A cosa pensa una persona con un contratto a tempo determinato?

di AM il 4 maggio, 2011

Sono convinto che i contratti a tempo determinato offrano un buon contributo all’occupazione di persone che debbono “farsi le ossa”.

Sono altrettanto convinto che i contratti a tempo determinato che si protraggono nel tempo e trovano giustificazione solo nel minor costo che l’organizzazione sostiene, finiscono per perdere un reale vantaggio per il datore di lavoro.

Volete sapere per quale ragione? Rispondete a questa domanda.

A che pensa una persona che ha maturato una certa esperienza e ha, con l’organizzazione, un contratto a tempo determinato?

Sono pronto a scommettere che dedichi una parte consistente del suo tempo e della sua concentrazione a cercarsi un lavoro a tempo indeterminato: come farebbe chiunque di noi.

Quella di contenere i costi e al contempo assicurarsi il contributo pieno di una persona può rivelarsi perciò una pia illusione: ciò che si guadagna in denaro si perde, molto spesso, in produttività.

{ 6 commenti… prosegui la lettura oppure aggiungine uno }

simona maggio 5, 2011 alle 21:41

Ciao…Certo …. la ricerca di altro, un lavoro migliore, in questo caso, ci distrae da quella che è la nostra realtà e quindi nell’attesa non compiamo al meglio il nostro presente….

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cla maggio 10, 2011 alle 07:28

Buongiorno;
Per fortuna il mio iter lavorativo non e’ mai stato temporaneo
quindi parlo un po per “sentito dire” .
Mi viene pero’ subito da pensare che la temporaneita’/intercambiabilità e’ una formula che si puo applicare solo a certe mansioni ..
e di questo sono fermamente convinta .
Dove occorra un minimo di coinvolgimento in cio’ che si fa, chiunque e’ portato a considerare se il risultato del suo lavoro sara’ imputabile solo a lui o anche ad altri …e si comportera’ di conseguenza.

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Gabriella maggio 10, 2011 alle 11:50

Non sono assolutamente d’accordo con questo post.
Andrò controcorrente: tutte le volte che mi è capitato di lavorare a tempo determinato l’ho fatto al meglio delle mie possibilità, cercando sempre di agire con impegno e serietà per l’azienda in cui operavo. Per due motivi: 1) pensavo fosse il mio dovere visto che l’azienda in questione mi retribuiva per farlo; 2) cercavo di dimostrare ai miei capi quanto sarebbe stato vantaggioso offrirmi un contratto a tempo indeterminato!

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Elena maggio 11, 2011 alle 07:44

Doòpo 5 mesi di disoccupazione ho trovato un lavoro. Al colloquio ho proposto io di avere un contratto a tempo determinato: perche’ reputo corretto mi si conosca, si veda come lavoro e mi sembra onesto anche valutare se questo lavoro mi piace. A fine luglio scadra’. Nel frattempo ad aprile invece di 168 ore ne ho fatte 200, lavoro come una pazza per guadagnermi lo stipendio e non ho il tempo per guardarmi intorno e cercare altro e nemmeno di uscire dopo cena, tanto sono stanca.. Ah: lavoro da 25 anni come commessa….E non siamo tutti uguali.

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woelfebuettel agosto 10, 2012 alle 18:42

rimango dell’idea di quanto già scritto via twitter: non esiste! se la persona è selezionata bene, pensa a lavorare. anche quanto scritto nella vignetta, non lo condivido: mica ti pago la metà, ti pago per intero! se invece questo è il ragionamento che fa il dipendente, la selezione, mio caro Mancini, è stata fatta male.
cosa non difficile nè a vedersi nè a credersi, visto quanti si improvvisano in questo mestiere.
e ribalto di nuovo la domanda: ma se do a un collaboratore l’opportunità di un lavoro, tra l’altro in quei sei mesi investirò pure su di lui perchè difficilmente arriverà già imparato.., io mi aspetto che si faccia in quattro non solo fino alla eventuale e auspicabile conferma del contratto, per dimostrare di essere all’altezza di quella posizione e per confermare la bontà della scelta di chi ha deciso di investire su di lui. vi chiedete mai quanti dubbi ha un imprenditore che assume?! Quanto gli costa un’assunzione sbagliata?!

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AM agosto 20, 2012 alle 11:13

@woelfebuettel. Grazie per l’appassionato commento. Mi pare che nel tuo intervento prevalga una visione delle cose “come vorresti che fossero” piuttosto che una visuale del “come possono essere”.

Del resto vi sono stati in precedenza commenti di persone di una visione professionale del lavoro, che hanno riflesso nei commenti soprattutto la loro visione personale.

Credo che il post meriti una coda: a settembre chiarirò meglio il mio pensiero in un articolo.

Grazie e a presto leggerti.

Arduino

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