Il maestro che cammina all'ombra del tempio, tra i discepoli, non dà la sua scienza, ma il suo amore e la sua fede. E se egli è saggio non vi invita a entrare nella casa della sua scienza, ma vi conduce alla soglia della vostra mente.
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Il marchio è di destra o di sinistra?


Lo studio ha lo scopo di aiutare il pubblico a identificare il comportamento tendenziale dei partiti politici italiani in relazione alla tutela del proprio nome/ simbolo, e in quale misura questa tutela possa influenzare la loro strategia.


Autore e Consulenti

- Arduino Mancini
- Consulenza legale dello Studio Legale Jacobacci & Associati (www.studiojacobacci.it)
- Progetto infografico di Centimetri (
www.centimetri.it)

Scarica lo studio (pdf)



I principali risultati

I marchi - stato dell’arte e curiosità

Sono stati complessivamente analizzati 24 marchi, 10 dei quali registrati:
- cinque (PdL, Italia dei Valori, FI, Nuovo MSI, La Destra) sono registrati almeno a livello nazionale dagli utilizzatori;
- uno (PD) è registrato dal partito ma esiste una registrazione precedente da parte di terzi;
- uno (DC) non è registrato dal partito avente diritto e la titolarità è contesa;
- tre (UDC, Rosa Bianca, Lega Nord) sono registrati ma non dai partiti che ne fanno uso.

Il marchio PD
- è un marchio debole, perché l’aggettivo “democratico” è rivendicabile da tutti i partiti che si richiamano alla costituzione;
- è registrato a livello nazionale e non comunitario;
- Marco Fuccello potrebbe rivendicarne la titolarità perché ha effettuato la registrazione in precedenza rispetto al gruppo dirigente del PD.

- “Il Popolo della Libertà” è un marchio comunitario e possiede un buon livello di protezione dalla contraffazione.

- Il nome/simbolo “La Sinistra l’Arcobaleno” non è stato depositato come marchio.

- Nessun partito politico ha registrato marchi contenenti i simboli falce e martello. L’unico marchio a contenerli è quello di un vino lambrusco: il “Rosso Stalin”.

- Il simbolo scudo crociato, al centro di aspre battaglie legali, non è stato depositato dal titolare (la DC di Pizza, secondo le sentenze fin qui pronunciate) e la Cassazione ha impedito alla DC la partecipazione alle prossime politiche perché ha ritenuto il suo simbolo confondibile con quello dell’UDC.

Il marchio “Unione di Centro” è depositato ma non dall’UDC: la Rosa Bianca, suo alleato, non ha depositato il marchio e si è vista costretta dal Tribunale di Roma a cambiare dominio per evitare confusioni con un’associazione di Trento che reca lo stesso nome.

- La Lega Nord non ha depositato il proprio marchio. Tuttavia esiste un deposito “Lega Nord” da parte di Red Blue Bubbles, azienda statunitense che dichiara di voler farne uso nei mercati di cartoleria in genere e telecomunicazioni.

Il marchio è di destra o di sinistra?

- Sembrerebbe proprio essere di destra.

- Il PdL sembra nel complesso riconoscere l’importanza della protezione legale della propria identità anche attraverso la registrazione del nome/ simbolo come marchio, e una conoscenza approfondita della gestione strategica della proprietà intellettuale.

- Il PD e la sinistra radicale non sembrano possedere altrettanto interesse verso la registrazione e protezione dei propri nomi/ simboli.

- Desta sorpresa l’approssimativa gestione del nome da parte del PD, che a un sito Internet decisamente innovativo (vedi ad esempio la vendita online di merchandising funzionale alla raccolta di fondi), associa una insufficiente protezione legale alla propria identità.

- La gestione dei nomi a dominio da parte dei partiti presenta aree di miglioramento sostanziali (migliore quella del PdL). I nomi a dominio sembrano destare interesse solo per ciò che riguarda il dominio principale: troppi i nomi a dominio utilizzabili, lasciati liberi e riservati da terzi in vista di una vendita futura.

Aspetti legali e loro influenza sui destini dei partiti

In un momento storico in cui l’ideologia assume un ruolo sempre più secondario, i partiti hanno la necessità di differenziarsi e assumere una propria identità, analogamente a quanto avviene nel mondo dell’impresa per prodotti/servizi.

Un partito politico può tutelare il proprio nome unicamente quale nome dell’associazione politica (tutela del nome, come da Codice Civile) o anche come marchio (Codice della Proprietà Industriale): la tendenza è quella di limitarsi al primo punto.

La strategia consigliata prevede il ricorso a entrambi gli ambiti di tutela, registrando anche il nome a dominio che si intende utilizzare e le estensioni di possibile interesse e utilizzo da parte di terzi.

La Legge Elettorale governa la presentazione di simboli da parte delle liste dei partiti, dettando regole, in periodo elettorale, prevalenti rispetto alle altre fonti normative analizzate. La battaglia legale in merito alla titolarità dello scudo crociato costituisce un ottimo esempio:
 - la DC di Pizza, pur riconosciuta in primo grado titolare del simbolo scudo crociato e del nome, ha dovuto rinunciare alle elezioni perché la Cassazione ha ritenuto il suo simbolo confondibile con quello dell’UDC;
- qualora la sentenza di primo grado che assegna nome e scudocrociato alla DC fosse confermata (sentenza di secondo grado pronunciata presumibilmente dopo le elezioni), potrebbe instaurarsi un procedimento d’urgenza per ottenere il sequestro, con conseguente su disponibilità del simbolo da parte del PdL (alleato della DC) con penalizzazione dell’UDC.

Lo scenario politico post elettorale

Come detto, terzi potrebbero rivendicare la titolarità del marchio PD: gli esiti che in questo momento è possibile ipotizzare sono di tipo negoziale: suggeriamo di intraprendere questa iniziativa preventivamente, unitamente alla registrazione comunitaria del marchio.

I simboli falce e martello sono stati molto utilizzati in passato e lo sono tutt’ora. Difficile rivendicarne la titolarità e vedersela riconosciuta. L’utilizzabilità di “falce e martello”, rappresenta un elemento chiave della possibile strategia futura della sinistra radicale la quale, dopo la scelta di privarsi dei simboli storici, non si vede preclusa la possibilità farvi di nuovo ricorso in caso di sconfitta elettorale e necessità di compattare l’elettorato.

La DC è stata riconosciuta in primo grado titolare del simbolo scudo crociato e del nome: tuttavia non è stata ammessa alle elezioni perché la Cassazione ha ritenuto il suo simbolo confondibile con quello dell’UDC.

Qualora la sentenza di primo grado che assegna nome e scudocrociato alla DC fosse confermata (sentenza di secondo grado pronunciata dopo le elezioni), potrebbe instaurarsi un procedimento d’urgenza per ottenere il sequestro del simbolo, con conseguente sua disponibilità del simbolo da parte del PdL (alleato della DC) ai danni dell’UDC.

Il Pdl verrebbe così a trovarsi nella condizione di sfruttare un simbolo ancora profondamente radicato nell’elettorato.

Questo scenario porterebbe l’UDC a cimentarsi nelle competizioni elettorali future priva dello storico simbolo. E quindi in una posizione di minore forza: tutt’altro che irrealistico ipotizzare per il partito nuove alleanze, che oggi potrebbero prefigurarsi (a giudizio di chi scrive) più nel PD che nel PdL.

Nota bene

Il 31 marzo il Consiglio di Stato accoglie il ricorso della DC contro la sua esclusione dalle elezioni inoltrato il 28 marzo (data di pubblicazione di questo studio), chiedendo peraltro il sequestro del simbolo
. Vedi post su tibilog.

iL 3 aprile la DC rinuncia a chiedere il rinvio delle elezioni: vedi aggiornamento.

Due domande intriganti

- Se il risultato delle urne ponesse come plausibili sia una “grossa coalizione” sia un governo di centrosinistra (Sinistra Arcobaleno e PD), quali scelte farebbe il PD?

- E se il PdL avesse bisogno dei voti dell’UDC per formare una coalizione con numeri adeguati, sarebbe incline a rimanere ancorato ad un atteggiamento intransigente verso “l’indisciplinato” alleato?




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