Lavorare per gli incentivi o per lo stipendio?

di AM il 22 febbraio, 2015

stipendio o incentivi

Ti sei mai imbattuto in situazioni simili? Come si generano?

Facciamo qualche considerazione in merito.

Sono molte le aziende che adottano forme di incentivazione per favorire un maggiore impegno dei dipendenti.

A cosa servono? Semplicemente a contribuire a orientare l’azione del personale dipendente verso gli obiettivi definiti dall’organizzazione.

Le forme sono diverse: andiamo da incentivi che sono parte integrante della retribuzione (è molto spesso il caso di venditori, personale cosiddetto “direttivo” o comunque ritenuto fondamentale dall’azienda) al più generico “premio di fine anno”, riservato a larghe fasce della popolazione aziendale e che può essere o meno previsto negli accordi sindacali. Non è raro il caso, specie nella piccola impresa, che il premio di fine anno sia elargito unilateralmente dall’imprenditore.

La crisi economica che ci stiamo faticosamente lasciando alle spalle ha portato molte imprese a contenere il costo del lavoro ridimensionando l’ammontare degli incentivi erogati, anche attraverso la loro rinegoziazione oppure, ove possibile, addirittura a eliminarli con decisione unilaterale.

Ecco che molti capi si sono trovati a fronteggiare situazioni come quella descritta nella vignetta, nella quale puoi vedere che Palmiro arriva a pensare che è il premio di fine anno la leva che lo spinge a lavorare con qualità e attenzione, non certo la parte fissa della retribuzione.

Una situazione che, a mio avviso, potrebbe rivelarsi per lui molto pericolosa.

Per quale ragione secondo te?

{ 5 commenti… prosegui la lettura oppure aggiungine uno }

Cesare febbraio 23, 2015 alle 10:21

E’ certamente il rischio degli incentivi, soprattutto se vengono tolti o ridotti; ma per come la penso io, se uno non fa del suo meglio anche solo per lo stipendio, va comunque preso a calci nel sedere; purchè – ed è un caveat importante – qesti vengano dati con equità a tutti, preferibilmente sulla base di dati concordati e verificabili.
Infatti, se il calo o la mancanza degli incentivi a mio giudizio non giustificano i “remi in barca”, confesso che capisco di più un calo di motivazione e rendimento chi lo fa se vede che ad altri è applicato un metro diverso, che ci sono figli e figliastri, o che i suoi capi non applicano a sé le stesse misure di contenimento costi che chiedono ai sottoposti: Insomma, se è guerra, è bene che sia guerra per tutti, perché soprattutto in tempi duri la correttezza è fondamentale.

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Andrea febbraio 24, 2015 alle 14:18

Ovviamente il lavoro deve essere sempre fatto al meglio, se non altro per non mettere a repentaglio la propria immagine professionale. E’ noto però che premi e incentivi vengono usati per attirare nuovi dipendenti senza concedere uno stipendio congruo. Il problema è che spesso non sono chiari (volutamente) i meccanismi:
– in quali situazioni potrebbero non esserci
– come vengono calcolati
ecc.

Se si tratta solo di una elargizione liberale di fine anno, allora io li considero come non esistenti nella quantificazione dello stipendio desiderato.

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Claudina febbraio 25, 2015 alle 11:17

La situazione è effettivamente pericolosa per Palmiro, ma in alcuni casi anche per l’azienda. Partendo dal presupposto che nessuno è indispensabile, se Palmiro lavora in un’azienda privata potrebbe essere licenziato. Il datore di lavoro potrebbe trovare necessario, a prescindere l’incentivo, pagare uno stipendio ad altra persona che a parità di costo gli offre una prestazione migliore.
Se invece Palmiro lavora in un’azienda pubblica penso che il rischio è diviso equamente tra azienda e Palmiro. L’azienda rischia di perdere un valido collaboratore e rischia di rovinare i buoni rapporti tra il personale con ovvie conseguenze sui servizi offerti. A prescindere la modalità di attribuzione, penso che gli incentivi non saranno mai adeguati e giusti a prescindere che vengano dati “a pioggia” su tutti o no, ci sarà sempre qualcuno scontento.
Tornando invece a Palmiro, se lavora in azienda pubblica rischia di essere “dimenticato” dal datore di lavoro: c’è chi potrebbe cercare questa situazione e accontentarsi del solo stipendio, ma per chi ha voglia di fare, di sentirsi utile e grattificato è l’anticamera di un brutto vivere se la pensione è lontana .

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Enrico febbraio 25, 2015 alle 14:50

Lavoro?

Stipendio?

Mi spiegate quale vocabolario state usando?

En.

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AM marzo 8, 2015 alle 15:47

Interessanti i commenti, che sembrano tendere alla considerazione che la gestione del ruolo deve essere comunque ispirata a qualità e a responsabilità, indipendentemente dalla parte variabile.
Enrico, vuoi chiarire il tuo commento?
Grazie a tutti e a presto leggervi,
Arduino

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