Manuale del capo

Napoleone Bonaparte

a cura di J. Bertaut – trad. di M.S. Ruffolo – Einaudi – 2009 – 99 pagg

 

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“Non si può guidare un popolo se non gli si mostra un avvenire”.

“Un capo che non presta attenzione alle necessità dei suoi uomini non dovrebbe comandarli”.

“Non è difficile scegliere gli uomini, ma dare a quelli che abbiamo scelto tutto il valore che meritano”.

Acuta conoscenza della psiche umana, sapiente uso delle tecniche di comunicazione, lungimirante capacità di premiare il merito: grazie a queste qualità Napoleone ha saputo stravolgere le regole che governavano Stati, truppe e uomini costruendo un impero di potenza tale da poter essere abbattuto solo dagli sforzi prolungati di tutta l’Europa.

In questo libro sono raccolti i pensieri rappresentativi dei criteri che Napoleone ha utilizzato nella gestione del potere politico e di forze militari, tracciando, con uno stile che ricorda Il Principe di Machiavelli, le caratteristiche principali che ogni capo dovrebbe possedere per davvero guidare un Paese, un esercito, un’azienda.

Pagina dopo pagina, il genio napoleonico dimostra ancora oggi l’attualità di strategie di comando che, nate in un’epoca di forti sconvolgimenti politici e sociali, mantengono tutta la loro attualità.
Ne viene fuori il ritratto di un leader pienamente consapevole del suo desiderio di potere, che tuttavia indica nel distacco emotivo la chiave del successo.

Come dovremmo fare con determinazione ogni volta che ci avviciniamo a testi strettamente legati alla gestione della leadership e del potere, è cosa buona avvicinarsi a questo libro con l’animo dell’osservatore critico e distaccato, senza necessariamente cercare positivo riscontro ai propri convincimenti.

Da leggere e regalare a chi si appresta, o desidera, assumere posizioni di comando.

 

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Cesare Giuliani gennaio 22, 2014 alle 11:10

Mi permetto di segnalare che lo aveva capito ed applicato qualche annetto prima certo Giulio Cesare, con i risultati che sappiamo. Indipendentemente da questo, la domanda è: perchè questi leaders così illuminati cadono? Perchè suscitano invidia, stanchezza, o cosa?

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AM gennaio 28, 2014 alle 10:58

Prima di Cesare troviamo altri, a oriente e a occidente, che hanno espresso concetti similari: ma l’autore è una scusa per discutere. Perché i leader illuminati cadono? Domanda da un milione.
Vediamo di fare alcune ipotesi:
– predicano bene e razzolano male;
– gestiscono in modo distratto o approssimativo il rapporto con i follower;
– pensano che le persone si sentano gratificate da gesti significativi;
– credano che i follower li seguiranno sempre e comunque…
Vuoi che continui? 🙂
A presto leggerti,
Arduino

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