Perché i giovani non trovano lavoro?

di AM il 24 gennaio, 2017

cercare lavoro

Il primo cruccio delle famiglie italiane riguarda i figli.

Quale futuro li aspetta? Avranno una vita migliore della nostra, come ogni genitore auspica?

Sembra proprio che le risposte non siano fra le più incoraggianti.

I dati Istat di novembre 2016 dicono che la disoccupazione giovanile in Italia è ancora altissima, superiore al 39%: un dato ancora più sconfortante se paragonato con quello medio europeo, intorno al 22%.

Quali sono le radici del fenomeno?

Proviamo a fare alcune riflessioni, anche avvalendoci di qualche numero:

  • a novembre gli occupati sono in lieve crescita: la disoccupazione sale nelle fasce da 15 a 24 anni (dal 37,6% al 39,4%) ma diminuisce fra le donne e fra le persone con più di 50 anni;
  • a 30 anni, solo 1 italiano su 4 ha conseguito la laurea, mentre in Europa sono 2 su 5;
  • l’abbandono scolastico, cioè l’assenza non autorizzata dalla scuola dell’obbligo, è un fenomeno che interessa il 17,6% dei giovani (circa 750.000), contro una media europea del 12,8%.

Insomma, una prima ragione per la quale i nostri giovani fanno fatica a trovare lavoro sembra proprio il grado di istruzione: infatti, perdono il confronto con i coetanei europei, con le donne (1 su 3 le laureate mentre gli uomini solo 1 su 5) e con le persone che hanno superato i 50 anni (che evidentemente garantiscono alle imprese un superiore apporto di esperienza e, probabilmente, di affidabilità).

Che dire poi dei giovani privi di una laurea?

Basta aprire un quotidiano per leggere il grido di dolore che l’associazione imprenditoriale di turno leva a causa della mancanza di operai specializzati, manutentori, elettricisti o meccanici; per non parlare della mancanza di camerieri, cuochi e altro personale che raccolgo informalmente, e che non ha certo valore statistico.

Insomma, è tutta colpa di un mercato del lavoro difficile, di una scuola che ha perso molto del suo smalto e di un governo “di incapaci” (tanto per mutuare un giudizio sommario piuttosto diffuso sulla stampa) se i nostri ragazzi trovano tante difficoltà?

Sono credibili le storie di quanti affermano di essere in possesso di una o due lauree, di parlare più di una lingua straniera e, ciononostante, sono disoccupati?

Ho serie riserve; quando mi sono trovato ad approfondire casi del genere ho incontrato persone che commettevano errori grossolani, che finivano per rendere vani i già poco convinti tentativi di ricerca di un’occupazione.

Non vanno dimenticate le nostre responsabilità, perchè stiamo consegnando loro un paese in affanno, un debito pro-capite superiore a € 35.000 e una classe politica complessivamente poco preparata ad affrontare il futuro.

Tuttavia, non dobbiamo dimenticare che il mondo oggi offre maggiori opportunità e mezzi rispetto a quello di una o due generazioni fa.

Viviamo in un’epoca nella quale le informazioni (anche quelle relative al mercato del lavoro) si muovono con una rapidità mai conosciuta prima, possiamo viaggiare in Europa a costi non immaginabili fino a 10-20 anni fa, abbiamo la possibilità di creare relazioni professionali stabili e renderci visibili attraverso i social network, possiamo frequentare corsi di formazione gratuiti organizzati dalle più prestigiose università senza muoverci da casa; tuttavia, vedo poche persone sfruttare opportunità che oggi sono a portata di mano e che potrebbero contribuire a risolvere la situazione.

La mia conclusione?

Non ho fin qui visto persone cercare lavoro sfruttando tutti i mezzi disponibili restare con un pugno di mosche.

Vedo invece troppe persone continuare a piangersi addosso creandosi alibi di ogni tipo; queste  sono destinate a una lunga ricerca.

Perché non c’è governo, fortuna, amico o genitore che possa trarre d’impaccio chi non è disposto a fare il necessario per se stesso.

Tu cosa ne pensi?

{ 6 commenti… prosegui la lettura oppure aggiungine uno }

Andrea gennaio 24, 2017 alle 13:15

Parole sante. Io, che ho proprio due lauree e conosco 3 lingue, non sono mai stato disoccupato, e riesco ancora ad avere offerte. Però più di 50 anni, sarà quello il mio plus? 🙂

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AM gennaio 25, 2017 alle 10:20

Ciao Andrea,
raramente mi occupo di selezione e devo confessare che trovare una persona si 25-35 anni che sta saldamente sui propri piedi non è semplice.
I tuoi 50 anni sino un plus?
Al momento direi proprio di si.
Hai letto questo articolo? http://www.tibicon.net/2015/09/carenza-competenze-2030-bcg-rainer-stark.html
A presto leggerti,
Arduino

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Claudio gennaio 26, 2017 alle 17:36

D’accordo anch’io con te, anche se una riserva ce l’ho.
L’azienda dove lavoravo in precedenza, pur non avendo risentito granchè della crisi ha smesso di assumere operai, utilizzando sempre e solo personale proveniente da agenzie interinali. Ho lavorato con giovani molto in gamba e volenterosi che dopo anni di contratti da un mese o anche una settimana sono stati lasciati a casa dall’oggi al domani.
L’errore di queste persone è stato, ed è ancora, inseguire il mito del posto fisso, dell’azienda in cui lavorare tutta la vita fino alla pensione, ma sono in molti (aziende, agenzie interinali, scuole) che dovrebbero far capire alle persone che il “posto fisso” ormai non c’è più, che il mondo del lavoro è cambiato invece di continuare ad incoraggiare questo sogno ad occhi aperti

Claudio

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AM gennaio 27, 2017 alle 11:34

Ciao Claudio,
come non condividere le tue parole.
La fine del “posto fisso” è una realtà dura da accettare, e su di essa sindacato e politica speculano, perché su questa illusione si costruiscono bacini elettorali immensi.
Grazie del commento e a presto leggerti.
Arduino

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Andrea febbraio 8, 2017 alle 20:39

Ho cominciato ad essere in disaccordo al primo paragrafo. Pensiamo ancora, nell’epoca dei “laureifici”, che il problema sia che i giovani non si laureano? Ricordo che subito dopo la laurea, prima di partire per l’estero per fare un dottorato, andai a fare un colloquio in un’agenzia interinale di una città del nord Italia. Volevo un lavoro per farmi le ossa. L’impiegato mi disse che la mia laurea era più che altro un ostacolo: nessun “capo” ha interesse ad assumere chi sia più titolato di lui. Penso che i fattori più ovvi qui non sia nemmeno citati. Il mercato del lavoro è sbilanciato: la domanda supera di gran lunga l’offerta, le aziende non vogliono costi extra: assumono maggioritariamente chi ha già esperienza, essenzialmente chi lavora già (“quanti troverai un lavoro, figlio?”, “quando avrò esperienza di lavoro, papà” dice una battuta), e possono permettersi di selezionare accuratamente i canditati, perché ricevono magari 60 ottimi cv per un posto solo. Molte, cosiddette offerte di lavoro inoltre, sono fittizie: vengono aperte nominalmente, quando sono già attribuite o ad un interno, oppure a qualcuno che è stato già proposto da esterni. Forse dovremmo parlare di questo.
Cordialmente

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AM febbraio 11, 2017 alle 16:12

Ciao Andrea,
quando ho scritto questo post pensavo che avrebbe suscitato un dibattito più ampio: per questo ho atteso prima di rispondere al tuo commento, molto gradito.
Provo a rispondere al tuo commento per punti, anche se ammetto di non essere certo di aver capito ogni passaggio.

– la penuria di laureati non rappresenta una causa portante della disoccupazione;
– gli imprenditori preferiscono persone poco preparate, con le quali non trovarsi in competizione;
– molto posizioni sono fittizie, con posti già assegnati (internamente o esternamente);
– la domanda di lavoro supera largamente l’offerta (da parte di chi? ci sono più posti disponibili che persone pronte a trovare lavoro? immagino tu sostenga il contrario).

Credo che tu attribuisca ad esperienze negative valore universale.

Esistono imprenditori, soprattutti quelli a capo di aziende di piccole dimensioni, che non assumono persone più preparate di loro: ne ho conosciuti moltissimi. Questo non vuol dire che siano la totalità e che la scarsa preparazione sia premiante.

Molte posizioni sono fittizie? Lavoro con le imprese quotidianamente e non ho esperienza di casi del genere: ciò che vedo sono imprese che faticano a trovare persone adeguate alla copertura dei ruoli anche alla base della piramide.

La domanda di lavoro da parte dei giovani supera l’offerta? Credo che tu abbia ragione. La mia esperienza non ha valore statistico, ma ti assicuro che tutte le persone che vedo cercare lavoro con determinazione, lasciandosi alle spalle alibi e lamento, non restano senza lavoro.

Ora una cortesia.

Mi pare di capire dal tuo messaggio che ci sono aspetti che ho trascurato: vogliamo parlarne?

grazie del commento e a presto leggerti.

Arduino

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