Conosci il trucco del colpevole?

di AM il 27 giugno, 2014

il trucco del colpevole 480

L’Italia del pallone è uscita subito dai Campionati del Mondo di Calcio: fuori al primo turno, quando si nutrivano ambizioni di vittoria.

Speranze, appunto.

Ma l’accaduto mi offre l’opportunità di discutere brevemente dell’applicazione di un vecchio trucco, spesso impiegato nelle organizzazioni per proteggersi dal rischio di fallimento: il trucco del colpevole.

Vediamolo insieme.

Ho visto il primo tempo di Italia-Inghilterra, perché nel secondo tempo mi sono addormentato.

Colpa della bergere? Non lo so, ma i primi 45 minuti sono stati sufficienti a farmi capire che i calciatori erano privi di energia e che solo il caso avrebbe potuto aiutare la squadra a superare il turno.

Lo spettacolo al quale ho assistito è stato sufficiente a farmi decidere di non vedere altre partite, mentre ha convinto molti media a confermare le ardite ambizioni iniziali: punti di vista…

Nella partita con la Costarica, cominciata con un attaccante e finita con 4, si è capito che oltre alle energie a mancare erano anche le idee e che la strategia del commissario tecnico Cesare Prandelli era una sola: non prendere gol e lanciare la palla in avanti nella speranza che Mario Balotelli la buttasse dentro.

E quando la speranza si trasforma in strategia difficilmente si va lontano.

L’eliminazione è arrivata puntuale a opera dell’Uruguay, con un corollario di episodi ideale per creare attenuanti: la discutibile espulsione di Marchisio, il morso di Suarez a Chiellini, le intemperanze di Balotelli.

Qui i nostri eroi danno prova della padronanza del trucco del colpevole:

  • Prandelli si dimette perché il progetto (progetto?) tecnico è fallito, un progetto che aveva in Balotelli il suo perno. E se il progetto è fallito, indovina di chi è la colpa?
  • Buffon e De Rossi non trovano niente di meglio che attaccare i compagni più giovani davanti alla prima telecamera che passa di là.

Già, Balotelli.

Ne abbiamo sentite tante circa quanto sarebbe accaduto in campo e nello spogliatoio: era nervoso, avrebbe mandato Prandelli a quel paese, litigato con i compagni prima di essere sostituito. Insomma, Mario sembra essere l’unico responsabile di un fallimento che, a mio avviso, parte proprio da chi è stato tanto lesto ad accusarlo.

Il ragazzo ha 23 anni e ne sono note sia le caratteristiche tecniche sia le intemperanze: può una nazionale di calcio fondare tutte le sue possibilità su un calciatore che non è un fenomeno e che, come persona, deve ancora maturare?

Buonsenso dice di no.

E se questo è accaduto significa che il ruolo principale di Mario Balotelli in Brasile era quello del parafulmine, quello della persona sulla quale far convergere le critiche in caso di fallimento, permettendo a chi aveva responsabilità più corpose di uscirne immacolato.

Insomma, Prandelli ha dimostrato di saper gestire con padronanza il trucco del colpevole: probabilmente meglio di quello di coach.

Non credi?

{ 4 commenti… prosegui la lettura oppure aggiungine uno }

Stefano luglio 1, 2014 alle 07:03

Non esageriamo… Mi pare che Prandelli sia una persona intellettualmente corretta lo dimostrano le sue dimissioni. Non avendo grandi alternative vista l’aridità di nuove leve di campioni nostrani, ha fatto semplicemente una scommessa. Le alternative a Balotelli non erano sufficientemente rodate a livello internazionale, Balotelli di esperienza ne ha.
Il trucco del colpevole, se qualcuno lo ha attuato, è stato messo in atto solo dai veterani, con la bocca ancora dolce di Berlino 2006 che faticano a digerire di essere parte attiva della disfatta.

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Ilaria luglio 1, 2014 alle 09:14

Se Prandelli è così pianificatore non lo so, e che Balotelli abbia un carattere non facile mi sembra vero. Però, mi sembra anche vero che questo ragazzo lo mandano su e giù a loro piacimento, prima lo fanno salire alle stelle e poi lo buttano nelle stalle. Sapendo come è il suo carattere, non possono chiedere ciò che non può dare, è ovvio l’insuccesso ma, questo lo hai già scritto tu.

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AM luglio 5, 2014 alle 17:06

@Stefano.
Non giudico le persone, esprimo la mia opinione sui comportamenti.
Prandelli ha dato le dimissioni senza fare un’analisi dell’accaduto; perché senza un’analisi dell’accaduto non si possono individuare soluzioni.
Tutto quello che il Cittì ha fatto è stato dire che il progetto era focalizzato su Balotelli e che lui, con il suo lavoro di 4 anni, aveva fin qui mascherato la crisi profonda del calcio italiano. Ma le cattive condizioni del calcio italiano non gli avevano impedito di firmare per altri due anni e di girare un numero imprecisato di spot capitalizzando sul proprio ruolo.
Non so se Prandelli sia una persona corretta, perché probabilmente impiegheremmo molto a intenderci sul termine.
Buon cominicatore certo, attentissimo alla sua immagine, se mettere le parole in fila, ottimo uomo d’affari: come saprai si è già accasato in Tuschia con un contratto principesco.
Segno che neanche dalle parti del Bosforo sono abituati a cercare le ragioni dei fallimento.
Quanto ai veterani mi taccio.
Grazie a te e a Ilaria per il commento.
A presto leggervi,
Arduino

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Stefano luglio 30, 2014 alle 17:32

Io non mi fermerei al prolungamento del contratto e all’immediato arruolamento in Turchia.

Prandelli ha fatto quello che in genere non si fa in Italia: rinunciare alla poltrona a fronte di un fallimento. Altrimenti avrebbe potuto fare come il Trap nel 2002, quando la penosa eliminazione per mano della Corea del famigerato Moreno aveva mascherato il fallimento di una squadra con fior di campioni che non aveva saputo chiudere le partite contro la Croazia e la stessa Corea.

Prandelli ha fatto esattamente come fece Donadoni nel 2008 dopo un’eliminazione molto piu’ onorevole ai rigori coi futuri bicampioni d’Europa e campioni del mondo della Spagna, anche se Donadoni fu “invitato” a togliere il disturbo dalla chiamata a furor di popolo di Lippi. E sappiamo com’e’ andata anche nel 2010.

Sarebbero bastati i quarti con l’Olanda per salvarlo e ripartire verso gli europei 2016 cercando di far tesoro degli errori e di rodare i vari Immobile, Insigne, Verratti e compagnia. Ma a fronte di un fallimento del genere capisco l’uomo che lascia. Fare il bis tra due anni non sarebbe stato per lui un’opzione.

A volte non e’ necessario riflettere sugli errori quando sai che la vita ti offre comunque delle exit strategy…

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