Pensiero critico materia di studio? Ecco perché sono ottimista

di AM il 10 ottobre, 2016

pensiero-critico3Leggiamo insieme questo breve brano di Bertrand Russell.

Nell’accavallarsi dei fanatismi in conflitto, una delle poche forze unificatrici è la verità scientifica, con cui intendo indicare l’abitudine di basare le nostre convinzioni su osservazioni e deduzioni tanto impersonali quanto immuni da deformazioni locali e individuali, quanto è possibile a esseri umani.

Avere insistito per l’introduzione di questo principio nella filosofia, e avere trovato un buon metodo con cui tale principio può essere reso fruttuoso sono i meriti principali della scuola filosofica di cui sono membro.

L’abitudine all’accurata veridicità acquistata attraverso la pratica di questo metodo filosofico può essere estesa all’intera sfera delle attività umane, producendo dov’è necessario una diminuzione del fanatismo e una accresciuta capacità di reciproca simpatia e comprensione.

Leggendo le parole di Russell (tratte dalla sua Storia della filosofia occidentale) è difficile non riconoscere che il pensiero critico, che egli definisce come l’abitudine di basare le nostre convinzioni su osservazioni e deduzioni immuni da deformazioni locali e individuali, aiuterebbe le persone a concentrarsi sui fatti e a meglio apprezzare le ragioni di quanti vedono le cose in modo diverso da noi; con effetti benefici sul fanatismo di ogni genere e sulla convivenza pacifica di razze e culture.

Riesci a immaginare un mondo in cui le persone non personalizzano le situazioni e si limitano ad entrare nel merito di ciò che si vuole o non si vuole realizzare?

In altre parole, che cosa accadrebbe se improvvisamente decidessimo di prendere una posizione per raggiungere uno scopo determinato, e non “contro” qualcuno?

Se pensi anche tu che un mondo come questo sarebbe un posto migliore dove vivere, perché allora non considerare la possibilità di adottare il pensiero critico nelle scuole, già nella scuola dell’obbligo?

Lo so, una decisione del genere implica la formazione di decine di migliaia di insegnanti, solo una minima parte dei quali sarebbe pronta al compito: un’impresa titanica, un cambiamento culturale che richiederebbe decine di anni di intenso lavoro.

Ma questo non dovrebbe spaventare i politici, poiché se è vero che l’adozione del pensiero critico ridurrebbe in modo sensibile la possibilità di manipolare gli elettori, è altrettanto vero che il cambiamento si completerebbe molto lontano nel tempo: quando i politici che lo avrebbero promosso non sarebbero più in attività.

La qual cosa mi induce all’ottimismo.

Cosa ne pensi?

Se sei interessato a libri e film sul pensiero critico fai clic qui.

Se invece vuoi frequentare un corso di formazione sul tema segui questo collegamento.

{ 2 commenti… prosegui la lettura oppure aggiungine uno }

Silvia luglio 13, 2017 alle 14:41

Ciao Arduino, mi piacerebbe conoscere la tua opinione sulla stupidita funzionale e come la relazioni al pensiero critico; in molte aziende oggi si parla di stupid management che a mio avviso niente ha a che vedere con il reciproco scambio contestazioni comprese. Grazie silvia

Rispondi

AM luglio 17, 2017 alle 10:32

Ciao Silvia,
il tema è interessante e ne farò un post.
A presto leggerti.
Arduino

Rispondi

Lascia un commento

Articolo precedente:

Articolo successivo: