Le 7 regole per scendere dal letto di Procuste

di AM il 2 luglio, 2012

 

Procuste

Sono venuto a conoscenza di Procuste dalla lettura di “Il letto di Procuste”, un libro nel quale N.N.Taleb ha raccolto le citazioni dei suoi due best seller (Giocati dal caso e Il cigno nero).

Chi è Procuste?

Procuste (chiamato anche Damaste o Polipèmone) è un personaggio che la mitologia greca riporta come residente sul Monte Coridallo, lungo la via sacra che unisce Eleusi e Atene, e che offriva ospitalità ai viandanti: a una cena generosa seguiva il riposo su un letto che egli desiderava perfettamente conforme alla struttura del viandante: e poiché non poteva cambiare le dimensioni del letto, egli cambiava quelle della vittima, che veniva stirata fino alla lunghezza desiderata o amputata se sporgeva dal letto.

In realtà il nome corretto del personaggio è Procruste (in seguito ridotto a Procuste) deriva dal greco Prokroustês, che significa “lo stiratore“.

Con l’espressione “letto di Procuste” o “letto di Damaste”, derivata da questo mito, si indica la tendenza a ridurre le persone a un solo modello, un solo modo di pensare e di agire, o più genericamente una situazione difficile e intollerabile, o anche una condizione di spirito tormentosa.

Ma esiste un diverso e più interessante accostamento fra i nostri comportamenti e il letto di Procuste, che possiamo individuare nel nostro modo di affrontare la conoscenza e l’ignoto, i due opposti che facciamo tanta fatica a gestire.

Come Procuste cerca di riempire il letto sottoponendo le sue vittime a trazione noi tendiamo a ridurre la conoscenza a modelli preconfezionati e standardizzati, e la vita e la visione del mondo in poche e nette idee, nelle quali non c’è posto per l’incertezza.

Oppure ci convinciamo che la conoscenza della quale siamo in possesso sia l’unica esistente o ad avere valore e trascuriamo ciò che non conosciamo, amputando quell’ignoto che ci spaventa e potrebbe farci sporgere dal letto.

Ho visto (e vedo…) molti impieghi del letto di Procuste, del quale sono stato a lungo un costante e inconsapevole utilizzatore (non che io ne sia ora completamente libero, non credere…).

Vediamone alcuni:

  • la ricerca e sviluppo di molte imprese è gestita senza assicurarsi preventivamente che le risorse non siano utilizzate per inventare qualcosa che esiste già;
  • molti leader di mercato, che hanno vissuto lunghi periodi di egemonia, tendono a ignorare le azioni di concorrenti che li minacciano sempre più da vicino, accelerando così il declino; nei casi peggiori si tende a rimuovere perfino la loro esistenza;
  • la convinzione che una buona idea possa essere venuta solo a noi porta e trascurare il fatto che altri possano aver avuto la stessa intuizione e tenere gli stessi nostri comportamenti, sottraendo forza alle nostre azioni;
  • stereotipi e pregiudizi sono comodi mezzi per ridurre la complessità del mondo entro modelli semplificati e “tascabili”, autorizzandoci a eliminare ogni sforzo per accrescere la nostra conoscenza: la loro applicazione quando parliamo ad esempio di nazioni, razze, sesso è pressoché sistematica.

Convincente?

Come si può, scendere dal letto di Procuste senza farsi del male?

Ecco alcune linee guida che faccio del mio meglio per seguire in modo sistematico:

  1. mai avere paura di cambiare idea. Una caratteristica che presentano le persone che raggiungono i loro obiettivi è quella di non mantenere una posizione quando si dimostra inadeguata, oppure è evidente che non porterà a buoni risultati;
  2. sottoporre gli eventi a un attento esame critico, separando sempre i fatti dalle opinioni;
  3. evitare l’uso sistematico dellinduzione come mezzo per formarsi un’opinione. Utilizzare poche informazioni e casi specifici e per definire leggi o regole di carattere generale può portare, e porta spesso, a errori grossolani;
  4. concentrarsi su ciò che è ignoto più che su ciò che conosciamo. Ciò che non conosciamo è in grado di influenzare il corso delle cose in modo profondo ed è per questo che merita la nostra attenzione;
  5. essere consapevoli della propria ignoranza. Sì, siamo profondamente ignoranti anche nelle materie delle quali ci riteniamo esperti: riconoscerlo ci aiuterà ad affrontare meglio il punto precedente;
  6. riconoscere il ruolo giocato dalla casualità. Ad esempio scambiare la fortuna per bravura e attribuire gli insuccessi alla sfortuna può avere effetti distruttivi;
  7. combattere pregiudizi e luoghi comuni: prima di tutto dentro di noi.

Se hai l’impressione che abbia dimenticato qualcosa sentiti libero di commentare e integrare l’elenco.

Non so se sono riuscito a comunicare quanto pericoloso sia il letto di Procuste, perché il mito ha un aspetto che probabilmente l’istinto di conservazione ci porta a ignorare: e cioè che vestiamo contemporaneamente sia i panni di Procuste sia quelli della vittima.

Ma scendere dal letto di Procuste si può e rappresenta solo una scelta individuale.

Oppure organizzativa.

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Trovi il post anche nel libro Palmiro e lo (s)management delle Risorse Umane – Tattiche di sopravvivenza aziendale.

 

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Luca De Santis luglio 9, 2012 alle 14:39

Sono d’accordo, il “nemico” è senz’altro dentro di noi, ma la cultura aziendale è fondamentale, perché gli stessi atteggiamenti in contesti diversi possono essere incoraggiati oppure venir giustamente censurati.
L’incoraggiamento non è ovviamente esplicito ma è dato dal modo standard di porsi degli altri. È sì vero che in periodi di crisi tali comportamenti vengono puniti dal mercato ma ovviamente ci sono settori (grandi imprese, pubbliche amministrazioni) che possono permettersi il protrarsi di cattive pratiche nel tempo.
Comunque, condivido la conclusione e proviamo intanto a cambiare noi stessi.
Al solito un “article worth reading”, come diciamo a Viterbo… 🙂

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Luciano settembre 26, 2012 alle 08:19

Agguingerei: 8. Non perseguire ideali perché l’ideale non esiste in quanto frutto di un ragionamento che non può conoscere tutto e quindi nemmeno la perfezione. E’ meglio invece procedere escludendo le cose sbagliate.

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AM settembre 28, 2012 alle 15:55

Pensiero condivisibile.
grazie e a presto leggerti!
Arduino

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Silvano agosto 26, 2013 alle 22:35

Con questi 7 punti invece di annaffiare il campo aziendale mi è sorto spontaneo travasarli nel campo affettivo.
… non mi quadra niente…
Ciao Arduino, è sempre un piacere leggerti.
Silvano

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Armando gennaio 9, 2014 alle 13:05

A me pare che torni anche nel campo affettivo. Purtroppo. 🙂 (via, da qualche anno no, forse sto imparando)

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AM agosto 26, 2013 alle 22:42

Ciao Silvano,
Grazie. Che cosa non ti quadra?
A presto leggerti,
Arduino

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gavino dicembre 23, 2014 alle 02:22

Cambierei il punto 5 con condanna la superbia altrui… lo trovato piu giusto!! Ed utile…. saluti

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Mirco aprile 24, 2015 alle 06:33

La parola chiave è UMILTA’.
Quando una cosa fallisce prima di chiedermi dove o chi ha sbagliato, mi chiedo DOVE HO SBAGLIATO? Forse può essere un limite, ma di certo mi aiuta a crescere
Gli insuccessi non sono frutto di sfortuna, ma solo di errori che non abbiamo valutato, e quindi – testa bassa – analizza – se serve fatti aiutare – risolvi e vedrai che l’insuccesso farà spazio al successo.

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AM aprile 28, 2015 alle 09:03

Ciao Mirco,
quella che tu chiami umiltà è in realtà coraggio.
Dall’umiltà faremmo bene, a mio avviso, a tenerci alla larga.
per queste ragioni http://www.tibicon.net/2012/09/umile-ti-preferisco-umile.html
Grazie del commento e a presto leggerti.
Arduino

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Cesare aprile 30, 2015 alle 07:08

Aggiungerei un punto (che è implicito nel testo, e nel quarto punto, ma lo espliciterei):
x. Ricordare che esistono altri attori (concorrenti, collaboratori, mercato) che contemporaneamente a te stanno facendo progetti o intraprendendo azioni che potrebbero cambiare i tuoi presupposti.

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AM aprile 30, 2015 alle 09:36

Grazie Cesare, ottimo spunto di riflessione.
A presto leggerti,
Arduino

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Stefano Preto settembre 12, 2016 alle 13:10

Per quanto riguarda la mia ignoranza… Non è difficile affermarla; casomai dovrei nasconderla un poco!

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AM settembre 13, 2016 alle 18:00

Su questo dovrai lavorare a lungo per convincermi, Stefano.
Grazie del commento e torna presto a trovarci: della tua “ignoranza abbiamo grande bisogno.
Arduino

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Marzia settembre 20, 2017 alle 16:57

È DIFFICILE DA APPLICARE DENTRO UNA COPPIA ….CI STO LAVORANDO MA MI SERVE AIUTO

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AM settembre 22, 2017 alle 09:04

Ciao Marzia,
vuoi raccontarci la tua storia?
A presto leggerti,
Arduino

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