Quando il pregiudizio diventa ottusità

di AM il 5 ottobre, 2012

6.6

Nel 1980 la musicista Abbie Conant era all’inizio della carriera e suonava il trombone presso il Teatro Regio di Torino.

In quel periodo decise di proporsi ad altre orchestre; 11 per la precisione, in tutta Europa, ma ricevette una sola risposta: dalla Filarmonica di Monaco di Baviera.

Caro signor Abbie Conant”, cominciava la lettera.

Nell’audizione i candidati suonavano dietro il paravento, invisibili alla giuria. Era un fatto raro allora in Europa, ma un candidato era figlio di un membro di un’orchestra della città e, per evitare favoritismi, la filarmonica aveva deciso, nella prima tornata di audizioni, di celare l’identità dei musicisti.

La Conant suonò “Il concertino per trombone e orchestra” di Ferdinando David, un pezzo usuale per le addizioni in Germania, e sbagliò una nota.

“È finita” si disse, e andò a fare le valigie.

Ma la giuria era rimasta conquistata. Gli esperti di musica classica sostengono di poter dire se un musicista è bravo in pochi istanti, a volte addirittura dalla prima nota, e con la Conant non c’erano stati dubbi. La Conant aveva suonato per 16ª  dei 33 candidati e gli altri 17 in attesa furono rimandati a casa.

Ma quando la giuria si rese conto che Frau Conant non era l’Herr Conant che tutti si aspettavano la sala cadde nell’imbarazzo. L’audizione prevedeva altre due prove e l’artista le superò brillantemente.

Un anno dopo, nel 1981, la Conant fu retrocessa a secondo trombone senza una spiegazione. L’artista impiegò un anno per dimostrare di nuovo le sue capacità ma, secondo il direttore, “come trombone solista ci vuole un uomo.”

La musicista non ebbe altra scelta che adire le vie legali e l’orchestra sostenne, nella propria difesa, che “il ricorrente non possiede la necessaria forza fisica per dirigere la sezione tromboni“.

La Conant fu oggetto di approfonditi esami pneumologici, dai quali risultò essere molto al di sopra della media. Fu così organizzata un’audizione di fronte un esperto di trombone, che la Conant superò a gonfie vele.

L’orchestra allora affermò che la donna era una persona inaffidabile e poco professionale: ma la dichiarazione era palesemente strumentale.

Solo dopo otto anni la Conant ottenne di nuovo il suo posto di primo trombone. A quel punto però iniziarono nuove battaglie destinate a durare ancora cinque anni: l’orchestra, infatti, si rifiutò di pagare la donna come i suoi colleghi maschi. L’artista fece causa e vinse di nuovo.

Ebbe la meglio contro ogni imputazione ed ebbe la meglio perché poteva far valere un argomento che la filarmonica di Monaco non poteva confutare: il direttore d’orchestra, che adesso contestava la sua bravura, l’aveva ascoltata suonare il concertino per trombone in condizioni di assoluta obiettività e allora, con la mente sgombra da pregiudizi, aveva esclamato: “è questo che vogliamo!”.

Cosa possiamo imparare da questa lezione?

Che vi sono persone, come Sergiu Celibidache (il direttore d’orchestra che ha trascinato la Filarmonica di Monaco in questa vicenda), che riescono a negare l’errore anche quando evidente.

Che vi sono organizzazioni, come al tempo il management della Filarmonica di Monaco, capaci di rimanere paralizzate di fronte all’assurdo protrarsi di una situazione ridicola, e incapaci di riconoscere la nudità del re.

Tu cosa ne pensi?

 

L’episodio è liberamente tratto dal libro In un batter di ciglia.

Trovi il post anche nel libro Palmiro e lo (s)management delle Risorse Umane – Tattiche di sopravvivenza aziendale.

{ 5 commenti… prosegui la lettura oppure aggiungine uno }

Claudia ottobre 8, 2012 alle 20:54

Una donna non puo’ avere solo le caratteristiche di un uomo se ambisce ad una carica a lui solitamente destinata ..deve per forza averne di piu , e dovra sostenere sempre esami continui per ricoprire quella carica.
Non le verranno mai perdonati errori che sono invece quasi abitudinari per un uomo..
Ma e’ bello cosi , la differenza va SEMPRE sottolineata.
..sono particolarmente acida stasera …

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AM ottobre 9, 2012 alle 17:55

…ma no…

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Stefano Marchetto agosto 11, 2015 alle 07:24

Io penso che l’arte della musica, in questo caso, andrebbe ascoltata con gli occhi chiusi.

Stefano

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Cesare agosto 12, 2015 alle 12:52
AM agosto 24, 2015 alle 08:43

Grazie Cesare,
ottimo spunto per prossimi post!
A presto leggerti,
Arduino

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