Dieci cose da NON fare dopo un insuccesso

di AM il 26 aprile, 2015

ha capito tutto

Molti mi chiedono come reagire a un insuccesso, quando cioé la sberla incassata è stata sonora e li ha lasciati lì, in stato confusionale.

Beh, davvero difficile rispondere, perché le situazioni possono essere molto diverse.

Trovo più comodo, e utile, suggerire alcuni comportamenti da evitare, quelli che potrebbero impedirti di rialzarti e affrontare il futuro con fiducia.

Eccoli:

  1. Non riflettere sui tuoi errori “a caldo”: quando sei giù di corda tutto sembra più difficile.
  2. Non piangere sulla prima spalla che incontri: potrebbe non essere quella giusta e il tuo interlocutore non essere in grado di offrirti un feedback adeguato alla situazione.
  3. Non pensare a te stesso come a uno stupido o, peggio, a un incapace: anche le persone di valore commettono errori.
  4. Non raccontare le tue disgrazie a chiunque incroci per strada (o sui social network, se preferisci): sono meno interessati alle tue vicende di quanto tu possa pensare e il loro conforto potrebbe rivelarsi una fragile stampella.
  5. Non cercare alibi: attribuire la responsabilità del tuo insuccesso agli altri o al caso non ti aiuterà a comprendere gli errori e a valorizzarli.
  6. Non dimenticare di riflettere su quanto di buono hai fatto: perché neanche impegnandoti al massimo puoi aver sbagliato tutto.
  7. Non attardarti ad ascoltare a lungo quanti vorranno consolarti: l’empatia generata dalla sofferenza può indurre quella strana sensazione di piacere che renderà la tua reazione più complicata.
  8. Non farti frenare dal pensiero che quanto è accaduto possa verificarsi di nuovo: meglio cadere nuovamente che smettere di provarci.
  9. Non dimenticare che ci sono persone che hanno bisogno di te: non sempre sono al tuo fianco e possono essere più numerose di quanto tu non creda.
  10. Non smettere di cercare di rialzarti: se rimani a terra difficilmente potrai riprendere a camminare.

E tu vuoi riprendere a camminare, vero?

Cosa ne pensi? Hai dei dubbi sul fatto che tu possa ripartire?

Allora guarda questo video!

Adesso, datti da fare!

{ 3 commenti… prosegui la lettura oppure aggiungine uno }

Francesca aprile 28, 2015 alle 07:50

Bravo Arduino!
Girano molti corsi sull’autostima che a me non piacciono: anzi considero “americanate”, dal momento che si basano solo su incitamenti e su piccole gag che dovrebbero rinforzare (in chiave assolutamente vetero-comportamentista) l’io del partecipante. Vanno bene per altre culture. Ricordo che tanti anni fa, lavorando per una multinazionale nel settore automotive, dovevamo formare i concessionari agli standard di qualità. Bene: tutti i concessionari italiani protestarono e si misero a ridere quando fu presentata la procedura “consegna auto”, che recitava: “tutti i dipendenti escono dalla postazione, intorno al cliente applaudono intonano canti e consegnano fiori…” Ovviamente negli USA può funzionare ma a Viterbo… molto poco. Cosa voglio dire: che lavorare su motivazione e autostima non può non tenere conto della cultura locale: non è Global ma Glocal! E questo post di Arduino è decisamente molto vicino alla mentalità del nostro paese. Peraltro credo che su questo tema: gestire gli insuccessi (ma anche gestire e far fruttare i successi…) si dovrebbe lavorare molto ma molto di più. Un saluto a tutti.

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AM aprile 28, 2015 alle 09:06

Grazie del commento Francesca.
Aggiungo che a certe americanate anche molti americano fanno finta di crederci: così i capi sono contenti e si tira a campare.
Teniamo famiglia, no?
Grazie e apresto leggerti,
Arduino

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Cesare aprile 30, 2015 alle 07:02

Grazie Arduino
per varii motivi (che non sto a raccontare, per non violare i suggerimenti 2 e 4) il tuo post è arrivato al momento giusto, e come diceva Francesca è molto più vicino alla realtà che viviamo tutti noi della quasi totalità dei suggerimenti motivazionali “all’americana”.
Con stima,

Cesare

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