La caduta. Gli ultimi giorni di Hitler

Regia di O. Hirschbiegel – 2004 – Germania, Italia, Austria – 150 min.

Il Cast

Bruno Ganz, Alexandra Maria Lara, Corinna Harfouch, Ulrich Matthes, Juliane Köhler, Heino Ferch, Christian Berkel, Matthias Habich, Thomas Kretschmann, Michael Mendl

 

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La Trama

Questo film racconta gli ultimi dodici giorni della vita di Adolf Hitler, il Fuhrer della Germania nazional socialista, attraverso gli occhi della giovane Traudl Junge, segretaria del capo carismatico del Reich la quale, insieme a un ristretto gruppo di persone, gli rimase vicina vivendo nel bunker i giorni della fine del dittatore e della resa.

Non voglio ripercorrere qui la trama; tuttavia, credo che possa essere interessante la riflessione di Traudl Junge con la quale il film si conclude.

Certamente, quando con il processo di Norimberga sono venuta a sapere quelle cose orribili, dei sei milioni di ebrei, di ebrei e di persone di molte altre religioni o razze che erano state uccise, quando l’ho saputo mi sono sentita così sconvolta che non riuscivo a crederci. Ma non sono riuscita a trovare nessun collegamento fra quelle cose orribili e il mio lavoro di segretaria; so che mi sentivo così sollevata che non ci fosse alcuna mia responsabilità personale, e anche di non aver mai saputo niente. Non sapevo che fossero morte tante persone. Ma poi un giorno sono passata davanti alla targa commemorativa che hanno messo per Sophie Scholl ho visto che eravamo nate nello stesso anno, e che Sophie Scholl era stata uccisa proprio nell’anno in cui avevo iniziato a lavorare per Hitler. Io… solo in quel momento mi sono resa conto che il fatto che allora fossi così giovane non era una buona giustificazione, perché avremmo dovuto accorgerci comunque di quello che stava succedendo”.

Sophie Scholl apparteneva al movimento di resistenza al nazismo denominato  Rosa Bianca ed era stata arrestata a Monaco mentre distribuiva volantini all’Università: Sophie fu condannata a morte insieme al fratello e a un amico, Christoph Probst.

Durante il processo l’uomo della Gestapo le chiese:

« “… non si sente colpevole di aver diffuso e aiutato la Resistenza, mentre i nostri soldati combattevano a Stalingrado? Non prova dispiacere per questo?”

Sophie rispose:

” No, al contrario! Credo di aver fatto la miglior cosa per il mio popolo e per tutti gli uomini. Non mi pento di nulla e mi assumo la pena!” ».

Ciò che Traudl aveva compreso era che Sophie era stata capace di leggere la realtà (anche perché colpita, qualche anno prima, dall’arresto del fratello), mentre il suo sguardo era rimasto abbagliato dal leader carismatico e dal clima che lo circondava.

Questo mi piacerebbe che leggessero quanti, nonostante la storia ci riservi tanti insegnamenti in tal senso, continuano a vedere nei leader carismatici una soluzione ai problemi e alle angustie, accettando in modo acritico la loro visione del mondo.

Qui sotto puoi trovare alcune scene del film.

Come guardare il film

Il film permette di osservare una serie piuttosto interessante di situazioni, atteggiamenti e comportamenti:

  • il distacco dalla realtà del leader, che non riesce ad accettare la sconfitta;
  • l’effetto della malattia sulla capacità di comando;
  • l’assenza di coraggio di chi gli è vicino nel fornirgli un feedback realistico;
  • L’estrema delicatezza dei momenti in cui esiste un calo della leadership e permane sostanziale il rischio di metterlo in discussione;
  • la follia dei coniugi Goebbels, capaci di uccidere i sei figli per evitare loro la “tragedia” di vivere in un mondo senza il nazismo;
  • la comodità del leader carismatico, al quale si può delegare qualunque cosa senza assumersi responsabilità;
  • la fuga di fronte alla sconfitta, specie quando è in pericolo l’incolumità personale;
  • l’ira come sintomo del senso di impotenza.

Sono certo di aver tralasciato qualcosa che tu, vedendo il film, saprai certamente cogliere.

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Tiziana novembre 28, 2013 alle 10:43

Io l’ho visto qualche annetto fà, non avendo buona memoria non ricordo i particolari, ma ho solo una visione della trama in generale. Però le situazioni e i comportamenti che hai osservato e descritto analiticamente a mio avviso calzano in modo spaventoso…e la rabbia tanta tantissima per quello che era accaduto a quelle persone innocenti l’ho sentita fremere dentro di me, e il suo ricordo è quello più vivo e impotente che ho ancora…ottimo consiglio Arduino film da vedere e rivedere per non dimenticare…

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Ivo Egizi novembre 29, 2013 alle 19:23

condivido le riflessioni, in particolare quando lasciamo al leader che si avvicina alle nostre aspettative, il compito di risolvere tutto…..
senza farsi carico delle proprie responsailità.

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