L’arte della guerra

L'arte della guerra_1990Sun Tzu – a cura di T. Cleary – trad. di G. Fiorentini – Astrolabio Ubaldini – 1990 – 174 pagg

 

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L’arte della guerra di Sun Tzu, o Sun-Tzu pìng-fa, scritto all’epoca degli Stati Combattenti da un misterioso filosofo-guerriero cinese, rimane probabilmente il più prestigioso e influente testo di strategia del mondo, studiato e utilizzato, nel corso di oltre duemila anni, da guerrieri, capi militari e uomini politici, fino a Mao Tse Tung e Henry Kissinger.

Eppure questo aspetto di manuale strategico è solo una faccia, la più visibile, e forse non la più profonda, di questo classico. Concepito in un periodo travagliato da incessanti guerre civili, periodo al quale risalgono anche altri classici cinesi, quali il Tao Te Chìng, I-Ching e il Chuang-tzu, L’arte della guerra è profondamente permeato dei principi umanisti del Taoismo.

Proprio come I-Ching ha preservato alcune idee filosofiche attraverso i più vari mutamenti socio-politici grazie alla sua popolarità come libro di oracoli, così il manuale di Sun Tzu ha preservato dalla distruzione l’essenza della filosofia pratica taoista grazie proprio alla sua antitesi: lo studio della guerra.

In generale, il Sun-tzu ping-fa è dunque un manuale di strategia profondamente impregnato della visione taoista, ma strategia per che cosa? Solo per la guerra e competizioni di ogni genere? O forse si tratta dell’eterno scontro-incontro delle due energie che tutto permeano, lo Yin e lo Yang?

E la guerra, lo scontro, la competizione di forze rimanda solo a una dinamica sociale, collettiva, esterna, o anche a una interiore, in cui le forze in gioco possono essere le più varie, a seconda dei conflitti che ci agitano? O forse la vittoria suprema alla quale questa pedagogia strategica intende guidarci è la vittoria sulle illusioni dell’Io?

Ciò che ha sempre costituito la forza dei più grandi testi classici taoisti è che tutte queste domande sono pertinenti, tutte scoprono un aspetto del Ping-fa, e infinite altre ne possono nascere.

Come l’I-Ching, questo testo può e deve essere usato come un test proiettivo, e le sue istruzioni intese come una logica dialettica di profonda saggezza, applicabile a qualsiasi aspetto della realtà interna ed esterna che si presenti sotto la forma dinamica del conflitto.

Il più prezioso insegnamento che arriva a chi si trova impegnato a gestire situazioni di conflitto è che Il miglior combattente è colui che vince senza combattere. La strategia e la tattica militare sono orientate al senso profondo della conservazione delle risorse e del loro buon uso, dello scontro concepito come mezzo ultimo, quando ogni alternativa è ormai impraticabile.

Un libro che conserva la giovinezza della sapienza senza tempo: basti leggere il capitolo dedicato allo spionaggio per capire che ben poco, probabilmente, è stato in seguito inventato.

Caratteristica curiosa di questo libro è quella di essere fra i più letti e meno divulgati. Presente sul comodino di manager, uomini politici imprenditori, raramente mi è accaduto d’incontrare persone che ne parlassero con la naturalezza con la quale si consiglia la lettura di un libro divertente oppure di un buon romanzo.

Meglio che altri non sappiano? Desiderio di mantenere un presunto vantaggio nella gestione degli affari o semplicemente dei rapporti?

A ciascuno le sue ragioni. Un libro imperdibile, uno dei “senza tempo”: mi piace pensare che, dopo averlo letto e riletto, vorrete portarlo fuori della vostra stanza per tenerlo dove sia facile per i vostri amici sfogliarlo nell’attesa di un caffè o di un aperitivo.

Ho trovato su YouTube alcuni documentari che ho raccolto in  una playlist: eccola di seguito.

 

INDICE

Prefazione
Introduzione

1.      Le valutazioni strategiche
2.      Le operazioni di guerra
3.      L’assedio
4.      Lo schieramento
5.      La forza
6.      Il pieno e il vuoto
7.      Lo scontro armato
8.      Gli adattamenti
9.      Le manovre
10.    Il terreno
11.    I nove terreni
12.    L’assalto col fuoco
13.    Lo spionaggio
Vi sono numerose edizioni disponibili. Di gran lunga la migliore a mio avviso quella di Astrolabio Ubaldini, curata da Thomas Cleary.

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