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Newsletter N.2 - 21 maggio 2007
 

 
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Il coaching? Ce lo spiega "Il Profeta" - a cura di Arduino Mancini


"E un maestro domandò: Parlaci dell'Insegnamento. Ed egli disse:
Nessuno può insegnarvi nulla, se non ciò che in dormiveglia giace nell'erba della vostra conoscenza.
Il maestro che cammina all'ombra del tempio, tra i discepoli, non dà la sua scienza, ma il suo amore e la sua fede.
E se egli è saggio non vi invita a entrare nella casa della sua scienza, ma vi conduce alla soglia della vostra mente.
L'astronomo può dirvi ciò che sa degli spazi, ma non può darvi la propria conoscenza.
Il musico vi canterà la melodia che è nell'aria, ma non può darvi il suono fissato nell'orecchio, né l'eco nella voce.
E il matematico potrà descrivervi regioni di pesi e di misure, ma colà non vi potrà guidare.
Giacché la visione di un uomo non impresta le sue ali a un altro uomo.
E come Dio vi conosce da soli, così tra voi ognuno è solo a conoscere Dio, e da solo comprenderà la terra."

L’insegnamento - Poesia tratta da “il Profeta”, di Gibran kahlil Gibran

Non sempre sono riuscito a rispondere con immediatezza alla richiesta di definire il coaching: poi, rileggando Il Profeta,  ho trovato in questa poesia una mirabile esemplificazione del ruolo del "coach".

Meno efficacemente di Gibran,  il coaching può essere definito come la disciplina attraverso la quale un insegnante (coach o allenatore se preferite) sostiene lo sforzo di una persona o di un'organizzazione in una fase di apprendimento o di miglioramento della performance finalizzata al raggiungimento di obiettivi specifici.

Di coaching parlava anche Socrate, cha paragonava l'arte maieutica a quella della levatrice: come la levatrice il filosofo ateniese intendeva "estrarre" dall'allievo pensieri assolutamente personali, al contrario di quanti volevano imporre le proprie vedute con la retorica e l'arte della persuasione.

Nei tempi recenti il coaching nasce in ambito sportivo: l'allenatore è colui che guida l'atleta o una squadra al raggiungimento di un risultato. Successivamente l'allenatore si è spostato in azienda, negli Stati Uniti, dove è riuscito a sviluppare un business di poco inferiore a 10 miliardi di dollari: non essendo Socrate così popolare negli USA, l'allenatore si è identificato come "coach" invece che come "levatrice".

Anche in Italia i coach si sono moltiplicati (chiedere a Google per credere), con un'offerta non sempre cristallina. Il coach può quindi avere un ruolo importante nello sviluppo del sapere, influenzando potenzialmente le prestazioni individuali e dell'organizzazione intera: facile comprenderne lo sviluppo.

A chi intende avvicinarsi al tema propongo due testi, dei quali trovate su tibicon la recensione (cliccare sui titoli):
Coaching - John Whitmore
Coaching - Evoking excellence in others - James Flaherty

Per avere un'idea di possibili applicazioni potete trovare fra i progetti di formazione i tratti generali di alcuni interventi realizzati da tibicon.

In fondo alla pagina, forse annoiati dalla lettura, vi starete chiedendo: come si fa a scegliere un coach?

La risposta non è immediata e, se a qualcuno interessa, possiamo parlarne in un'altra occasione. Ma un suggerimento vorrei darlo ora.

Quando siete di fronte ad una persona che si propone come vostro allenatore (o, se preferite, levatrice) chiudete gli occhi e pensate a lui/lei come ad un paio di scarpe nuove: se non lo calzate perfettamente riponetelo sullo scaffale.

A presto leggervi.