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Newsletter N.3 - 31 maggio 2007
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Una visione del futuro ragionevolmente incerta - di Arduino Mancini
Il CEO acquista una casa lussuosa? Vendete il titolo!
Questo il consiglio di Crocker Liu, professore alla Arizona State University, e di David Yermack, suo collega alla New York University.
In una ricerca circa gli acquisti immobiliari da parte di amministratori delegati delle società appartenenti allo S&P 500, quotate a Wall Street, Liu e Yermack hanno rilevato una correlazione fra investimenti immobiliari dei CEO e performance di borsa delle società interessate.
I titoli di società guidate da chi ha acquistato case di valore superiore alla media (3,9 milioni di dollari) degli acquisti effettuati dagli amministratori delegati hanno avuto, nei 12 mesi successivi alla rilevazione (fine 2004), una performance media dello 0,27%.
Quelli delle società guidate da chi ha comprato case di valore inferiore alla media hanno invece segnato incrementi dell'8,7%. In particolare, i 23 CEO che hanno comprato residenze di particolare pregio sono quelli le cui società hanno subìto arretramenti medi dell'1,5% nei 12 mesi successivi.
Sorprendente? Non troppo, secondo gli Autori. I quali affermano che molti CEO reperirebbero la liquidità necessaria vendendo azioni della società che guidano. Perché l'investitore deve tenere un titolo quando il CEO lo vende?
Inoltre, l'acquisto di una casa di particolare pregio sarebbe legato alla sicurezza del mantenimento dell'incarico. Sicurezza che non sembra rappresentare per gli azionisti una garanzia di remunerazione.
Partiamo dalle conclusioni di Liu e Yermack per fare qualche riflessione, cercando di ampliare la prospettiva.
1) Esiste una correlazione fra innovazione e incertezza, sia di scenario sia organizzativa. Nel libro "The knowledge creating company" gli Autori rilevano, in uno studio condotto negli anni '80 e prima metà degli anni '90 su "corporation" giapponesi, che le imprese sono maggiormente stimolate ad innovare quando il mercato è incerto o l'azienda affronta una fase di contrazione. Come dire che il bisogno aguzza l'ingegno.
2) Per i prodotti finanziari "le performance passate non sono garanzia di rendimenti futuri". Saggia regola, perfettamente valida anche per i manager, che non di rado è proprio per i manager trascurata.
3) La motivazione non può esaurirsi nel pacchetto retributivo. Quando questo accade, la soddisfazione di bisogni sociali riconducibile alla componente monetaria può portare il manager a "sedersi", affidando l'impresa alla deriva di una gestione priva di stimoli.
I dati di Liu e Yermack sono interessanti ma non esaustivi. Attribuire valore predittivo di performance di borsa all'investimento immobiliare del CEO appare semplicistico, anche per le esigue differenze nei valori di investimento e tutto sommato nelle performance di titoli: un'analisi più accurata richiede l'esame di altri fattori.
Ad esempio, mi è accaduto di assistere a casi nei quali il desiderio di "portare a bordo" un manager vincente ha generato una insufficiente verifica di reali (e molteplici) motivazioni, e di vedere la retribuzione come leva di più facile e diretto utilizzo. Raccogliendo frutti non sempre coerenti con le attese.
In conclusione, come vogliamo che sia il CEO che chiamiamo a guidare la nostra azienda?
Certamente bravo e motivato. E con una visione del futuro ragionevolmente incerta.