Quando la lode fa più male di un pugno

di AM il 1 settembre, 2016

Vuoi offendere

Qualche settimana fa ho pubblicato un post con il quale domandavo ai lettori se può rivelarsi utile lodare una persona per la qualità che non mostra, pubblicando la vignetta che vedi qui sopra.

Voglio oggi dare seguito alla discussione avviata facendo un’analisi più approfondita di questa situazione.

Per Palmiro e la sua collega, Evaristo è persona poco puntuale (“è sempre in ritardo su tutto”) e altrettanto poco collaborativa (“appena può ci mette i bastoni fra le ruote”): una persona come non è raro trovarne nelle organizzazioni.

Ciò che possiamo aspettarci che accada in riunione è che Palmiro gli rimproveri sia la scarsa puntualità sia la scarsa collaborazione: un tentativo per indurre un cambiamento nel comportamento del collega dettato dal buon senso che moltissimo di noi terrebbero.

Quante probabilità di successo avrebbe un tentativo del genere?

Quante volte siamo riusciti in passato a indurre una persona al cambiamento semplicemente chiedendole di assumere i comportamenti desiderati?

Non so quali risultati tu sia riuscito a ottenere: so che i miei non sono stati brillanti.

Palmiro decide invece di ristrutturare la situazione, scegliendo di lodare Evaristo per le qualità che NON mostra.

Quale risultato può sortire questo stratagemma?

Vediamone alcuni:

  • Evaristo, consapevole della scarsa collaborazione con la quale gestisce il ruolo, può essere sorpreso dall’atteggiamento di Palmiro. Perché il collega arriva a lodarlo pubblicamente? Possibile che Evaristo si senta scoperto; difficilmente arriverà a chiederne conto a Palmiro, perché questo significherebbe ammettere l’intenzionalità dei suoi comportamenti. Probabile che per Evaristo si riveli più complicato in futuro tenere atteggiamenti scarsamente collaborativi;
  • Evaristo è talmente pieno di sé da non essere consapevole della scarsa collaborazione con la quale gestisce il ruolo. Potrebbe per questo non essere sorpreso dallo stratagemma di Palmiro e incassare la lode. In futuro Evaristo potrebbe essere influenzato dalla lode di Palmiro, specie se reiterata, e cambiare il suo comportamento per uniformarsi a canoni che gli garantiscono l’apprezzamento del collega. La cosa peggiore che può accadere è che non cambi nulla;
  • Che cosa percepiranno i colleghi che assistono all’inverosimile lode? Probabile che all’irritazione iniziale segua una divertita condivisione: una lode che colpisce, più di un pugno.

Insomma, a conti fatti lo stratagemma di Palmiro comporta l’unico rischio di non sortire effetti, mentre sembra avere forte probabilità di indurre un cambiamento nel comportamento di Evaristo.

Tu cosa ne pensi?

Se vuoi approfondire il tema della ristrutturazione del contesto leggi questo libro.

{ 4 commenti… prosegui la lettura oppure aggiungine uno }

Lorenzo settembre 6, 2016 alle 06:02

Ciao Arduino,
quanto scrivi è vero se i colleghi comprendono le motivazioni delle false lodi ad Evaristo.

Se non lo comprendono un rischio c’è, potrebbero percepire una ingiustizia, pensare che il capo non sia capace di comprendere o abbia simpatie personali per Evaristo. Questo li demotiverebbe: come evitarlo? Non sarebbe forse meglio lodare chi effettivamente offre puntuale collaborazione, motivandolo a continuare e così implicitamente spingendo Evaristo ad emularne il comportamento?

Lorenzo

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AM settembre 6, 2016 alle 18:27

Ciao Lorenzo,
buon punto, che mi permette di approfondire il tema.
Lo stratagemma, e la ristrutturazione su cui si basa, non ha validità generale. La sua applicazione dipende dalle circostanze, dalle opportunità e dalla sensibilità personale: proprio per questo quella della ristrutturazione è un’arte che richiede applicazione.
Sono completamente d’accordo sull’utilità della lode rivolta a chi offre sempre puntuale collaborazione, ma in alcune circostanze sono in passato riuscito a indurre l’Evaristo dui turno a più miti consigli proprio adottando questo stratagemma.
Grazie del commento e a presto leggerti.
Arduino

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Cesare settembre 21, 2016 alle 05:30

Devo essere onesto? Secondo me nella stragrande maggioranza dei casi non funziona, e peggiora la situazione. I mediocri non sanno di esserlo (se no si darebbero una regolata) e di rado capiscono l’ironia se indirizzata a loro. Secondo me Evaristo non capisce, e se qualcuno glielo spiega, non ci crede e/o si offende e nascono conflitti.
E’ un po’ come la storia di Troisi e Andreotti, l’ironia funziona solo con chi è in grado di capirla.
(secondo me, Arduino, sei troppo ottimista…)

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AM settembre 29, 2016 alle 09:22

Caro Cesare,
mi domandi se devi essere onesto? Ci mencherebbe altro.
Ho sperimentato questa tecnica in diverse occasioni, e posso assicurarti che funziona.
Provare, con convinzione, per credere.
A presto leggerti,
Arduino

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