Sei un immaturo giocherellone? Allora sì, puoi molestare le colleghe!

di AM il 8 febbraio, 2016

incredibile
Il 23 novembre 2015 il tribunale di Palermo ha assolto Domenico Lipari, 65enne ex direttore in pensione della sede palermitana dell’Agenzia delle Entrate, dall’accusa di molestie sessuali verso due collaboratrici.


La notizia si è diffusa il 2 febbraio, quando sono state depositate le motivazioni.

Salvo rare eccezioni, i media hanno diffuso la notizia affidandosi al pezzo diffuso dalle agenzie, senza approfondire più di tanto e senza prendere posizione di fronte a una sentenza che sta facendo discutere.

Con pochi elementi a disposizione, il pubblico ha assunto una posizione colpevolista: oggi, con questo post, vorrei provare a chiarire il contesto nel quale è maturata la sentenza, anche avvalendomi delle fonti che più hanno approfondito la vicenda.

Prima di proseguire diciamo che la molestia sessuale sul posto di lavoro può assumere diversi aspetti: insinuazioni e commenti sull’aspetto delle persone, osservazioni sessiste su comportamento e orientamento sessuali, contatti fisici non desiderati, esposizione di materiale pornografico, aggressioni sessuali e violenza carnale.

Ora torniamo alla sentenza: quali elementi l’hanno generata?

La redazione di Effetto Giorno, Radio24, ha intervistato il presidente del collegio giudicante, il giudice Bruno Fasciana, il quale ha chiarito aspetti dai più trascurati: anche a questi farò riferimento nel post.

Il processo ha origine da un’indagine seguita alla denuncia di una dipendente dell’Agenzia delle Entrate che sostiene di essere stata oggetto di mobbing da parte di Domenico Lipari, l’imputato.

Nel corso dell’indagine vengono ascoltati tutti gli impiegati dell’ufficio: fra questi, due donne raccontato che il direttore aveva avuto nei loro confronti comportamenti “non ortodossi” (parole del giudice).
I comportamenti in questione, compiuti in momenti diversi, sono i seguenti:

  • una lieve pacca sul sedere;
  • un dito sul bottone della camicetta, proprio all’altezza del seno;
  • sfioramento della zona genitale.

Le due dipendenti definiscono il comportamento del capo come “scherzo pesante”, “fatto non contenente una connotazione libidinosa o sessuale” e come “scherzo di una persona immatura”.

L’imputato riconosce come vero quanto riferito dalle sue ex-collaboratrici.

Due stralci della sentenza, riportati dall’Agenzia di Stampa Agi, così recitano:

  • «Il comportamento del capufficio imputato era oggettivamente dettato da un immaturo e inopportuno atteggiamento di scherzo, frammisto ad una larvata forma di prevaricazione e ad una, sia pur scorretta, modalità di impostazione dei rapporti gerarchici all’interno dell’ufficio».
  • «(…) non si deve però fare riferimento alle parti anatomiche aggredite e al grado di intensità fisica del contatto instaurato ma si deve tenere conto dell’intero contesto. Nel comportamento del Lipari non era ravvisabile alcun fine di concupiscenza o di soddisfacimento dell’impulso sessuale».

Ora un breve sguardo alla legge:

  • la violenza sessuale è regolata dall’articolo 609 bis del codice penale, che così recita: «Chiunque, con violenza o minaccia o mediante abuso di autorità costringe taluno a compiere o subire atti sessuali è punito con la reclusione da cinque a dieci anni»;
  • lo stesso articolo considera circostanza attenuante «quando, con riferimento ai mezzi, alle modalità, alle circostanze dell’azione, si ritiene che la libertà personale o sessuale della vittima sia stata compressa in maniera meno grave»;
  • gli “atti sessuali” sono definiti “atti espressione di un appetito o di un desiderio sessuale».

Perché i giudici hanno assolto Domenico Lipari?

Secondo il collegio giudicante, l’imputato ha commesso i fatti addebitati ma senza trarne «appagamento sessuale» e senza «limitare la libertà sessuale delle due donne». I giudici hanno inoltre tenuto conto del contesto in cui si sono svolti i fatti, che era «scherzoso», e gli atti «privi di connotato sessuale»; inoltre, il comportamento dell’imputato è stato definito come “dettato da un immaturo e inopportuno atteggiamento di scherzo”, assimilandolo di fatto a un minorenne.

Insomma, il collegio giudicante delinea dell’imputato un profilo che non lo consegnerà ai posteri come un manager o una persona modello: il giudice Fasciana archivia la sentenza come giuridicamente ineccepibile.

Diversi gli aspetti sui quali i media non si sono soffermati:

  • quale ruolo ricopriva l’imputato nelle sede palermitana dell’Agenzia delle Entrate? Era il direttore o solo un capo ufficio, come si potrebbe dedurre dalla sentenza? La differenza non è irrilevante;
  • com’è finita la causa originale, intentata per mobbing dalla ex-collaboratrice?
  • perché le donne hanno denunciato Domenico Lipari se non ritenevano così grave il suo comportamento?
  • perché “il contesto scherzoso” e la definizione di “scherzo pesante” data dalle due donne toglie gravità alle molestie?
  • perché una persona che non prova una forma di piacere nel toccare una collega continua a ripetere gesti simili?
  • come si misura il desiderio sessuale di una persona nell’atto di dare una “lieve pacca” sul sedere di una collaboratrice?

Vista l’importanza del tema, mi avrebbe fatto piacere leggere analisi più approfondite.

Quale conclusione possiamo trarre dalla vicenda?

Sulla base degli elementi che ho raccolto non possiamo che concludere che nel nostro Paese è possibile molestare impunemente colleghe e collaboratrici , a condizione che “il comportamento sia dettato da un immaturo e inopportuno atteggiamento di scherzo”.

Ma spero di sbagliare e che esistano altri aspetti, sfuggiti alla mia analisi.

Tu cosa ne pensi?

{ 2 commenti… prosegui la lettura oppure aggiungine uno }

Cesare febbraio 9, 2016 alle 05:13

La cosa mi ha maggiormente sorpreso è che sia stato usato il termine “immaturo” per giustificare un uomo ultrasessantenne, non un ragazzo di vent’anni.
Detto questo, è chiaro che ha preferito sembrare un cretino che un maniaco, perchè (purtroppo) l’inbecillità non è punibile e non è giusta causa per sanzioni o licenziamento. Certo che se in un’azienda privata troverebbero il modo di sbatterlo fuori o almeno ridimensionarlo: in un Ente pubblico temo che non sarà così.

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AM febbraio 9, 2016 alle 10:48

Ciao Cesare, il tuo commento mi ha spinto a precisare il post.
L’ex manager oggi è in pensione.
Comunque, trovo tutta la vicenda poco chiara e i mezzi di informazione non sono sfuggiti allo spicciolo sensazionalismo, senza cercare fino in fondo l’essenza della storia.
Grazie del commento e a presto leggerti.
Arduino

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