I 5 tipi di sapere che generano vantaggio competitivo

di AM il 17 novembre, 2015

capitale-intellettualeIeri, dopo un po’ di tempo, ho sfogliato il mio libro Capitale intellettuale, chi era costui?.

Il volumetto tratta il tema di come l’impresa possa individuare e impiegare la conoscenza che possiede o che sa rendere disponibile al fine di generare valore.

Le pagine relative al capitale dell’organizzazione mi hanno fatto riflettere sul fatto che nel libro mi sono concentrato sul sapere più o meno consapevolmente disponibile nell’impresa.

È corretto l’approccio che ho seguito?

Solo in parte, perché se è vero che possiamo impiegare solo il sapere effettivamente disponibile, è altrettanto vero che dobbiamo concentrarci anche sulle forme di sapere che potrebbero esserci utili e sulle quali non possiamo contare, passando da una visione statica a una visione dinamica della gestione della conoscenza organizzativa.

Ecco che la domanda può utilmente prendere questa forma: quali sono i tipi di conoscenza sui quali l’impresa deve concentrarci al fine di costituire un sostanziale vantaggio competitivo?

Credo che l’organizzazione debba concentrarsi su cinque tipi di conoscenza:

  1. la conoscenza disponibile, tacita ed esplicita;
  2. la conoscenza non disponibile ma che si è in condizione di reperire (fonti, partner di varia natura, personale, consulenti, ecc.);
  3. la conoscenza non disponibile posseduta dai concorrenti;
  4. il sapere non disponibile in azienda e del quale non si conosce l’esistenza ma che è possibile reperire (fonti, partner di varia natura, personale, consulenti, ecc.);
  5. il sapere non disponibile in azienda e del quale non si conosce l’esistenza, non reperibile attraverso mezzi noti o individuabili.

Cosa ne pensi? Ho dimenticato qualcosa?

Quale, fra i tipi di sapere che ho menzionato, consideri più importante degli altri?

Se vuoi sapere di più circa la gestione del capitale intellettuale d’impresa leggi questo libro oppure vai al programma di questo corso di formazione.

{ 2 commenti… prosegui la lettura oppure aggiungine uno }

Michele D'Urzo maggio 3, 2017 alle 18:07

Interessante classificazione che parte, a mio parere, con un bias: che la conoscenza sia un valore assoluto, in quanto “conoscenza del vero”, e che quindi, baconianamente, fonte di potere.
Purtroppo la storia della scienza insegna che ci sono state anche conoscenze fallaci, di ostacolo al progresso, includo anche dogmi, tabù, credenze e superstizioni che si trasmettono più o meno con gli stessi canali della conoscenza “buona” (tra virgolette).
Quindi, direi che mentre la sottintesa ambizione è di trasformare i tipi dal 2 al 5 in conoscenza di tipo 1 (arricchire il proprio patrimonio), ci dovrebbe essere anche una conoscenza di tipo ZERO di cui ci si dovrebbe disfare, come inutile zavorra.
Spesso si lavora e si pensa in modo “additivo”, ma talvolta “less is more”.

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AM maggio 12, 2017 alle 21:34

Ciao Michele,
grazie per l’interessante e utile osservazione.
In effetti ho, erroneamente, dato per scontato che quella indicata al punto 1) fosse già “depurata” da ciò che di ridondante, inutile e dannoso possa contenere.
Ne terrò conto per la mia aula e per ciò che scriverò in futuro.
Grazie e apresto leggerti.
Arduino

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