Perché non prevedere il “diritto alla disconnessione” in azienda?

di AM il 1 marzo, 2018

Gestire il tempo

Come gestire un capo che ti telefona o ti manda messaggi a ogni ora del giorno (o addirittura della notte), invadendo anche la tua vita privata?

Questa è una domanda che mi viene posta con una certa frequenza; purtroppo la risposta non è univoca e la strategia da seguire per difendere il tempo privato è fortemente dipendente dalla persona che tenta l’invasione.

Eppure, la soluzione adottata per gli insegnanti nel recente rinnovo del contratto di lavoro (vedi la vignetta) apre uno spiraglio: se i sindacati, in un momento di lucidità, arrivassero a proporre il diritto alla disconnessione anche in azienda?

Lo so, per una buona fetta di manager e consulenti la cosa sarebbe intollerabile, perché potrebbero arrivare a scoprire che le attività che spalmano in 12 o più ore di lavoro potrebbero essere gestite in un tempo nettamente più contenuto.

Lasciandoli con tanto tempo libero e una domanda scomoda:

e ora, che faccio?

{ 2 commenti… prosegui la lettura oppure aggiungine uno }

Cristian marzo 20, 2018 alle 17:00

Ciao Arduino,
Avrai sicuramente notato come Paesi più avanzati (da tutti i punti di vista, lavorativamente parlando, con buona pace dei difensori della patria) come Inghilterra e Francia si siano già mossi in questo senso, iniziando a garantire fasce orarie protette, anzi imponendole, proprio per meglio gestire le posizioni chiave delle aziende. Curiosa la posizione delle grandi aziende, che fanno propria questa idea nei paesi nordici (lavorare meno, lavorare meglio e proteggere le risorse intellettuali) per poi dimenticarsene completamente nel nostro Paese.
In Italia ci arriveremo tardi e male come spesso capita, scopiazzando qua e la (vedi legge/i elettorale) quanto fatto e disfatto da qualcun’altro…
Affidarci ai Sindacati…. beh, un po’ come quando Mike Pence (VP USA, dove io risiedo) alla domanda su cosa fare per fermare le stragi nelle scuole, risponde: “I went home to pray”, beato lui, che ci crede.
Un abbraccio e, a presto risentirti.
Cristian

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AM marzo 20, 2018 alle 17:47

Caro Cristian,
un cliente, con la quale ho in corso un percorso di coaching, riceve telefonate da paesi scandinavi alle 23 con toni quali: “non vorrai mica dire che stai dormendo, vero?”
Il cambiamento sta tutto in noi, e nella nostra capacità di capire che possiamo lavorare bene solo quando la testa funziona: nell’azione sindacale non confido affatto.
Il lavorare tanto è tranquillizzante in quei paesi che fanno fatica ad apprezzare (e retribuire…) la conoscenza.: noi arriveremo a capire?
La fiducia, nonostante tutto, resta.
Pence? bah…
A presto, fammi sapere quando sei in Italia.
Arduino

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