Identikit di un raccomandato

di AM il 19 aprile, 2016

vie brevi
Già, i raccomandati.

Pochissimi li amano (i familiari forse), nessuno li stima (neanche chi li ama, in fondo), e spesso rappresentano una seccatura per chi è chiamato ad aiutarli.

Ma prima di proseguire, condividiamo il significato del termine.

Ai nostri fini definiremo la raccomandazione come un’azione o una condizione che, nel corso di un processo di valutazione o selezione, favorisce una persona o un soggetto giuridico, il raccomandato appunto, indipendentemente dal fatto che sia meritevole o addirittura in grado di portare a termine compiti e mansioni previste.

La realizzazione della raccomandazione prevede tre figure:

  1. il soggetto che gode della raccomandazione, il raccomandato;
  2. colui che, grazie al proprio potere o alla posizione sociale di cui gode, agisce in qualità di raccomandante;
  3. Il raccomandatario, cioè colui che riceve la segnalazione del soggetto da favorire e agisce in modo che il raccomandato raggiunga i suoi obiettivi.

Non c’è bisogno di sottolineare l’influenza che la raccomandazione ha sia nella vita personale sia nella gestione del business; per questo ho pensato che potesse rivelarsi utile di riassumere in un post le principali caratteristiche di una persona che cerca una accomandazione, tacciandone una sorta di identikit, senza soffermarci sul tipo di raccomandazione (spintarella, scavalco, esplicita, semplice menzione, ecc.).

Ti propongo di farlo insieme: io scriverò alcuni tratti che ho incontrato con una certa frequenza, non necessariamente presenti in tutte le persone, e tu li integrerai nei commenti.

Cominciamo? Bene. Ecco le principali caratteristiche da me rilevate in una persona che fa uso, anche saltuario, di raccomandazione:

  • ritiene, generalmente, di non in essere possesso della preparazione che le consentirebbe di superare il processo di selezione;
  • poiché pensa che la raccomandazione sia la sua arma principale;
  • cura poco o niente l’integrazione delle conoscenze e/o competenze che le permetterebbero di raggiungere gli obiettivi desiderati;
  • non è consapevole del fatto che la costruzione della conoscenza, la sua manutenzione e la sua integrazione rappresentano la migliore difesa dal caso e dai cicli economici. O rimuove il fatto anche perché, si sa, prepararsi costa fatica;
  • non cerca “realmente” lavoro in prima persona, ma si preoccupa di “attivare” parenti amici e conoscenti, delegando loro la soluzione dei propri problemi;
  • accoglie tiepidamente ogni strategia che conduce ad un atteggiamento attivo, che potrebbe portare a una soluzione priva di scorciatoie (vedi la situazione nella vignetta);
  • tende ad attribuire alla sorte o alla scorrettezza altrui (i raccomandati, appunto…) i propri insuccessi;
  • considera la raccomandazione un fatto di costume, perciò un mezzo per combattere ad armi pari e ottenere ciò che, in un mondo giusto, otterrebbe senza troppa fatica;
  • si concentra sulle relazioni che possono procurarle un vantaggio tangibile e nel breve termine, trascurando la costruzione di un vero e proprio network professionale. Per questo, una caratteristica piuttosto diffusa fra chi pratica la raccomandazione è l’assenza da social network come LinkedIn o una presenza connotata da scarsa attività e basso numero di collegamenti;
  • non è sempre consapevole di restare debitrice nei confronti del raccomandante e del raccomandatario, anche nel caso in cui costoro abbiano tratto vantaggio dalla loro azione, e del fatto che in futuro le potrebbero essere richiesti “favori” che potrebbe non essere pronta a soddisfare o essere in grado di realizzare;
  • con il tempo, tende a dimenticare chi l’ha aiutata attribuendo solo a se stessa e alla propria preparazione i benefici di cui gode;
  • la raccomandazione può portarla a vedere la propria fortuna legata a quella del raccomandante e del raccomandatario. E la loro disgrazia potrebbe non lasciarla indenne;
  • non è consapevole del fatto (o lo rimuove… ) che non ci sono più lavori o posizioni che durano una vita, neanche nel pubblico. Di fatto accetta di non ridurre al minimo la sua vulnerabilità di fronte al caso e ai cicli economici;
  • è tendenzialmente invidiosa dei successi altrui;
  • non è consapevole del fatto (o lo rimuove… ) che la raccomandazione può portarla a godere di benefici di cui altri potrebbero essere più meritevoli;
  • per concludere, tende a lamentarsi della propria condizione e ad accoglier ogni tuo successo con il più candito e irritante dei beato te.

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Lorenzo aprile 19, 2016 alle 17:05

Ma quanta fiducia nel PROCESSO DI SELEZIONE!
Visto che conosci e ironizzi su quelli che lo presiedono, sei sicuro che la meriti?

Io no.
I miei migliori collaboratori sono tutte persone che mi sono state raccomandate (ricordi per esempio Matteo?).

Ti saluto con due elogi della raccomandazione:
http://formiche.net/2015/03/22/elogio-della-raccomandazione/
http://noisefromamerika.org/recensione/elogio-raccomandazione-nella-storia

A presto!
L

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Cesare aprile 20, 2016 alle 19:34

Lorenzo, non è che confondi SEGNALAZIONE di una persona capace che si conosce (legittima, anche se poi per questo motivo lre posizioni non vanno sul mercato dove magari c’è un candidato anche più meritevole) con la RACCOMANDAZIONE, che – come ricorda Arduino – “favorisce una persona (…) indipendentemente dal fatto che sia meritevole o addirittura in grado di portare a termine compiti e mansioni previste”?
Nel primo caso, l’obiettivo principale perseguito dall’azienda è, comunque, quello di avere personale capace; nel secondo, quello di sodddisfare il raccomandante. Poi, magari, qualche volta si ottiene l’uno e l’altro, ma quasi per caso o perché proprio non se ne può fare a meno.
Ricordate la RAI del manuale Cencelli? “hanno preso uno in quota Dc, uno in quota Pci, uno in quota Psi e uno bravo…”

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AM aprile 25, 2016 alle 10:22

Ciao Lorenzo,
ho aspettato a rispondere nella speranza che si animasse il dibattito e che tu rispondessi al commento di Cesare, che sottoscrivo integralmente.
Hai mai assunto persone che ti erano state segnalate o raccomandate senza verificarne l’adeguatezza?
Grazie del commento e a presto leggerti.
Arduino

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