Perché tanta attenzione a Paolo Villaggio?

di AM il 6 luglio, 2017

Come si conviene con un defunto che abbia raggiunto una qualche notorietà, giornali e TV si sono abbandonate alla celebrazione di Paolo Villaggio, elogiandone il talento di attore (Repubblica lo paragona a Totò, tutti ricordano la sua partecipazione al film La voce della luna, di Federico Fellini) e di autore e sceneggiatore di otto libri e dieci film (sì, hai letto bene…) che hanno per protagonista il ragionier Ugo Fantozzi, il suo personaggio più noto.

L’accostamento più ardito è quello che lo stesso attore fa a Gogol. Ascolta le sue parole:

I miei libri sono l’unica cosa creativa che esporto all’estero. In Francia ho avuto l’onore di essere stato pubblicato dalle Éditions Robert Laffont e di essere stato tradotto da Paul Challant, che ha fatto una cernita del meglio dei miei Fantozzi e lo ha raccolto sotto il titolo di Monsieur Catastrophe […]. Poi sono famoso in Russia. Quando è venuto il poeta Evtushenko in Italia […], mi ha citato come l’unico degli scrittori italiani riconducibili a Gogol.

Mi domando se Gogol approverebbe l’accostamento…

All’indomani della scomparsa alcune testate si sono abbandonate a dotte disquisizioni sociologiche, prevalentemente legate al suo personaggio più famoso, sottolineando la capacità dello scrittore di individuare caratteristiche tipiche degli italiani e sintetizzarle efficacemente in una maschera: insomma, più o meno consapevolmente siamo tutti Fantozzi.

Le voci critiche?

Educatamente silenti; del resto, non sta bene parlare male di chi è or ora mancato.

Ma credo che a Paolo Villaggio tutto questo non piacerebbe e io intendo scrivere qui cosa penso dei principali personaggi ai quali ha dato vita.

Vorrei innanzitutto dire che non l’ho mai trovato divertente: il suo umorismo, sciatto e banale, è eccessivo a tal punto da non essere mai verosimile.

Quando, nel 1975, andai al cinema a vedere “Fantozzi”, all’uscita fui tentato di chiedere al botteghino il rimborso del biglietto: il suo film era per me in tutto e per tutto assimilabile alla corazzata Potemkin.

I personaggi che hanno reso Paolo Villaggio famoso, e ricco, sono tre. Te li presento brevemente di seguito, anche avvalendomi delle parole del loro creatore:

  • Ugo Fantozzi. Debole e servile come sa esserlo solo il piccolo-borghese, sempre terrorizzato dai superiori, timido e impacciato fino al catastrofico, si presenta come vittima naturale dei mass media, del consumismo e della pubblicità televisiva, tragicamente incapace di adeguarsi ai modelli sociali che mitizza quotidianamente.
  • Giandomenico Fracchia. C’era uno che si chiamava Fracchia, Giandomenico Fracchia. Ed era un nevrotico, uno che di fronte ad una ragazza che gli piaceva non riusciva a spiccicar parola, e di fronte al capufficio si cagava addosso. Ed è una malattia molto comune, cioè un eccesso di paura, di timidezza.
  • Il professor Krantz. Prestigiatore goffo e imbroglione, che lo stesso Villaggio definisce “stupido ed autoritario“, che cattura l’attenzione del pubblico grazie all’accento tedesco e a trucchi ridicoli. Il professor Krantz irrompe sulla scena televisiva aggredendo il pubblico e trattandolo con poco riguardo, trasformando ciascuno dei presenti in Fantozzi felici di esserlo.

Che cosa hanno in comune i tre personaggi?

Tutti propongono un modello nel quale la comunicazione è governata dal potere: accanto a una persona che lo esercita (il professor Krantz o il megadirettore galattico di turno) un’altra lo subisce (Fantozzi, Fracchia) in maniera goffa e senza alcuna possibilità di sottrarsi a un’interazione che lo vede irrimediabilmente soccombere.

Nella playlist che ho raccolto su YouTube alcuni video relativi ai tre personaggi, per consentirti di analizzare criticamente le mie parole.

Paolo Villaggio ha avuto l’abilità di individuare, prima ancora dei personaggi, il pessimismo di fondo che pervade il modo in cui gran parte di noi vive il quotidiano; un pessimismo ben sintetizzato dal critico cinematografico Paolo Mereghetti:

  • «Fantozzi, come la maggioranza dell’umanità, non ha talento. E lo sa. Non si batte né per vincere né per perdere ma per sopravvivere. E questo gli permette di essere indistruttibile. La gente lo vede, ci si riconosce, ne ride, si sente meglio e continua a comportarsi come Fantozzi».

Ciò che rimprovero a Paolo Villaggio è di aver contribuito per decenni a radicare nel nostro cuore un pessimismo senza redenzione, una sensazione di inadeguatezza e di impotenza diffuse, la convinzione che tanto nulla cambierà, la deleteria abitudine a resistere per aspettare tempi migliori che oggi rendono problematica una reazione che ci aiuti, come nazione, a prendere in mano il nostro destino.

Un merito?

Forse l’averci presentato personaggi, leader e loro vittime sacrificali, ai quali NON uniformarci: ma per questo serve un equilibrio che non abbiamo, e che avrebbe sterilizzato qualunque effetto negativo.

Per concludere, credo che meglio sarebbe stato accogliere la sua scomparsa con rispettoso silenzio.

Tu cosa ne pensi?

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Ugo luglio 11, 2017 alle 12:40

Ciao Arduino.
Condivido parola per parola quello he scrivi.
E trovo sublime il passaggio in cui dici “…aver contribuito per decenni a radicare nel nostro cuore un pessimismo senza redenzione…”
E proprio cosi.
La realtà malata in cui stiamo vivendo e annaspando è anche figlia di alcuni modelli esistenziali mediocri e auto distruttivi privi di qualsiasi orizzonte luminoso e umano.
Complimenti per quello che fai.
Ugo Rizzo

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AM luglio 11, 2017 alle 18:26

Grazie Ugo,
analisi ineccepibile.
Incasso i complimenti con piacere.
A presto leggeri,
Arduino

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Stefano Ciotti luglio 11, 2017 alle 13:22

Buongiorno Arduino,
ho avuto modo di apprezzare un suo bell’intervento in occasione dell’evento “From Supply Chain To Finance” tenutosi presso l’IBM Client Center qualche settimana fa.
Trovo un pò troppo dure le sue parole nei confronti di Paolo Villaggio. Come lei non ho alcuna paura ad esprimere il mio dissenso verso chi non c’è più ed a mio modo di vedere non è stato un bell’esempio.
In questo caso ammetto di non conoscere bene né la bibliografia né la filmografia: mi sento però di dire che è stato comunque un innovatore, arrivato in un momento in cui la comicità si stava rinnovando e stava cercando una strada al di fuori dei canoni classici (credo). L’ho trovato eccessivo, ma proprio per questo ridicolo e capace di dirci chiaramente come non comportarci evidenziandocene gli eccessi. E’ stato un premonitore di ciò che sarebbe successo ed oggi trionfa, purtroppo. Ahimé non è servito granché: non solo negli ambienti di lavoro, ovunque, ho esempi di persone che sembra aspettino di morire, inermi, passive, senza energie, senza linfa, in attesa di non sò che …
Insomma, io la vedrei proprio dal punto di vista opposto al suo, ma ripeto, non essendo affatto un esperto di cinema, ho solo piacere di portarle il mio punto di vista.
Potremmo rivolgere critiche feroci a molti altri comici (da Thomas Milian alle comicità più o meno banali introdotte da trasmissioni tipo Drive In), ma in realtà ogni cosa è frutto del suo tempo. E creda, come lei mi sforzo tutti i giorni di affrontare il qualunquismo e la totale passività, a costo di pagare caro ogni gesto: ho perso anche un posto di lavoro a causa di idee contrastanti, ancorché supportate ampiamente dai risultati economici (!), con il “megadirettoregenerale” …
Grazie comunque per il suo punto di vista, apprezzo sempre grandemente chi non si nasconde e argomenta ciò che dice, anche se fuori dal coro ! E’ per questo che mi sono iscritto al suo blog !
Ad majora !

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AM luglio 11, 2017 alle 19:02

Ciao Stefano,
sul blog vige il tu e mi auguro che vorrai accogliere la regola di casa 😊.
Non dobbiamo essere necessariamente esperti per esprimere un parere: altrimenti avrei chiuso bottega da un pezzo.
Affermi che Villaggio “è stato comunque un innovatore, arrivato in un momento in cui la comicità si stava rinnovando e stava cercando una strada al di fuori dei canoni classici”: come lui prima ben pochi, certo, avevano abbassato il livello della comicità.
A tuo avviso “è stato un premonitore di ciò che sarebbe successo ed oggi trionfa, purtroppo”. Verissimo. La scoperta di una tendenza pessimista e votata alla comoda rassegnazione si è dimostrata per lui un fattore vincente per la carriera, un elemento emergente che ha saputo sfruttare in modo magistrale ai fini del fatturato.
In cosa avrebbe potuto dimostrarsi utile Paolo Villaggio?
Nell’aiutarci a identificare modelli ai quali non uniformarci: ma purtroppo, più facile cedere che resistere.
Continua a stare con noi Stefano, a discutere e a partecipare: abbiamo tutti bisogno di persone come te, capaci di guardare la realtà con la convinzione di poterla affrontare con successo.
A presto leggerti,
Arduino

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MICHELE DE LUCA luglio 11, 2017 alle 13:50

Paolo Villaggio è stato un grande (e super-intelligente, come il fratello del resto), Arduino caro. Ha riportato, in maniera fredda e cinica, quella che è stata la realtà industriale del nostro paese negli ultimi 50 anni. I film di Fantozzi non fanno ridere, ma devono essere guardati con occhio estremamente attento per capire bene cosa aspetta il lavoratore medio dell’azienda italiana parastatale tipo. Prima di fare il comico e l’attore, egli lavorò in Cosider e, da tale esperienza reale, egli ha derivato molti episodi raccontati nei film.
In maniera dura e cinica, ha dissacrato un sistema fatto di corruzione, tangenti, parassitismo ed incompetenza, che ha caratterizzato la scena industriale italiana e, purtroppo, la caratterizza ancora oggi. Veramente un grande ed un ribelle. I suoi film andrebbero trasmessi all’università!

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AM luglio 11, 2017 alle 19:22

Ciao Michele,
piacerissimo di leggerti e discutere con te.
Rispondo al tuo commento per punti.
– “Paolo Villaggio è stato un grande (e super-intelligente, come il fratello del resto)”. Non conosco il fratello. Certo la sua intelligenza l’ha mostrata nello sfruttamento commerciale di una tendenza collettiva pessimista e vittimista;
– Cosider non poteva essere rappresentativa di tutta una realtà parastatale, che aveva fatto la sua parte nella crescita economica di quegli anni;
– Affermi che Villaggio “ha dissacrato un sistema fatto di corruzione, tangenti, parassitismo ed incompetenza, che ha caratterizzato la scena industriale italiana e, purtroppo, la caratterizza ancora oggi”. Credo che l’ironia e la satira sui potenti sia passata come acqua che scorre sulla roccia, mentre può aver lasciato il desiderio di emulazione, nei tanti, troppi che si sono sentiti Fantozzi, di quelli che, ignoranti, impreparati e ammanicati, riescono comunque a restare a galla. Peccato che raramente li osserviamo cadere… e non perché non cadano;
– “I suoi film andrebbero trasmessi all’università!” Concordo, per mostrare modelli da NON emulare.
Peccato non parlarne di persona.
Grazie per il commento e a presto leggerti.
Arduino

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Mary luglio 11, 2017 alle 14:38

Ciao Arduino,
Finalmente una voce fuori dal coro…
Ho apprezzato i primi 2 Fantozzi, non tanto come comicità (piuttosto becera anzichenò) quanto per il senso di malinconia che trasmettevano: il personaggio Ugo Fantozzi non mi fa ridere, ma mi fa rabbia e pena…era questo l’intento principale di Villaggio? Non lo so!
Avevo già sentito qualche sua intervista in cui parlava di sé e del suo talento letterario citando paragoni illustri.
Ha sicuramente avuto il merito di creare un personaggio che, a torto o ragione, fa parte dell’immaginario collettivo italiano.
Negli ultimi anni fece affermazioni discutibili verso il Sud Italia e la Sardegna che, anche se dette a mo’ di battuta, non mi hanno fatto per niente ridere proprio perché non sopporto la “comicità” becera, fatta di luoghi comuni e volgare.
Per il resto mi trovo perfettamente d’accordo con la tua analisi, un punto di vista nuovo e insolito che fa sicuramente riflettere.

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AM luglio 11, 2017 alle 19:28

Ciao Mary,
interessanti i punti che hai toccato.
Ricordo che guardai il primo Fantozzi con la speranza di un moto di ribellione, di un momento in cui le cose sarebbero cambiate.
Ma no, il suo creatore non gli concedeva tregua: uscii dal cinema come un pugile suonato, con il cuore gonfio di malinconia.
Mi ribellai a Villaggio a 19 anni, Fantozzi oggi più che mai è una maschera da gettare via.
Grazie per il commento, e torna presto.
Arduino

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Ross luglio 11, 2017 alle 14:55

Io non sono d’accordo con il pensiero del critico cinematografico citato : non è assolutamente vero che la maggior parte dell’umanità non ha talento. Anzi, penso esattamente il contrario ! Credo invece sia una questione di pigrizia della gran parte dell’umanità. L’essere mediocre non comporta grandi sacrifici o sforzi : una vita pressoché grigia, incolore che crea l’illusione di certezze. Mentre l’incertezza è il sale della vita. Le sfide sono l’essenza della vita stessa. Tutti coloro che ne sono o ne diventano consapevoli dovrebbero avere come compito quello di accompagnare gli altri ad esprimere al meglio se stessi; a tirar fuori quei talenti che ognuno di noi ha. Per quanto riguarda Villaggio, anche a me non ha mai entusiasmato…nessuno dei suoi personaggi. Non lo trovavo comico o divertente. Mi ha sempre innervosito ed infastidito. In ogni caso, rappresentando la mediocrità umana ( più che italica) si è elevato e sicuramente rimarrà un uomo e un personaggio indimenticabili.

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AM luglio 11, 2017 alle 19:33

Ciao Ross,
immagino che tu ti riferisca a Paolo Mereghetti:
«Fantozzi, come la maggioranza dell’umanità, non ha talento. E lo sa. Non si batte né per vincere né per perdere ma per sopravvivere. E questo gli permette di essere indistruttibile. La gente lo vede, ci si riconosce, ne ride, si sente meglio e continua a comportarsi come Fantozzi».
Credo che il critico si riferisse a ciò che poteva dedurre dal personaggio da Villaggio, che mi piace pensare non condividesse; ma non posso affermarlo con certezza.
Fantozzi indimenticabile?
Probabilmente sì, almeno fino a quando la stampa continuerà ad attribuirgli meriti che non ha e i lettori a non analizzare criticamente ciò che leggono.
Grazie e a presto leggerti.
Arduino

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Antonio luglio 12, 2017 alle 04:30

Ave Arduino, penso, forse errando, che ci siano diversi modi per dire la stessa cosa. George Washington ebbe a considerare: “un popolo che rispetta se stesso, ogni 20 o 25 anni prende i forconi va a palazzo, versa un po’ di sangue, cambia i potenti e ricomincia a vivere per un’altra generazione” .
A seconda di come esprimi il medesimo concetto, puoi essere tracciato di apologia. É probabile, molto probabile, che il “popolo” un abbia colto.
Ave.

Rispondi

AM luglio 12, 2017 alle 15:19

Ave Antonio 😊,
convengo che ci siano diversi modi per dire la stessa cosa.
Da un’attenta lettura del tuo commento capisco che, a tuo avviso, Villaggio avrebbe in qualche modo usato i suoi personaggi (e soprattutto Fantozzi) per istigare il popolo alla ribellione.
Ma il popolo non avrebbe colto il messaggio.
Ho capito bene?
Grazie e a presto leggerti.
Arduino

Rispondi

Antonio luglio 12, 2017 alle 22:30

Ave Arduino, sempre a parer mio, si! Hai capito bene.
Ti posso esemplificare, anche se fuori tema.
Tempo fa ho dato la stura ad un raccolta firme per proporre ai nostri valenti governanti un suggerimento: legiferare a che i proventi
delle multe stradali, autovelox in primis, fossero da versare all’erario, senza se è senza ma. Ció al fine di smascherare gli Enti locali che ne stanno approfittando con la scusa della sicurezza stradale.
Sai Arduino in quanti hanno firmato? In cinque.
Mi arrogo il diritto di pensare che solo in cinque abbiano capito.
Ave Arduino.

Monica luglio 12, 2017 alle 15:14

Finalmente! Finalmente un parere sganciato dall’ipocrisia del “sono sempre i migliori quelli che se ne vanno”.
Personalmente non ho mai amato i personaggi “inventati” da Villaggio, mi hanno sempre fatto un’enorme tristezza o una grandissima rabbia. La tristezza di esseri umani incapaci di reagire e la rabbia perché anche chi deride è a sua volta vittima di personaggi arroganti di fronte ai quali lui stesso è incapace di reagire. Forse un messaggio positivo sarebbe potuto essere quello di inserire all’interno della mischia una figura positiva e di speranza, la speranza che chiunque se vuole può riscattarsi…prima di tutto per rispetto di se stesso.

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AM luglio 13, 2017 alle 08:43

Ciao Monica,
una cosa che mi dispiace è che una persona tanto intelligente non abbia saputo trovare un modo utile non solo per le sue tasche per sfruttare ciò che aveva capito.
Grazie per il commento e a presto leggerti.
Arduino

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AM luglio 13, 2017 alle 09:21

Ciao Antonio,
Interessante l’episodio delle multe, del quale mi piacerebbe discutere in altro contesto.
Tiprendo il tuo commento, secondo il quale Villaggio avrebbe in qualche modo usato i suoi personaggi (e soprattutto Fantozzi) per istigare il popolo alla ribellione; una ipotesi che credo anche Michele De Luca non disdegnerebbe (sbaglio Michele?).
Se quello che sostieni è vero, due sono le considerazioni:
– il tentativo ha generato un’assuefazione verso una visione negativa della realtà. Una realtà fatta di sconfitta e rassegnazione;
– dopo il primo, fallimentare tentativo, Villaggio ha pensato bene di riprovarci fino ad arrivare a 8 libri e 10 film. Che forse non hanno spinto gli italiani alla ribellione, ma certo hanno giovato alla sua ricchezza personale.
Sbaglio?
A presto leggerti,
Arduino

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Antonio luglio 14, 2017 alle 01:58

Ave Arduino,
hai colto nel segno.
Se fai la media dei commenti puoi renderti conto che il pensiero dominante é: amarezza, rassegnazione, invidia.
Concordo nella pochezza del personaggio così come nella pochezza dei suoi personaggi.
Quanto al lato economale della facenda, non commento, né lo invidio.
Di solito non sparo sulla croce rossa, e non ho nulla contro Paolo Villaggio, perché se l’avessi…
Guardiamo avanti.
Quaestio multe: apri un trhread.
Ti do il la.
La mia proposta era: “Proventi delle multe all’erario.
Finalità obbligatoria: riduzione del debito pubblico.”
Addizionale a carico della proprietà arteriale: Anas, province, comuni 0,01% oltre agli oneri di gestione.
Ave Arduino.

Rispondi

AM luglio 17, 2017 alle 10:31

Ciao Antonio,
a proposito delle multe, perché non mi scrivi un messaggio in provato?
A presto leggerti,
Arduino

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