Socrate si divertiva a punzecchiare i suoi interlocutori dicendo che la sua unica conoscenza era di non sapere nulla. E' un'affermazione dietro la quale si nasconde un'intuizione di grande profondità, poichè l'unica cosa più pericolosa dell'autentica ignoranza è l'illusione della conoscenza.
Anthony Clifford Grayling
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Totem e tabù

S. Freud - Mondadori - 1997 - 210 pag.



Come Freud aveva previsto, Totem e tabù fu accolto al suo apparire (1913) da aspre polemiche. Le critiche erano in parte fondate; tuttavia, rilevando l'improbabilità dell'ipotesi conclusiva (il parricidio che avrebbe generato il totem, sacro e odiato, e l'universale tabù dell'incesto), tendevano a negare validità scientifica a tutta l'opera.

Il saggio è, in realtà, assai di più di questa ipotesi, dedicato com'è, quasi interamente, alle «concordanze nella vita psichica dei selvaggi e dei nevrotici»: è un'analisi acuta e sistematica che Freud condusse sul cospicuo materiale antropologico allora disponibile, giungendo a una serie di osservazioni che hanno esercitato un effetto sconvolgente sull'etnologia moderna.

Va aggiunto che oggi persino l'ipotesi «non scientifica» del parricidio primordiale ha acquistato un significato profondo. «Si è detto e ridetto ciò che rende Totem e tabù inaccettabile,» ha scritto Lévi-Strauss, «ma come tutti i miti... traduce sotto forma di simbolo un sogno antico e duraturo,» che non è la commemorazione di un evento, «ma qualcosa di più: l'espressione permanente di un desiderio di disordine, o piuttosto di contrordine».

Totem e tabù, cioè, può apparire una sorta di «romanzo, ma in un certo senso più vero di quanto non lo sarebbe un fatto storico» (M. Robert).

Sigmund Freud (1856-1939), medico e scienziato austriaco fondatore della psicoanalisi, è probabilmente il più grande psicologo di tutti i tempi.
Della sua vasta opera ricordiamo: Interpretazione dei sogni (1899), Tre saggi sulla teoria (1905), Al di là del principio del piacere (1920), L'Io e l'Es (1923), Inibizione, sintomo e angoscia (1925).


Introduzione

I quattro saggi che compongono questo libro e che già sono apparsi nei primi due numeri della rivista «Imago» da me diretta, sotto il titolo che qui diventa sottotitolo, costituiscono un primo tentativo da parte mia di utilizzare punti di vista e conclusioni della psicoanalisi per illuminare problemi ancora irrisolti della psicologia dei popoli.

Essi sono quindi sul piano metodologico in contrasto da un lato con la ponderosa opera di Wilhelm Wundt, che si serve per lo stesso scopo delle ipotesi e dei metodi della psicologia non analitica, e dall'altra con il lavoro della scuola psicoanalitica di Zurigo che, per contro, cerca di spiegare problemi della psicologia individuale servendosi di materiale preso dalla psicologia collettiva.

Non ho difficoltà alcuna ad ammettere che proprio da questi due indirizzi diversi mi è venuto l'impulso più diretto per questi miei studi.
Le lacune di questi ultimi mi sono ben note. Non intendo qui riferirmi a quelle che derivano dalla loro natura di primo tentativo in questo campo di ricerche. Ve ne sono però altre che richiedono una parola di spiegazione.

I quattro saggi qui riuniti vogliono richiamare l'attenzione di una larga cerchia di persone colte, ma per contro potranno essere compresi e giudicati da quei pochi che non sono estranei alla psicoanalisi e alla particolare natura di questa disciplina.

Essi ancora si propongono di creare un punto d'incontro fra etnologi, filologi e studiosi di folklore ecc. da una parte e psicoanalisti dall'altra, e ciononostante non sono in grado di dare né agli uni né agli altri ciò di cui sentono la mancanza; ai primi una sufficiente preparazione che li introduca alla nuova tecnica psicologica, agli ultimi una conoscenza adeguata onde poter elaborare tutto il materiale che li attende.

Questi saggi dovranno perciò contentarsi di risvegliare l'attenzione sia degli uni che degli altri, suscitando la speranza che un più frequente incontro fra le due parti non rimanga infruttuoso ai fini della ricerca.

I due temi fondamentali che danno il titolo a questo libretto, il totem e il tabù, non vengono qui trattati nello stesso modo. L'analisi del tabù offre un tentativo di soluzione che appare come del tutto certo e che chiude il problema. Lo studio sul totemismo si contenta invece di chiarire qual è il contributo che l'osservazione psicoanalitica può per ora portare alla spiegazione del problema del totemismo.

Tale divario dipende dal fatto che il tabù in effetti sussiste ancora in mezzo a noi; anche se inteso negativamente e indirizzato su contenuti diversi, per la sua natura psicologica esso non è altro che l'«imperativo categorico» kantiano, che intende agire con la costrizione, rifiutando ogni motivazione cosciente.

Il totemismo, per contro, è un'istituzione religioso-sociale ormai estra¬nea al nostro modo di sentire e in realtà da lungo tempo abbandonata e sostituita con forme più nuove; esso ha lasciato solo debolissime tracce nella religione, nei costumi e negli usi dei popoli civilizzati di oggi e anche presso i popoli che ancora vi ricorrono, ha dovuto subire profondi mutamenti.

Il progresso tecnico e sociale nella storia dell'umanità ha nociuto asssai meno al tabù che al totemismo. In questo libro si è osato fare il tentativo di scoprire il senso originario del totemismo, risalendo alle sue tracce infantili, ricercandolo negli accenni attraverso i quali esso affiora nuovamente nell'evoluzione dei nostri stessi figli.

Lo stretto legame fra totem e tabù indica ulteriori strade verso l'ipotesi qui formulata e se, alla fine, essa appare come assai inverosimile, pure non oppone una sola obiezione alla possibilità ch'essa possa farsi più o meno vicina a quella realtà così difficile da ricostruire.

Roma, settembre 1913


Puoi acquistare questo libro, salvo disponibilità, su webster.it



INDICE

Prefazione

L'orrore dell'incesto

Il tabù e l'ambivalenza emotiva

Animismo, magia e onnipotenza del pensiero

Il ritorno del totemismo nell'infanzia

Indice analitico


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