sono certo, specie se non ti paga lo straordinario.
  2. Mai girare per gli uffici con un quotidiano in mano. Penserebbero che stai per dare corso a una lunga … riunione di gabinetto.
  3. In mano tieni invece sempre uno o più fogli di carta (non importa di che tipo, tanto mica li devi mostrare a qualcuno…), penseranno che ti appresti a partecipare a riunioni di una qualche importanza. Se giri a mani vuote, invece, penseranno te ne stai andando stancamente alla macchinetta del caffè.
  4. Mai camminare lentamente. Passo e movenze sostenute accrescono la percezione di persona impegnata: non sempre uno che si agita sta facendo qualcosa di produttivo, ma l’importante è comunicare “azione”.
  5. Se proprio devi riflettere fallo lontano da occhi indiscreti. Chi pensa non ha nient’altro da fare.
  6. Non frequentare corsi di formazione. Non sei pagato per perdere tempo in attività improduttive.
  7. Se proprio alla formazione non sai rinunciare (e posso capire solo se in aula ci sono io …), allora cerca di arrivare con almeno 30 minuti di ritardo e lasciare l’aula un’ora prima degli altri. Impegni inderogabili incombono e, tuo malgrado, non puoi sottrarti.
  8. Avrai l’accortezza di fare lo stesso nelle riunioni alle quali partecipi, rendendo evidente a tutti il carico di lavoro, al limite dell’umano, che ogni giorno sei costretto a sopportare.
  9. Mai spegnere il telefonino o lo smartphone, specie se sei in riunione. Al massimo silenzialo. Capiranno finalmente che, senza di te, l’organizzazione rischia di collassare.
  10. Lascia la scrivania incasinata, in modo che documenti importanti possano agevolmente rimanere sommersi da carta “sopraggiunta”: potrai così cercarli con affanno e rendere evidente la carta che sei costretto a gestire.
  11. Lamentati sommessamente, ma pubblicamente, del carico di lavoro. Fallo regolarmente, specie davanti alla macchinetta del caffè. L’aria contrita aiuterà a conferirti credibilità e a giustificare la meritata pausa.
  12. Infine, programma l’invio della posta elettronica una buona mezz’ora dopo che tutti hanno lasciato l’ufficio: ricevere una e-mail partita alle 20.30 fa sempre un certo effetto.

Che cosa hai detto? Sono le stesse cose che fa quel lavativo del tuo collega?

Lo so, ma ti tocca adeguarti: se non ti rassegni a dedicare un po’ di energia nel valorizzare il tuo lavoro, può accadere che un capo “distratto” finisca per non distinguere fra te e il lavativo di turno.

E tu non vuoi questo, vero Palmiro?

 

Trovi il post anche nel libro Palmiro e lo (s)management delle Risorse Umane – Tattiche di sopravvivenza aziendale.

{ 32 commenti… prosegui la lettura oppure aggiungine uno }

Cristoforo luglio 12, 2010 alle 11:15

Purtroppo le regole descritte sono tristemente prese in considerazione da troppi "capi". Personalmente mi permetto di dissentire dai suggerimenti indicati, poichè se il mio capo presta attenzione a tutto ciò vuol dire che non è un bravo capo….non lo sarà mai…e probabilmente un giorno se ne accorgerà anche l'azienda stessa che non è un buon capo. Tanto vale cambiare aria prima, prima che il cattivo capo affondi la baracca! 🙂 Saluti
CRIS76

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AM luglio 12, 2010 alle 12:05

Caro/a CRIS76,

non sempre, quando si realizza di non avere un buon capo, è possibile cambiare aria. E le strategie di sopravvivenza vanno adottate, perché aiutano a sppravvivere. Ovviamente il dodecalogo è un modo leggero e ironico per affrontare il tema e spero proprio che finisca nelle mani di molti capi: anche del tuo.
C'é speranza per tutti. O quasi.
A presto leggerti,
Arduino

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Anonymous luglio 12, 2010 alle 12:44

un buon collaboratore/capo deve essere in grado di gestire il proprio capo/collaboratore, prendersi in giro non è produttivo per l'azienda in nessun caso…non importa che tu sia capo o collaboratore oggi, è importante cominciare a capire quanto sopra!!!
UNHRINCERCADIALLTRAOPPORTUNITAPROFESSIONALE

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Anonymous luglio 12, 2010 alle 14:41

E… leggere il Blog di Tibimail fa parte delle attività da evitare? Ironia a parte, per modo di dire, conosco colleghi e pure capi che applicano queste regole come i 10 Comandamenti. Pur comprendendo l'efficacia di questi atteggiamenti, non posso purtroppo condividerne l'etica e soprattutto la mancanza di rispetto per chi, invece, si comporta in maniera più responsabile. Saluti, Cristian

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AM luglio 12, 2010 alle 15:13

Caro Cristian,

proprio come a te, queste strategie mi sono estranee. Per cultura e rispetto verso le persone.
Non c'é approvazione nel dodecalogo, ma ironia verso chi ha bisogno di segnali superficiali per apprezzare ciò che non riesce a vedere per pigrizia o superficialità.
Una strategia alternativa al dodecalogo? Certo che c'é, seria, per persone che vogliono farsi apprezzare per ciò che valgono.
Ne parlerò presto. Tu intanto dimmi, come fai a valorizzare il tuo lavoro, in quantità e qualità?

A presto leggerti,

Arduino

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Corto Maltese maggio 24, 2013 alle 22:42

Dove ne ha parlato? Non ho trovato il post e mi interesserebbe.

Rispondi

AM maggio 24, 2013 alle 23:41

Ciao, benvenuto!
Non ho ancora scritto, non ho mantenuto la parola 🙂
Ma vedrai che lo farò.
A presto leggerti, Arduino

Maria Giovanna ottobre 18, 2011 alle 15:42

.. concordo con l’ironia e confido che , come dice AM , ci sia speranza per tutte le persone corrette !
—-
è un modo leggero e ironico per affrontare il tema e spero proprio che finisca nelle mani di molti capi: anche del tuo.
C’é speranza per tutti. O quasi.

Maria Giovanna

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Emilia ottobre 19, 2011 alle 10:17

Geniale ricostruzione del grottesco mondo a cui sono esposta anche io ogni giorno, Arduino.
Purtroppo devo aggiungere una nota ancora più amara, tratta dalla mia esperienza quotidiana: c’è anche chi adotta questo dodecalogo inconsapevolmente, perchè convinto del suo valore e non per mera sopravvivenza… purtroppo non so decidermi su cosa mi amareggi di più. A presto leggerti con vero piacere, Emilia

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AM ottobre 19, 2011 alle 22:55

Cara Emilia,
geniale? Ricostruzione da cronista. Cosa sia peggio? Non lo so. Perché non ci racconti un caso specifico?
A presto leggerti,
Arduino

Rispondi

Corto Maltese maggio 24, 2013 alle 22:41

“Se proprio devi riflettere fallo lontano da occhi indiscreti. Chi pensa non ha nient’altro da fare”

Bellissimo questo punto e amaramente vero: io l’avevo intuito empiricamente e descritto in questo post
http://dipendenteriluttante.blogspot.it/2013/04/l-pesantezza-dell.html
Sono contento di trovare conferme ironiche e autorevoli in questo interessante blog

Rispondi

AM maggio 24, 2013 alle 23:43

Grazie per l’autorevole.
Leggerò il tuo blog e ricambierò i commenti.
A presto leggerti!

Rispondi

Corto Maltese maggio 27, 2013 alle 13:50

Ho inserito un post nel mio blog, in cui ho citato questo post e in cui ho fatto un commento generale.
Mi interesserebbe molto un suo parere in proposito
http://dipendenteriluttante.blogspot.it/2013/05/il-dodecalogo-del-lavoratore-aziendale.html

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AM maggio 29, 2013 alle 12:04

Diamoci pure del tu, strettamente in vigore sul blog.
Condivido le tue considerazioni e le cose che scrivi anche negli altri post, interessanti e istruttive.
Da un punto di vista di metodo la tua è qualcosa di più una citazione.
Ammesso che possa far piacere all’autore, il copia e incolla non giova perché distoglie l’attenzione verso ciò che scrivi e ti penalizza con i motori di ricerca (primi fra tutti google): la strategia migliore è il link, magari seguito o preceduto da una breve descrizione.
Grazie e a presto leggerti,
Arduino

Rispondi

Corto Maltese maggio 30, 2013 alle 21:41

Grazie per il consiglio, Arduino, non conoscevo questi aspetti: di fatto questo post mi ha davvero colpito e, visto che era in tema con ciò di cui avevo parlato, ho voluto riportarlo, citando il link, per poi aggiungere un commento.

AM giugno 1, 2013 alle 08:25

Va meglio. In ogni caso tieni conto che tendenzialmente va tutto bene quando tratti i contanuti degli altri come ti piacerebbe vedere trattati i tuoi. Se vuoi alcune indicazioni per il blog scrivimi in provato.
Ciao e a presto leggerti.
Arduino

Enrico maggio 28, 2013 alle 09:37

Arduino,

mi è sicuramente sfuggito ma, fra le migliaia di libri che hai recensito, ce n’è uno che parla dell’evoluzione della figura del ‘capo’ dalla industrializzazione di massa al terziario avanzato?

Enrico

Rispondi

AM maggio 28, 2013 alle 17:02

Non ricordo, ma pare di no. Ecco un articolo http://www.tibicon.net/2011/11/dai-capo-rilassati.html
Terrò in considerazione il tema alla prossima “infornata”.
Ciao!

Rispondi

Corto Maltese maggio 31, 2013 alle 21:48

Ho modificato il post cercando di seguire i tuoi consigli e inserendo solo alcune parti salienti e poi il link prima dei miei commenti.
Spero che così vada meglio.

Rispondi

Corto Maltese giugno 1, 2013 alle 10:46

Ciao Arduino, sicuramente ti contatterò, sia per commenti sugli argomenti del blog, sia per consigli sulla mia situazione lavorativa.
Per ciò che riguarda la citazione, io applicavo il criterio che si adotta nelle pubblicazioni scientifiche (che è una mia attività) e cioè che si può, e anzi è auspicabile, citare brani pubblicati da altri, anche integralmente, ma citando sempre in maniera completa la fonte. Probabilmente nei blog vigono prassi diverse e quindi mi scuso e hai fatto bene a dirmelo.

Rispondi

Claudio luglio 30, 2013 alle 11:24

Ciao Corto,

ho dato un’occhiata al tuo blog, alcuni post sono molto interessanti; però concordo con Arduino sulle “citazioni”.
Anche se tu hai rispettato la netiquette citando la tua fonte, il copia incolla non fa bene al tuo blog perché google -come un po’tutti i motori di ricerca- tende ad evitare i contenuti doppi, per questo privilegia i blog con contenuti originali e penalizza quelli con contenuti copiati, fino ad arrivare a non indicizzare le pagine che ritiene copiate (o anche tutto il blog, in casi estremi)!

Corto Maltese luglio 30, 2013 alle 22:22

Ciao Claudio e grazie per la visita: cercherò di far tesoro di questi suggerimenti, anche se in realtà le citazioni mi sono servite per fare dei discorsi generali.
Quali post in particolare ti sono sembrati più interessanti? In quali situazioni che descrivo ti sei ritrovato maggiormente?

Claudio luglio 30, 2013 alle 11:17

Ciao Arduino,

come mi hai consigliato mi sono letto (direi studiato) il tuo dodecalogo e purtroppo mi trovo d’accordo con te, troppo spesso in azienda viene dato per scontato che chi lavora “fino a tardi” lavora bene e chi fa il suo orario e basta è un lavativo…

Il mio caso è stato di essere ripreso dal capo per il mio scarso attaccamento al lavoro, dimostrato secondo lui dal fatto che non mi fermo spesso dopo l’orario di lavoro, così ho provato a fare questo:
-se lui è presente vado via dopo di lui (anche solo 5 minuti), se devo andare via al mio orario piuttosto prendo mezz’ora di permesso (lui è contento visto che ne avanzo una montagna)
-non giro mai senza dei fogli/una cartellina/il portatile in mano
-programmo la posta per partire dopo il mio orario di lavoro e salvo le mail che invio poi da casa col blackberry mentre mi leggo un libro
-invece di cercare di capire le difficoltà che l’azienda nel suo intero sta passando e rimboccarmi le maniche (luglio è il mese peggiore per noi) faccio notare quanto sia difficile fare tutto il lavoro che c’è da fare con così poche persone a disposizione
-la parte della formazione non mi serve perché da noi non se ne fa

…devo dire che (purtroppo) i risultati si vedono!

sono fiero di questo comportamento? decisamente no, ma devo pur sempre sopravvivere mentre cerco un nuovo lavoro 😉

Rispondi

AM luglio 30, 2013 alle 11:34

Claudio sei grande…
Tieni conto che questo atteggiamento che, per l’onestà intellettuale che mostri, può apparire solo utilitaristico, aiuta te e l’organizzazione a lavorare meglio.
A te, l’invito a prendere la cosa con umorismo.
A presto bere un bicchiere insieme.
Ciao!

Rispondi

Corto Maltese luglio 30, 2013 alle 22:19

Non sono d’accordo, Arduino: perché questo atteggiamento aiuterebbe Claudio e l’organizzazione a lavorare meglio? Sono d’accordo che a volte occorra adeguarsi, però tutto questo modo di fare avvelena solamente l’ambiente e impedisce di lavorare sereni.

AM agosto 5, 2013 alle 09:01

Ciao Corto,
scusa il ritardo.
Vedi, sia io sia Claudio siamo ben lontani dal condividere il dodecalogo: tuttavia, non dobbiamo dimenticare che sopravvivere all’interno delle organizzazioni spesso si deve, per diverse ragioni.
Se l’applicazione del dodecalogo funziona e il rapposto fra Claudio e il suo capo cresce sarà più probabile che arrivi il momento in cui alcuni messaggi di Claudio verso il capo “passino”: oggi mi pare che non ce ne sia lo spazio, visto che il capo è abituato a misurare le prestazioni sulla base del tempo e non su quella del risultato.
Allora che fare? Adottare un po’ di sano pragmatismo e adottare tattiche (non strategie, bada bene…) che ci permettano di lavorare meglio e magari con il tempo contribuire al cambiamento culturale oppure combattere una battaglia integralista?
Sarei curioso di sentire la risposta tua e di Claudio su questo.

Rispondi

Claudio agosto 19, 2013 alle 15:45

Eccomi qui di ritorno dalle ferie!

Per esperienza personale le battaglie moraliste in azienda non funzionano (salvo forse utopiche aziende in cui il dialogo a tutti i livelli è una realtà), semplicemente per il fatto che chi ha il potere di decidere difficilmente accetta l’idea che il suo punto di vista sia sbagliato.
Mi spiego meglio: se il mio capo mi ritiene un lavativo molto difficilmente accetterà la mia idea che il suo metro di giudizio è sbagliato.

Paradossalmente, se comincio a comportarmi nel modo che lui ritiene “corretto” -fino a fargli formare l’opinione di me come persona competente è impegnata- sarà più facile per lui accettare nuove idee e (spero) modificare il suo metro di giudizio

Rispondi

AM agosto 19, 2013 alle 22:57

@Claudio.
Comportamento che ti aiuterà a ottenere risultati, perché comincerai a parlare con il tuo capo seguendo criteri e comportamenti che lo potrebbero portare a guardare la realtà con occhi diversi, perché affronta la realtà da una prospettiva per lui accettabile: si chiama ristrutturazione del processo di comunicazione.
A presto leggerti e… GRAZIE!

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Gianpiero gennaio 17, 2016 alle 23:55

Devo rispondere ad ogni consiglio. E’ un un’invito troppo stimolante.

Arriva sempre al lavoro prima del tuo capo e vai a casa dopo di lui. Apprezzerà, ne sono certo, specie se non ti paga lo straordinario. – L’orario va rispettato, ma non c’entra nulla con il rendimento. I capi con dei numeri lo sanno.

Mai girare per gli uffici con un quotidiano in mano. Penserebbero che stai per dare corso a una lunga … riunione di gabinetto.
In mano tieni invece sempre uno o più fogli di carta (non importa di che tipo, tanto mica li devi mostrare a qualcuno…), penseranno che ti appresti a partecipare a riunioni di una qualche importanza. Se giri a mani vuote, invece, penseranno te ne stai andando stancamente alla macchinetta del caffè. – Il discorso del vagare senza meta in azienda è vecchio. Qual’è il tuo lavoro e quali le scadenze? Al capo serve solo che il lavoro sia fatto correttamente nei termini stabili. Il resto è irrilevante.

Mai camminare lentamente. Passo e movenze sostenute accrescono la percezione di persona impegnata: non sempre uno che si agita sta facendo qualcosa di produttivo, ma l’importante è comunicare “azione”. C’è una cosa chiamata stress che è piuttosto dannosa per chi lavora seriamente. Il ritmo di lavoro è la prima cosa da studiare accuratamente per non cadere in un baratro depressivo.

Se proprio devi riflettere fallo lontano da occhi indiscreti. Chi pensa non ha nient’altro da fare. – questa cosa è incomprensibile.

Non frequentare corsi di formazione. Non sei pagato per perdere tempo in attività improduttive. – Sbagliato. La formazione è la differenza che fa la differenza nel mondo del lavoro. Migliorare con ogni corso possibile dentro e fuori dall’azienda.

Se proprio alla formazione non sai rinunciare (e posso capire solo se in aula ci sono io …), allora cerca di arrivare con almeno 30 minuti di ritardo e lasciare l’aula un’ora prima degli altri. Impegni inderogabili incombono e, tuo malgrado, non puoi sottrarti. – Sempre il discorso dello stress. Ci vuole metodo anche per formarsi e rispetto per il formatore.

Avrai l’accortezza di fare lo stesso nelle riunioni alle quali partecipi, rendendo evidente a tutti il carico di lavoro, al limite dell’umano, che ogni giorno sei costretto a sopportare. – La riunione è il punto nevralgico prima della decisione. L’importanza del dialogo con i colleghi a vari livelli è essenziale.

Mai spegnere il telefonino o lo smartphone, specie se sei in riunione. Al massimo silenzialo. Capiranno finalmente che, senza di te, l’organizzazione rischia di collassare. – anche questo è incomprensibile come consiglio. Certo il cell non è molto bello quando suona nel mezzo di una riunione.

Lascia la scrivania incasinata, in modo che documenti importanti possano agevolmente rimanere sommersi da carta “sopraggiunta”: potrai così cercarli con affanno e rendere evidente la carta che sei costretto a gestire. – Assolutamente no. Ordine e sempre ordine. Il capo non è stupido.

Lamentati sommessamente, ma pubblicamente, del carico di lavoro. Fallo regolarmente, specie davanti alla macchinetta del caffè. L’aria contrita aiuterà a conferirti credibilità e a giustificare la meritata pausa. – Mai lamentarsi, sbagliato per la motivazione.

Infine, programma l’invio della posta elettronica una buona mezz’ora dopo che tutti hanno lasciato l’ufficio: ricevere una e-mail partita alle 20.30 fa sempre un certo effetto. – Questo è il consiglio più strano di tutti.

Gp

Rispondi

AM gennaio 21, 2016 alle 15:27

Ciao Gp,
grazie per il commento.
Le tu osservazioni sono condivisibile e pienamente compatibili con un post scritto in chiave ironica.
A presto leggerti,
Arduino

Rispondi

Pasquale marzo 22, 2017 alle 03:29

Caro Arduino, posso aggiungere una regola al tuo decalogo? Alle riunioni portati il lap top e continua a battere sulla tastiera. Smetti solo quando il capo ti guarda.
Vale un paio delle altre regole del decalogo. Se scendi a Roma chiamami. Pasquale.

Rispondi

AM marzo 24, 2017 alle 12:49

Caro Pasquale,
piacerissimo di leggerti.
Il tuo suggerimento di battere sulla tastiera, ha analigia con questo caso? http://www.tibicon.net/2015/07/ottimizzare-tempo-riunione-palmiro.html
Altri adottano anche pop corn, patatine fritte, ecc.
Non mancherò di farmi santire alla prima occasione.
A presto leggerti,
Arduino

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