Assumeresti una persona disoccupata e disposta a guadagnare meno del suo valore di mercato?

di AM il 14 giugno, 2016

meglio non rischiare

Prima di rispondere leggi questa breve storia.


Elsa lavora come direttrice del personale in una media impresa che sta cercando un direttore vendite.

Il pacchetto retributivo che ha definito ha un valore che definiremo convenzionalmente pari a 100.

Un giorno squilla il suo telefono e la chiama Saverio, un direttore commerciale che Elsa conosce benissimo e che fino a ieri lavorava per la concorrenza; alcune situazioni intricate lo hanno portato in rotta di collisione con l’amministratore delegato e, dopo un periodo di ricchi mal di pancia, ha dovuto lasciare l’azienda “a causa di insanabili contrasti”.

Ma Saverio è bravo, molto bravo, e farebbe proprio al caso suo.

Da Elsa c’è un direttore commerciale che è lì da vent’anni e non brilla per dinamismo: mettergli “sotto” uno come Saverio le garantirebbe una ventata di novità, l’accesso a un portafoglio Clienti di tutto rispetto e la possibilità di una successione “morbida” a un direttore commerciale che andrà in pensione fra tre anni.

Nei giorni scorsi Elsa ha incontrato Saverio ed è riuscita a schiodare la questione della retribuzione: lui guadagnava 140 ma ha tanta voglia di rimettersi in gioco e accetterebbe un pacchetto come quello che la direttrice ha preparato, con l’accordo verbale di un graduale adeguamento a fronte di tangibili risultati.

Elsa ne ha parlato con il direttore commerciale, che ha accolto la proposta freddamente e ha rimesso la decisione al direttore generale: il quale reagisce come ho illustrato nella vignetta.

Ecco alcune domande per te:

  • Ha ragione Elsa a proporre come direttore vendite un ex direttore commerciale disoccupato?
  • Ha ragione il direttore generale a pensare che Saverio è solo in cerca di un “parcheggio” dal quale ripartire verso posizioni più interessanti?
  • È possibile che direttore commerciale e direttore generale vivano Saverio come una minaccia?
  • In generale, assumeresti una persona disoccupata e disposta a guadagnare meno del suo valore di mercato?

{ 4 commenti… prosegui la lettura oppure aggiungine uno }

Cesare giugno 16, 2016 alle 19:34

Io credo che sia necessario approfondire:
-se è uno che lavora solo per i soldi, un “mercenario”, bisogna sapere che appena potrà se ne andrà (ma lo farebbe qualunque sia lo stipendio);
-se è uno che trova la motivazione nell’appartenenza e nel fare bene il proprio lavoro, forse si accontenterà, o magari si può trovare il modo di condividere rischi e benefici.
(io, per esempo, faccio parte delal seconda categoria: non lascerei mai un lavoro che mi piace solo per guadagnare di più, se comunque non rischio problemi economici.

In ambedue i casi, perché no? Basta sapere cosa aspettarsi.
Dopodichè, però, il punto non è com’è il candidato, ma com’è l’azienda: sull’immediato, è più che lecito approfittare delle occasioni sul mercato, ma sul lungo termine è giusto pagare la gente per quello che vale, o li perdi tutti.

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Stefano giugno 21, 2016 alle 11:40

Credo anche io che sia necessario approfondire le ragioni del divorzio dalla precedente azienda e soprattutto capire le reali motivazioni del candidato.
Come esperienza specifica a me è capitato di assumere un ottimo individuo “declassandolo” e disegnando per lui un percorso che lo ha portato con successo a recuperare stipendio e categoria in meno di due anni.
Capisco i dubbi del Direttore Commerciale e del Direttore Generale nella storiella, ma dico anche che gli ottimi individui esistono, bisogna avere un po’ di fortuna.

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Luca giugno 21, 2016 alle 20:23

Considerato che le posizioni manageriali si sono negli ultimi anni dimezzate, non credo che il vero rischio sia quello di perdere in breve tempo la persona “sovraqualificata”. Piuttosto, questa persona riuscira’ ad accettare il suo ridimensionamento retributivo, senza che la sua motivazione crolli? Mi sembra che questo sia il vero dubbio che finisce per fare preferire giovani entusiasti e poco costosi (“li formiamo noi internamente” – o meglio li buttiamo nell’acqua tanto mal che vada c’e’ Google) a persone di esperienza ma colpite duramente dalla crisi.

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Giorgio giugno 22, 2016 alle 22:42

1° Secondo me non va bene assumere persone di valore e metterlo alle dipendenze di uno più scarso.
2° Se il nuovo assunto accetta le nuove condizioni, forse lo fa provvisoriamente, mentre si guarda in giro.
3° Si, potrebbero temere di essere scavalcati.
4° Le persone devono essere retribuite per il loro valore per poter contare sul loro il massimo rendimento e per non umiliarli. L’azienda non dovrebbe risparmiare in questo modo. Io non assumerei mai una persona di valore speculando sullo stipendio.

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