Perché proverò a comprare di nuovo la pasta Barilla

di AM il 24 settembre, 2015

Da tempo abbiamo rinunciato ad acquistare la pasta Barilla.

Perché?

Non per lo spot di Mina, che trovavo freddo e impersonale, e nemmeno per le esternazioni di Guido Barilla sulle coppie omosessuali (successivamente spintaneamente ritrattate).

La ragione sta tutta nella qualità della pasta, che non teneva degnamente la cottura.

Mi spiego meglio.

Una pasta che tiene degnamente la cottura è uniformemente cotta o uniformemente al dente, senza apprezzabili differenze fra l’esterno e l’interno; ebbene, negli ultimi sfortunati acquisti la pasta si spezzava e, cotta all’esterno, rimaneva semi-cruda all’interno.

Immangiabile.

Ora, ecco il nuovo spot con Pierfrancesco Favino, tutto concentrato sulla qualità degli spaghetti.

Guarda lo spot, poi lo analizzeremo insieme avvalendoci del testo che ho trascritto di seguito.

Marcello… sono i nuovi n.° 5?
Vedrai che spaghettata…
E la cottura la tengono bene…
Di più…
Allora Luisa, com’è?…
La migliore Barilla di sempre.
Ed è solo l’inizio.
Nuovi spaghetti n° 5 Barilla.
In viaggio verso di voi.

Bravo Favino, vero?

In uno spot dalle splendide immagini, che dà al prodotto la centralità che merita, la qualità della pasta è messa in discussione da Luisa quando cerca di essere rassicurata: “E la cottura la tengono bene…”.

Due i punti che mi fanno pensare che in Barilla abbiano pensato di rilanciare la pasta tramite un netto miglioramento della qualità.

Il primo è il “Di più…” di Favino, espressione colloquiale piuttosto diffusa che può essere interpretata come “più buona di prima” o come “migliore della concorrenza”.

Il secondo è “La migliore Barilla di sempre”, che vuole segnare una netta linea di demarcazione con il passato.

Possiamo credere alla promessa?

Io mezzo chilo di spaghetti (uno solo pacco…) lo compro: poi ti saprò dire.

Certo che se la pasta è ancora la stessa…

{ 30 commenti… prosegui la lettura oppure aggiungine uno }

AM settembre 28, 2015 alle 14:59

meglio un risutin…cucinare la pasta può sembrare semplice…ma a quanto pare non lo è…

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Atmatica settembre 29, 2015 alle 14:08

Ciao caro, ho un amico che lavora alla Barilla e ti confermo che hanno cercato esattamente questo: migliorare rispetto a prima e cercare di superare la concorrenza.
Il fatto è che ci hanno messo davvero tanto.. anche io proverò i nuovi number five, ma forse più per il sorriso di Favino 😉

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R.Stevanato settembre 29, 2015 alle 17:33

Io non compro i prodotti Barilla perché l’azienda mette nei prodotti del suo Mulino Bianco l’economico e famigerato OLIO DI PALMA. con danni alla salute degli Italiani e danni alle foreste tropicali da cui proviene.

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Cesare settembre 29, 2015 alle 21:56

Posto che nella pasta l’olio di palma non c’è, è meglio sgombrare il campo dalle dicerie che girano su Internet e documentarsi. L’olio di palma fa male perché grasso saturo, ma non è peggio degli altri che sostituisce: anzi è meglio di altri che sono idrogenati e fanno più male.
Vero invece che bisogna fare attenzione a dove e come viene coltivato; ma se coltivato responsabilmente – e esistono coltivazioni controllate è meno pericoloso per la deforestazione perché a parità di terreno coltivato rende molto più degli altri (è per questo che è più economico).
Insomma, non creiamo allarmismi: meglio evitare cibi con troppi grassi saturi, ma non demonizziamo l’olio di palma in quanto tale… semmai facciamo pressione perché le aziende lo procurino da coltivazioni sostenibili.
Fonti:
http://www.butac.it/un-po-di-chiarezza-sullolio-di-palma/
http://www.wired.it/scienza/medicina/2015/05/08/tutta-verita-olio-di-palma/
http://alimentazione-naturale.blogspot.it/2012/09/olio-di-palma-meno-rischioso-del-burro.html

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AM ottobre 1, 2015 alle 07:17

Grazie ad Atamatica per l’informazione: facci sapere come hai trovato i n°5.
Grazie anche a Cesare per le informazioni, come sempre documentate.
A R.Stevanato domando:
– hai prove che l’olio di palma eventualmente impiegato nella pasta Barilla venga da foreste non sostenibili?
Grazie dei commenti e a presto leggervi.
Arduino

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Cesare ottobre 1, 2015 alle 08:18

Unio degli articoli che ho menzionato suggerisce che la campagna (tutto sommato recente) contro l’olio di palma sarebbe sovvenzionata da produttori di altri prodotti concorrenti che hanno visto calare le loro quote di mercato. Non sono un esperto, ma mi sembra credibile. Infatti anche anche gli articoli che ne citano le controindicazioni, se analizzati con obiettività, non fanno altro che dire che TUTTI i grassi dello stesso tipo fanno male, per poi – non sequitur – dire che l’olio di pama è dannoso.
Ecco un esempio:
http://www.huffingtonpost.it/2015/04/28/dieci-cose-da-sapere-sullolio-di-palma_n_7158812.html
Dei “dieci motivI” citati, tre fanno riferimento al tipo di coltivazione (e su questo siamo d’accordo, deve essere sostenibile: ma coltivazioni sostenibili esistono) e gli altri sette si applicano a TUTTI i grassi, compresi quelli alternativi, che andrebbero assunti con moderazione (e anche su questo siamo d’accordo).
Ma il titolo parla solo dell’olio di palma. Cui prodest?

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Cesare ottobre 1, 2015 alle 08:21

L’unico articolo (e con questo concludo) veramente scientifico che ho trovato è questa review, che confermerebbe che a) l’olio di palma non è peggio di altri b) se assunti con moderazione i grassi vegetali non fanno poi così male c) non c’è evidenza che sia cancerogeno.
http://www.tandfonline.com/doi/abs/10.3109/09637486.2013.768213

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Sara ottobre 1, 2015 alle 13:51

Ben prima di leggere questo post ho fatto una piccola ricerca al supermercato: in TUTTI i biscotti presenti c’era olio di palma, non solo in quelli del Mulino Bianco. Se si boicotta Barilla solo perché nei biscotti del MB mette olio di palma, bisognerebbe purtroppo boicottare anche tutte le altre marche. Posto che è sicuramente meglio farseli in casa, non credo che un consumo (per carità, sempre moderato) di biscotti abbia mai ucciso nessuno.

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David ottobre 2, 2015 alle 13:26

Un commento intelligente su cui non posso che concordare in toto… fortunato il marito della accorta consumatrice.

La battaglia contro l’olio di palma sa tanto di campagna montata ad arte, per questioni commerciali e/o da qualche soggetto in cerca di visibilità.

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Cesare ottobre 1, 2015 alle 14:22

Per esserci ci sono, ma usano altri grassi che non sono necessariamente più salutari (burro, olio di girasole o di mais):
http://www.ilfattoalimentare.it/olio-di-palma-biscotti-tab.html

Per me è davvero una guerra tra produtttori di materie prime che giocano la carta della “salute” spolo per portare acqua al proprio mulino…

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Sara ottobre 1, 2015 alle 14:26

Concordo! E il riferimento al “mulino” finale mi pare davvero appropriato…. 🙂

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AM ottobre 1, 2015 alle 14:33

Orgoglioso di averti qui @Cesare e @Sara, un chiaro esempio di pensiero critico.
A presto leggervi,
Arduino

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Cesare ottobre 1, 2015 alle 17:14

Una cosa ho imparato: che TUTTO quello che si legge su Internet, ma soprattutto quello che d’acchito crea sdegno, o allarme, va verificato. SEMPRE.
Perché ogni mezzo che può essere unsato per informare, può essere usato anche per DISinformare. E la Rete eccelle in ambedue le cose.
Diffidate, gente, diffidate.

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Tiziana ottobre 7, 2015 alle 08:59

Avrei una domanda per Cesare che mi sembra essere molto preparato (il mio non è sarcasmo)….dato che stò abbastanza attenta a quello che ingurgito, da un po’ di anni leggo le etichette e compro quasi esclusivamente cibi con certe caratteristiche ad esempio cerco i biscotti con olio di oliva o al massimo olio di girasole bio spremuto a freddo…la domanda x Cesare è, come si verificano “certe” informazioni se ogni multinazionale fa circolare solo le proprie?….dovremmo essere tutti dietologi, nutrizionisti, farmacisti, laureati isef, biologi, ecc…ha ragione Sara un consumo moderato di “schifezze” non ammazza nessuno e allora ben vengano i biscotti del Macrobiotico con un bel cucchiaino di crema alle nocciole (non cito la marca ma non è Nutella piena zeppa di olio di palma e con solo il 10% di nocciole)…….poi un bel caffè e buona giornata a tutti!!

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Cesare ottobre 7, 2015 alle 14:13

Abbiamo la fortuna di vivere in un’epoca in cui le informazioni sono disponibili… basta cercare un po’, dandpo la priorità a chi indica dati e fonti, e diffidando di entustasti e apocalittici (di rado le cose sono tutte bianche o tutte nere). Evidentemente, se uno studio sui telefonini è commissionato dalla Nokia, qualche dubbio è legittimo.
Spirito critico e mente aperta, quindi.
Poi, è chiaro, alla fine bisogna decidere cosa sembra più attendibile, e si può sbagliare.

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AM ottobre 8, 2015 alle 07:54

Aggiungo, a sostegno della tesi di Cesare, che la verifica della fonte è fondamentale.
E molto può essere fatto in rete.
Come questo post conferma.
A presto leggervi,
Arduino

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AM ottobre 10, 2015 alle 14:40

Cari amici,
ho provato gli spaghetti n 5. Un deciso passo avanti.
Li ho cucinatoi con il pesce spada, in bianco e qualche pomosorino, prezzemolo fresco e un buon bicchiere di bianco.
Buonissimi e in questo periodo costano meno degli altri.
Ciao!

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Giuseppe febbraio 21, 2016 alle 15:54

È noto che sia il glutine, almeno in parte preponderante, a conferire alla pasta, secca in questo caso ed in assenza di uova, quella piacevole sensazione di resistenza alla masticazione che, secondo la nostra cultura gastronomica viene definita “al dente”. Sarebbe veramente interessante conoscere le motivazioni che chiariscano come mai Barilla, grande industria agroalimentare, un vanto italiano nel mondo, sia in grado solo ora, dopo molti decenni di gloriosa attività, di presentare un prodotto, definibile di massa, date le elevate quantità offerte, che possa sfoggiare il pregio “di più!….” Solo per operare una semplice analisi sui fatti bisogna osservare che il “di più” si ottiene, si sa, confezionando la pasta con semole di primissima qualità, che non sono certo prodotto di massa. E allora, come si fa a fare il “di più”?…. per tutti?….Le domande che, qui, potremmo porci sarebbero innumerevoli. È grazie alla ricerca scientifica ed alla tecnologia che abbiamo questo “di più…..”? È per altra motivazione? O è perché la nostra Agricoltura (meschinella e mal pagata) è in grado, solo ora, di produrre pregiatissimi grani duri???? Per quanto mi riguarda ad ogni Penna o Sedano Barilla che porto alla bocca le mie facoltà sensoriali mi fanno porre una domanda…..che ancora non ha risposta.

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AM febbraio 24, 2016 alle 15:15

Ciao Giuseppe,
interessantissimo commento: non conoscevo la situazione fino a questo dettaglio.
Visto che hai l’aria di uno che ne sa, se scartiamo l’ipotesi di impiego di grano di altissima qualità, quali potrebbero essere le ragioni per l’incremento di qualità, a tuo parere?
Grazie e a presto leggerti.
Arduino

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Giuseppe febbraio 24, 2016 alle 18:47

Rieccomi. Continuiamo la nostra conversazione, che certamente ci farà bene. Ora si tratterà, per Barilla, di dover, infallibilmente, mantenere, con costanza nel tempo, la promessa “di più”. Io credo, a questo punto, che non le sarà così difficile. Sciocco sarebbe quel responsabile del mercato che si azzardasse a promettere “di più” se non avesse la certezza assoluta di poter mantenere la promessa! E, per mantenerla, non si dovranno assolutamente interporre problemi, ostacoli o incertezze di alcun tipo. A quel punto, anzi, deve essere, come dire, facile, mantenerla. Per Barilla vale “più” di una promessa stipulata davanti al notaio! Questa mia disquisizione esprime semplicemente lo scopo di aprire o, meglio, socchiudere il varco verso cenni di natura scientifica, sfiorandoli appena.
Il nostro apparato sensoriale che presiede alla degustazione è una impareggiabile, meravigliosa macchina. Se, in aggiunta, lavora in spirito critico e costruttivo, diventa una macinasassi di concetti almeno, nel nostro caso, che possono aiutare, senza alcuna ulteriore pretesa, a dissipare nebbie nel sapere.
Ora esibiamoci in una prova pratica. Portiamo a bollore sufficiente acqua convenientemente salata e vi cuociamo una manciata di Sedani del mercato più popolare. Sono pasta di modesta qualità. Ne siamo certi. Una volta “al dente” li scoliamo e, appena sarà possibile ne degustiamo alcuni, uno alla volta. Siamo nella condizione di aver “fame”, di averne desiderio, condizione indispensabile. La giusta salatura dell’ acqua, inoltre, stimola la salivazione, stato preparatorio essenziale per condurre il nostro esame secondo le esigenze fisiologiche. I denti smontano e schiacciano il sedano. Attenzione! Quanto cede? Sembra voler resistere ma, quasi d’ un tratto, si spezza e…si spezza. Va in poltiglia. Gli organi sensoriali non esultano, anche per qualche residuo di sentori di semola…. un po’ così così…. Eh…. No! Così non va…. Voglio il Sedano “di più”!…
Ora cuociamo i sedani “di più” e procediamo alla loro degustazione, nelle medesime condizioni precedenti. Deve essere “di più”!! Non può fallire!… La Televisione ce l” ha imposto…..non promesso….sono “di più”. E sonoooo “di più”!! Ehi…ma cos’ è…..i denti se l’ aspettavano…..ma questi sono…”di più”!… Sono veramente “di più”!……. Ma….un momento…. Questo non se ne vuole proprio andare…il Sedano, schiacciato e rischiacciato…persiste…vuole essere macinato ancora “di più”….e….sì, è proprio così. L’ obbiettivo è pienamente raggiunto. La saliva fa il suo lavoro, aggredendo gli zuccheri presenti. È una giusta, leggera dolcezza. Non si evidenziano difetti di sorta, anzi, c’ è ampio spazio per qualsiasi condimento confacente. Roba da acquolina in bocca!… Ma il cervello, dove è di casa il dominio di tutte le sensazioni, belle e brutte, si tormenta la punta della barba: – Ma come avranno fatto questo “di più” ???…

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Giuseppe febbraio 25, 2016 alle 11:43

Nel corso degli ultimi tre decenni gli operatori nei laboratori di ricerca che si occupano delle tematiche agroalimentari hanno sviluppato queil capitolo, appunto di ricerca, noto come “gastronomia molecolare”. Ben venga, dico io. La ricerca, la buona ricerca scientifica non è mai troppa. Si sa, peraltro, che l’ uomo è sempre stato avido di sapere. Ha sempre fatto ricerca, lentissima ma l’ ha sempre fatta. Oggi, disponendo di sussidi scientifici e tecnologici molto avanzati i tempi delle ricerca si sono molto abbreviati. La ricerca scientifica di cui ho fatto cenno ha prodotto il suo mostro: La Cucina Molecolare. Si tratta di applicare i risultati delle ricerche alle preparazioni culinarie…..roba che, se posso pensare che sia utile per preparare pranzo e cena per gli Astronauti, poco si confaccia al confezionamento di una Pastiera Napoletana o di una Casseula Milanese! Non pochi “Principi del Mestolo”, tra quelli seduti sui troni più alti, ci hanno provato. Stimolati da molteplici fattori: desiderio di maggior successo, ambizione di voler conoscere di più, apparente voglia di sperimentare, da parte delle loro illustri clientele, queste nuove frontiere del piacere della bocca. Ne è risultato che, spesso, i loro clienti, i cagoni che non stanno bene se non provano le novità, usciti da quei Ristoranti Stellati con lo stomaco ed il portafoglio vuoti, abbiano dovuto concludere la serata varcando la soglia di una modesta Pizzeria dal cui forno svolazzavano invitanti PIzze Margherita!
E il “di più” di Barilla??… Niente di più credibile che possa applicare gli esiti della ricerca scientifica. Sul glutine, sugli amidi, sugli enzimi e su tutte le molecole che concorrono a costituire la semola la scienza può operare molti studi che, in “Gastronomia Molecolare” potrebbero dare dei risultati sorprendentemente “positivi”. È solo che noi, poveri Consumatori, non ne sappiamo nulla. Perchè??…. Rimarrà tutto nel repertorio delle domande che, quotidianamente ci poniamo??… Senza risposta alcuna??…. Che siamo, noi…..merce??…..

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Giuseppe marzo 2, 2016 alle 17:26

OPPURE, MOLTO PIÙ SEMPLICEMENTE. La semola, dalla granulometria vitrea ed il semolato sono i principali prodotti risultanti dalla molitura del grano duro. Più pregiato il primo. Sono gli ingredienti, oltre l’ acqua, che costituiscono, secondo la tradizione e la Legge Italiana, la Pasta Alimentare Secca. Troppo lusso sarebbe poter confezionare la pasta esclusivamente con la semola; proibitivo solo con la semola della migliore qualità. E allora, come si può fare per produrre una buona pasta, prodotto di massa, che non può avere, inoltre, costi altissimi? Una risposta, semplice ed esaustiva potrebbe essere questa: ottenere miscele di semola e semolato ben equilibrate, in riferimento alla qualità, confezionarne la pasta, affidando alla più raffinata tecnologia le operazioni della trafila. In questa fase della lavorazione è possibile ottenere una superficie delle pezzature molto compatta, tale da costituire, per l’acqua di cottura, un attento dosaggio alla penetrazione. Inoltre, nella fase di essiccamento, condotta con precise procedure, il glutine, ordinatosi in maglia, può imprigionare l’ amido, in modo che, gelificando, in cottura, non si disperda nell’ acqua. Semplicemente questo potrebbe essere il “di più”. Io ho osservato, comunque, che sul mercato esiste altra pasta, di produttore diverso da Barilla, a costi paralleli a Barilla, con altrettante prerogative “di più”. Cui prodest?

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Cesare marzo 3, 2016 alle 07:13

In questo caso “prodest” al cosumatore: un po’ di sana concorrenza non fa mai male. Se Barilla stava perdendo i clienti come Arduino, si è data una regolata.
(quanto all’altro marchio, potrebbe aver fatto gli stessi ragionamenti, condiviso la tecnologia, o magari – se è un marchio di un supermercato – glielo fa la Barilla stessa).

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AM marzo 3, 2016 alle 21:47

Grazie a Giuseppe per l’intrigante e illuminante dissertazione, e grazie a Cesare per aver tirato le fila.
Ho riflettuto un po’ sul CUI PRODEST lasciato cadere lì da Giuseppe per riflettere.
Quale messaggio vuoi lasciarci Giuseppe?
Il quadro che emerge è quello di un prodotto che può essere percepito come di ottima qualità per via di caratteristiche ottenute senza l’impiego di prodotti di primissima qualità.
Il “di più” è quello percepito da persone che vogliono sentire sotto i denti una pasta senza cedevolezze, ottenuto attraverso processi specifici e magari senza badare più di tanto alla qualità del prodotto.
E’ questo il messaggio?
E il processo che descrivi, che non pare per niente elementare ai miei occhi di profano, è in grado di compensare la minore qualità della materia prima, salvaguardando il margine?
Attendiamo tutti, curiosi, che tu sciolga il mistero.
Grazie e a presto leggerti,
Arduino

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Giuseppe marzo 6, 2016 alle 11:34

Ecco, ora, mi trovo sulle spalle una bella gatta da pelare! È ovvio che non mi prendo alcuna responsabilità, ma il caso della Nuova Pasta Barilla ha sollecitato molto il mio spirito critico (costruttivo) in relazione alla Cultura della Cucina, nell’ ottica sia dei suoi aspetti scientifici e di quelli, per dirla in una sola parola, che riguardano quel capitolo un poco desueto che definirei “gastrosofia”.
Alla luce dei miei pensieri espressi precedentemente, tenendoli tutti quanti in considerazione, Barilla stessa fornisce elementi utili a far comprendere quanto sia convincente e direi, anche, tranquillizzante, la campagna divulgativa sulla Nuova Pasta “di più”. Convinciamoci, innanzi tutto, che “il perfetto” non esiste. Ovunque si voglia rivolgere lo sguardo indagatore, là si troverà sempre qualcosa che non va. Io credo che Barilla abbia saputo trovare in punto dell’ equilibrio. Quale può essere? Secondo me le cose potrebbero stare così: buona (ottima) miscela delle semole, accuratissima tecnologia e studi su specifici formati e, forse pochi l’ hanno notato, il “di più” riguarderà solo pochi formati, 7 o 8. Probabilmente quelli più idonei a fregiarsi di questo previlegio. I consumatori faranno il resto. Saranno loro a riconoscere a Barilla il premio che, probabilmente, Barilla merita. Senza nulla togliere, ovviamente, agli altri ottimi produttori di Pasta. Anzi strabuoni, perchè in Italia ce ne sono tanti. Su quale argomento commenteremo in seguito?

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AM marzo 6, 2016 alle 16:53

Ciao Giuseppe,
devo dire che conoscenza e comunicazione equilibrata sembrano essere due caratteristiche molto solide.
Complimenti.
Di cosa discutiamo ora?
Innanzitutto resta con noi e mi auguro che tu sia già iscritto a tibimail, la newsletter di tibicon.
Qualora non lo fossi, ecco il link http://www.tibicon.net/tibimail
Poi vorrei farti una proposta: perché non scrivere per noi un guest post per tibicon? Il tema? Scrivimi e ne parliamo.
A presto leggerti,
Arduino

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Giuseppe marzo 9, 2016 alle 19:17

SE QUEL POLLO LO FAI BRUCIARE…..TE LO FACCIO MANGIARE TUTTO,,…Qui, nell’ area dell’ Oltrepò e nelle Colline del Tortonese, c’ è un modo di dire popolare che consiglia, a chi intende strafare, di non “allargarsi troppo”. Io non mi voglio allargare troppo ma, molto, sì. Abbiamo preparato un buon piatto di pasta: ora che ce lo siamo gustato, mentre è in corso una sana digestione, parliamo d’ altro. La Storia, se ti soffermi un poco ad osservare, è come un libro aperto. Non dalle pagine bianche, ma densamente scritte. Alla Storia non si possono addebitare errori. È la Storia. Alla Tradizione sì, si possono addebitare errori. Si è sempre creduto, in omaggio alla tradizione, che l’ Olio Extravergine d’ Oliva, quello ottenuto da frangitura artigianale delle olive e non filtrato, fosse la massima espressione della genuinità, giustappunto secondo la tradizione. A nulla è valso rimanere ancorati a questo principio per convincerci che quello fosse l’ Olio migliore. Non c’ è voluto molto. Quando abbiamo capito che i residui vegetali responsabili dell’ intorpidimento dell’ Olio Artigianale, degradano, in non lungo tempo, quel prezioso Olio, ci siamo affrettati a provvedere a ripulirlo a mezzo di una blanda filtratora senza impoverirlo nè riducendone le spiccate qualità. Un fatto, di per sè, semplice. Ha vinto il buon senso. Ha vinto il sapere scientifico, mettendo da parte, non a malincuore, la tradizione. Sembra che mi sia allargato un po’ troppo? No.
La Cucina, inteso il termine come Cultura, ha contraddistinto, nel Regno Animale, fin dalle origini, l’ Uomo dal resto degli esseri viventi. Il Leone sbrana l’ Antilope, tale e quale. L’ Uomo cuoce, sanifica, migliora la carne del Coniglio. È la Cucina.
Già le nostre Grandi Civiltà, quella Greca e quella Romana avevano prodotto i loro “gourmet”. Dopo la caduta dell’ Impero Romano e fino all’ Alto Medioevo è periodo storico oscuro anche per la Cucina. Fa una qualche eccezione, al tempo di Carlomagno, la comparsa del marmittone, anche nelle povere case del popolo, nel quale era sempre aggiunto, per la cottura, e tolto, per il consumo, senza mai svuotarlo e lavarlo.
I secoli che percorrono il periodo storico che si estende dal Medioevo fino al XX vedono i Maestri di Cucina, sempre al servizio dei Potenti, mai del popolo. Nessun nome, di questi, riporto qui, ancorchè siano stati grandi. Solo quello di Pellegrino Artusi, di fine Ottocento, mi piace ricordare. Non fu Maestro al servizio di alcun Potente. Fu studioso, sperimentatore, codificatore, quale pioniere, delle regole e delle armonie, nelle preparazioni culinarie, garantite dai giusti rapporti nelle dosi degli ingredienti. In Francia, appena dopo gli accadimenti dovuti alla RIvoluziozne nasce, a Parigi, come dire, la professione di Ristoratore. Una Signora, venditrice di roba da mangiare, rosticcera, decide di offrire direttamente alla sua clientela, facendola sedere a tavola, quello che lei prepara in cucina. Sono tempi propizi, per questa attività: Parigi si popola di Cittadini che vengono dalla campagna per iscriversi all’ Anagrafe ed anche per badare agli affari. La clientela non mancherà mai più e né riceverà, anche, benemerenze pubbliche. Gli ultimi decenni del XX Secolo hanno visto il fenomeno dirompente dei Grandi Chef, spesso operanti, viene da dire, presso le Corti delle Aziende. Alcuni grandi, vere stelle splendenti nel firmamento della Cultura della Cucina. Alcuni arroganti, giovani arrampicatori alle pareti della Nouvelle Cuisine, attratti dal canto delle sirene del successo. Alcuni, quelli del nostro tempo, troppi, che, coinvolti nel delirante vortice della Comunicazione, la Televisione, in particolare, sporcano la bellezza della Cultura della Cucina. Chiariamoci bene le idee, focalizzando i concetti, rendendoli saldi, granitici, inattaccabili. Innanzi tutto ben venga la ricerca, quella bella, utile e buona. Ben vengano le novità. Ben venga il sostegno a quella buona Agricoltura che ci garantisce sulla tavola prodotti che non siano mostri partoriti da unidirezionali interessi o bacate fantasie. L’ argomento non è, certamente, di agevole gestione. La Nouvelle Cuisine, aveva, se non altro, fatta propria, almeno in parte, l’ Arte del presentare all’ ospite, a tavola, il cibo pronto nel piatto, adottando canoni estetici colti dalla Cultura Estetica della Tavola Giapponese, anche ricca di simbologie. Senza, tuttavia, sconfinare nell’ eccesso effimero di presentare all’ ospite a tavola il Susci servito sull’ ombelico di una diciottenne nuda distesa….
Ora i Mammasantissima del frullatore ad immersione, che fa giustizia di ogni ingrediente che gli capita a tiro, quelli che (non tutti) intendono scolpire di nuovo le Tavole dei Dieci Comandamenti della Cucina, dal Piccolo schermo, se viene bene con un eloquio che sarebbe anche un poco da mondare, con inappuntabile presunzione e faccia tosta realizzano lì, piatti assolutamente inconsueti. Piatti improponibili, nelle logica quotidiana. Ben vengano, ribadisco, la novità e il desiderio e la necessità di stupire. Questo è il nostro tempo. Ma quei piatti, i cui ingredienti, anche quindici o venti, potrebbero essere decretati da un inconsapevole bambino che infila la mano nell’ urna nella quale si trovano i bigliettini con scritti i nomi degli ingredienti e…. dove coglie coglie e con quelli, quali essi siano, si confeziona la Ricetta. E poi… te la compongono nel piatto…. Ceramica d’ Autore…su letto di…. una svirgolata dalla parte destra e…. ecco l’ opera d’ Arte…. che forse, domani, sarà ospitata al MoMA. E… poi…. descrizioni fantasiose…. pescate in una Cultura inesistente…. io, sporadicamente, per dovere di cronaca del nostro tempo, mi imbatto, per breve tempo, davanti al televisore ad osservare qualcuno di questi programmi. Anni fa, uno di questi Geni, affiancato dalla immancabile Ninfa televisiva, il cui ruolo era quello di esclamare, al momento opportuno: “Che buono….”, aveva preparato, se non ricordo male, un branzino in cartoccio di stagnola che, una volta farcito, avrebbe introdotto in forno. La critica meno impietosa aveva dipinto questo signore, già in precedenza, paragonandolo ad un elefante in una cristalleria che può, anche, talvolta, esprimere lampi di genio. Per ultimare il quadretto impressionista, lo CHEF, in preda, in quel momento, ad una tosse insistente, da bronchite, afferrata una cannuccia, prese a soffiare nel cartoccio: “In modo che, la stagnola, staccandosi dal pesce, lasci spazio ai vapori di cottura che insaporiscono la carne.” Quale commento??….
Ma c’è molto di più. Da alcuni anni, sullo schermo, spopolano quei programmi che propongono i concorsi per gli Chef. Qui si manifesta il vero delirio. Io non posseggo elementi per valutare se queste produzioni televisive, in quanto reali, avvantaggino qualcuno; sicuramente sì perchè, in caso contrario, non avrebbero motivo di essere. Ma io mi limito ad essere schifato dalla cacca che si riversa in casa mia dall schermo 40 pollici quando sono in corso questi programmi! Ed hanno anche il coraggio di riproporli in ripetute repliche!… Questi Grandi Chef, di tutte le nazionalità e di tutte le specializzazioni, si esibiscono in bassezze sceniche di cucina, anche mal fatte, che, talvolta, li rappresentano negativamente, ciò che, in realtà, probabilmente, non sono. E strapazzano e offendono quella malcapitata brigata di giovani di cucina che ambiscono a salire sul podio del vincitore. “SE QUEL POLLO LO FAI BRUCIARE…..TE LO FACCIO MANGIARE TUTTO…!!”
Io, parlo di molti anni fa, mi trovavo seduto a tavola, a pranzo, ospite in un buon Ristorante. Sarebbe arrivato, tra poco, un risotto. Lì, nei pressi del nostro tavolo, Bruno Gazzaniga, lo Chef, intrattenuto da qualcuno, mi dava cenno di un saluto, raggiungendoci, di lì a poco. Era in arrivo un giovane cameriere, compito e professionale. Spingeva il carrello dei piatti dei nostri risotti. Bruno Gazzaniga, appena li vide, fermò la mano del ragazzo che si accingeva a servirceli. “Và a chiamare il cuoco.” Il giovane girò sui tacchi e scomparve dietro la porta della cucina. Ricomparve in sala dopo meno di un minuto, seguito dal cuoco, che si avvicinava a noi. L’ aria non era buona. Lo avevamo intuito. Si trovava ancora ad una distanza di circa tre metri da noi quando Bruno, esplodendo in un: “Cos’ è questo …..un pastone per i polli??…” gli lanciò contro il carrello completo con tutti i piatti di risotto. Una scena da film Western! Posso capire…..il risotto è un po’ la bestia nera dei cuochi. Pochi sanno prepararlo perfettamente all’ onda, come converrebbe…ma, CUI PRODEST? È questa la nostra dorata civiltà?
Bruno Gazzaniga è stato il precursore del brutto fenomeno sociale che ci stà travolgendo?….

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Roberta marzo 21, 2016 alle 20:48

A me i nuovi spaghetti Barilla n. 5 fanno schifo. E’ una pasta troppo spugnosa che assorbe troppo i condimenti e, se provate a cucinare gli spaghetti alle vongole, si attacca alla forchetta senza più dare quella bella sensazione della pasta al dente!!! Forse andrà bene per gli americani o gli stranieri in genere, forse sarà buona per le nostre regioni del Nord, ma al Sud, se volevamo una pasta “cremolata” compravamo la “Garofalo”, altrimenti c’era la “Barilla”!!! Gli spagnetti n. 5 non vanno più bene nemmeno per la pasta e lenticchie alla napoletana. Chiedo alla “Barilla”, perchè non fate due miscele di grano per gli spaghetti!? Uno com’era, ed uno nuovo, così ognuno sarà libero di scegliere quello che più gradisce. Grazie!!!
N.B.: Se non tornate alle miscele originarie io, personalmente, acquisterò altri tipi di pasta.

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AM marzo 24, 2016 alle 11:56

Ciao Roberta,
mi auguro che la Barilla sia in ascolto: sarebbe bello ascoltare il loro pensiero.
Buona giornata e auguri!
Arduino

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relisa62 agosto 11, 2017 alle 18:22

non riesco a capire che hanno combinato quelli della Barilla
Vecchie pappardelle da leccarsi i baffi!!
Nuove fanno schifo. Anche mantenendo la cottura fanno schifo.
Che hanno combinato? Capisco il volere risparmiare da qualche parte, ma speculare su farina o uova.. volete avvelenarci per pochi centesimi a vostro favore.
Vorrei se possibile una risposta da questi ingegneri culinari che ci propinano simili schifezze.
grazie
elisa

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