Meglio lottare o fuggire?

di AM il 17 novembre, 2016

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Ti sei mai chiesto per quale ragione, quando devi affrontare un compito nel quale non ti senti a tuo agio o che trovi addirittura stressante, puoi trovarti a dover gestire “stimoli fisiologici” improvvisi e difficilmente controllabili?

Sì, un po’ come accade al capo delle persone nella vignetta.

La storia nasce da lontano, quando vivevamo nelle caverne e la nostra vita era minacciata da predatori, come ad esempio orsi o felini di ogni tipo.

Per consentire all’uomo di arrivare ai nostri tempi, la Natura lo aveva dotato di un sofisticato dispositivo di sicurezza, che entrava in funzione in situazioni di pericolo: la “Reazione di Lotta o Fuga, RLF” (Fight or Flight Response, FFR) aveva il compito di aumentare la probabilità di sopravvivenza in caso di minaccia.

Come funzionava?

Il dispositivo generava stimoli emozionali forti e improvvisi, che preparavano l’uomo a due possibili reazioni: la lotta o la fuga.

Il fisico si preparava all’una o all’altra con una proceduta complessa, che riepilogo sinteticamente:

  • Rilascio nel sangue delle catecolamine, famiglia di ormoni di cui l’adrenalina è la più nota;
  • Aumento degli zuccheri nel sangue, per rendere subito disponibile l’energia necessaria a compiere sforzi eccezionali;
  • Accelerazione del battito cardiaco, per rifornire i muscoli di ossigeno e prepararli all’azione;
  • Aumento della frequenza della ventilazione polmonare e innalzamento del tono muscolare;
  • Aumento della pressione sanguigna;
  • Attivazione dell’attività intestinale, per un immediato “alleggerimento” funzionale ad accrescere velocità di fuga e probabilità di sopravvivenza.

Quanto sono cambiate le cose, oggi?

L’ambiente in cui viviamo non è certo quello di centinaia di migliaia di anni fa; molti animali feroci sono scomparsi, altre specie sono state sterminate o messe in condizione di non nuocere, e le minacce alla nostra incolumità sono piuttosto rare.

Tuttavia, il nostro cervello non è cambiato granché e la Reazione di Lotta o Fuga non perde occasione per entrare in azione, grazie a molteplici agenti stressanti: un importante colloquio di lavoro, i figli che non studiano, un capo difficile da gestire, la fine indesiderata di una relazione, una presentazione in pubblico, perduranti difficoltà finanziarie, sono solo alcuni esempi.

Come allora, RFL genera stimoli improvvisi e difficili da controllare, identici i a quelli descritti per l’uomo che viveva nelle caverne; tuttavia essi sono molto più pericolosi, poiché abbiamo sostituito la fuga dall’orso con la lotta contro una persona più debole o disarmata.

Di qui i fatti di cronaca che vedono l’uomo uccidere la donna che lo ha abbandonato, l’uomo che spara al vicino di casa a causa del troppo alto volume del televisore, la lite al parcheggio che finisce in tragedia.

Ma per fortuna le cose non sempre sono così drammatiche.

Ci sono casi in cui RFL genera stimoli alla fuga: quando ad esempio dobbiamo sostenere un importante colloquio di lavoro o parlare in pubblico, non possiamo certo evitare la prova prendendo a pugni l’interlocutore o sparando alle persone riunite per ascoltare le nostre parole.

Meglio, molto meglio obbedire all’istinto di una sana ritirata, che genera quello stimolo fisiologico finalizzato ad “alleggerirci” e prepararci alla fuga; un po’ come accade con uno stormo di piccioni che abbiamo spaventato, che fuggono via bombardandoci dall’alto.

In questo caso, per trarci d’impaccio non è necessario ricorrere alla violenza: basta passare, prima, dalla toilette.

Non trovi?

Se vuoi saperne di più leggi questo libro.

{ 2 commenti… prosegui la lettura oppure aggiungine uno }

Stefano Marchetto novembre 17, 2016 alle 07:57

Ciao Arduino,
purtroppo a volte le emozioni che si scatenano in noi per istintivamente fuggire da qualcosa rischiano di girovagare continuamente dentro di noi senza essere sfogate e questo potrebbe essere in alcuni casi molto rischioso proprio per la nostra salute.
Per fortuna almeno fisiologicamente veniamo “aiutati” dal nostro inconscio.
Dovremmo allenarci proprio per preparare il nostro fisico ad ascoltare le emozioni per poi lasciarle andare.

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Franka novembre 17, 2016 alle 09:51

interessantissimo!

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