Teoria della dissonanza cognitiva

L. Festinger – Franco Angeli – 2009 – 272 pagg

 

Puoi acquistare il libro su Amazon.it

 

Il 15 gennaio 1934 uno spaventoso terremoto sconvolse la provincia indiana del Bihar. Per qualche rampo, nelle regioni vicine a quella colpita, si diffusero voci allarmistiche che predicevano nuovi e peggiori disastri.

Queste voci, raccolte da Prasad, circa vent’anni dopo dovevano cadere sotto gli occhi di Leon Festinger che era allora impegnato nel lavoro di ordinare e integrare teoricamente la grande quantità di dati che erano stati sino ad allora raccolti nel campo della comunicazione e dell’influenza sociale. L’esame dei dati di Prasad costituì la molla da cui doveva nascere la teoria della dissonanza cognitiva.

Come mai, si chiese Festinger, in una situazione del genere potevano nascere e diffondersi così facilmente delle voci terrorizzanti? Non sarebbe stato più logico che tra quelle popolazioni, già in preda al terrore, nascessero invece delle voci che tendessero a ridurre la paura?La risposta di Festinger è che queste voci non erano destinate a provocare paura, bensì a giustificare quella che già la gente aveva.

Esisteva cioè una discordanza tra quanto queste persone, non direttamente colpite dal terremoto, vedevano attorno a loro, e la paura che provavano e che non era giustificata da quanto vedevano. A questa discordanza tra elementi cognitivi (intendendo per elemento cognitivo ogni conoscenza, opinione o credenza che un individuo o un gruppo ha su se stesso o sul mondo che lo circonda) venne dato il nome di dissonanza cognitiva.

Secondo la teoria che nacque allora, esiste in ogni persona, in presenza di una dissonanza, una pressione tendente a ridurla, tanto maggiore quanto più forte è la dissonanza. La riduzione può ottenersi (ed è il caso delle popolazioni indiane) aggiungendo nuovi elementi consonanti (le voci di prossime sciagure); potrebbe però aversi, a seconda delle circostanze, anche cambiando gli elementi dissonanti o diminuendone l’importanza.

La portata della teoria così abbozzata è indubbiamente molto ampia, ed abbraccia gran parte dei problemi della psicologia sociale, particolarmente nel campo dell’influenza e della comunicazione. Dai processi decisionali e dalle conseguenze delle decisioni all’induzione forzata di un comportamento esteriore in contrasto con le opinioni private dell’individuo, ai problemi di comunicazione e di diffusione delle informazioni, al comportamento dei gruppi, ai fenomeni di massa, Festinger analizza in un quadro unitario, sulla base di numerose ricerche sperimentali, il potere predittivo e interpretativo della teoria.

ESTRATTO DALLA PREFAZIONE

Tra i vari indirizzi che hanno permesso agli psicologi osservazioni significative ed esperimenti originali, quello della Gestalt è stato certamente tra i più fecondi. Né, come talvolta erroneamente si ritiene, si tratta di contributi limitati all’ambito dei processi percettivi. È a tutti i livelli del comportamento, da quelli percettivi a quelli sociali, che questa scuola ha postulato una tendenza dell’organismo vivente a formare unità significative, a raggiungere forme d’equilibrio tra le forze che lo riguardano, a semplificare la complessità delle situazioni oggettive assimilando tra di loro le componenti già in qualche modo somiglianti ed accentuando le distanze tra quelle sufficientemente dissimili.

Per meglio valutare l’apporto della teoria, conviene soffermarsi sulla definizione che Festinger avanza degli « elementi cognitivi », della coppia, cioè, di dati conoscitivi, tra di loro non indifferenti e interrelati da un rapporto di consonanza o dissonanza. La definizione è ampia nel senso che non ha a che vedere soltanto con informazioni, nozioni, conoscenze di una persona su di sé, sul suo comportamento, sull’ambiente circostante.

Essa include anche opinioni, atteggiamenti, credenze, valori, costrutti che hanno sì una componente conoscitiva, ma che comprendono aspetti affettivi e reattivi piuttosto accentuati. Per questa via, estendendo la definizione di elementi cognitivi a processi psicologici in cui le componenti ricettive sono così strettamente collegate a quelle reattive, la teoria della dissonanza cognitiva diventa rilevante anche per lo studio e per la spiegazione di fenomeni psicologici riguardanti ciò che la persona sente e fa, il comportamento manifesto del soggetto, le sue scelte.

Così il recarsi di una persona ad ascoltare una conferenza può essere esaminato e previsto in funzione del fatto che la conferenza può rappresentare per il soggetto un’occasione di esposizione a stimoli dissonanti per lui e, perciò, da evitare; così, proseguendo nelle esemplificazioni, l’attrattiva di un bene di consumo può diminuire per chi abbia deciso di non acquistarlo, giacché la decisione avrebbe determinato una relazione dissonante con i pregi precedentemente attribuiti ad esso, rendendo necessaria una sottovalutazione di questi per ristabilire un equilibrio in favore della decisione presa.

Ho riportato questi esempi, che la lettura del volume arricchirà e chiarirà ulteriormente, per rilevare che la teoria in esame vuole andare più in là della spiegazione dei processi cognitivi, come per l’appunto risulta quando viene a implicare i processi decisionali. Il fatto stesso di prendere una decisione produrrebbe dissonanza rispetto a tutte quelle convinzioni in favore dell’alternativa non prescelta; questa, pertanto, subirebbe una perdita di attrattiva come effetto della tendenza a ridurre la dissonanza creatasi. Ciò significa anche che, a causa dei meccanismi di riduzione della dissonanza, una situazione soggettiva è più imparziale prima, che non dopo aver preso una decisione.

Si può dubitare che la definizione di dissonanza sia adeguata alla complessità dei casi individuali nei quali essa si verifica. In verità Festinger è consapevole dell’eccessivo semplicismo nel quale è incorso riducendo la dissonanza ad una relazione di opposizione tra due elementi cognitivi. Intanto non è sempre possibile definire univocamente se un elemento porta a negare l’altro, ma, anche se così fosse, è difficile che si tratti di due elementi isolati nettamente da altri in tale reciproca relazione, Festinger infatti, nel definire la grandezza della dissonanza (al fine di determinare la forza della pressione conseguentemente rivolta a ridurla) parla di « clusters », potremmo tradurre di « insiemi » di elementi cognitivi, costitutivi dei due termini della relazione ed articolati, all’interno di ciascun termine, da un rapporto di consonanza.

La grandezza della dissonanza viene definita, oltre che dalla proporzione degli elementi di ciascun insieme, anche dalla rilevanza degli elementi stessi per il soggetto. In questo modo, a differenza delle altre teorie della consistenza, la dissonanza tiene conto della complessità e della importanza dei contenuti cognitivi.

Resta, nonostante questi accorgimenti, la difficoltà di precisare ulteriormente e di misurare i suddetti fattori relativi alla grandezza della dissonanza. Permane anche la difficoltà di specificare chiaramente, in situazioni di fatto, se esista o meno dissonanza. Ed infine, per formulare previsioni più precise sulle modalità, di volta in volta, di riduzione della dissonanza (modalità più. varie di quelle postulate dalle teorie della « consistenza »), si è tentato di specificare meglio, all’interno di ciascuno dei due « insiemi » contrapposti, quegli elementi in base ai quali, poiché offrono una minore resistenza a modificarsi, verrebbe verosimilmente a delinearsi l’effetto della dissonanza.

Queste critiche hanno avuto il merito di stimolare interessanti ricerche sperimentali. Si è giunti, così, a riconoscere che la dissonanza non è un rapporto che c’è o non c’è tra gli elementi cognitivi in esame. Possono descriversi gradi di maggiore o di minore dissonanza tra di essi. Si è anche riconosciuto che per stabilire più chiaramente se esista o meno dissonanza in una data situazione, oc- corre tener conto di altre variabili. Tra di esse hanno riscosso particolare attenzione la stima di sé, tratti di concretezza o astrazione e altre caratteristiche di personalità, nonché la rilevanza psicologica (o « commitment ») degli elementi considerati.

Accanto ai problemi più strettamente sperimentali, la teoria della dissonanza cognitiva ha suscitato anche riflessioni più generali. Si è cercato di approfondire l’analogia tra i meccanismi di riduzione della dissonanza ed i processi di razionalizzazione descritti in psicoanalisi. Il capitolo sulla esposizione forzata alla dissonanza ha dato luogo a interessanti controversie con gli esponenti del « comportamentismo » ed ha permesso di meglio precisare il significato psicologico degli incentivi. Ma, soprattutto, si è dovuto precisare che non esiste una effettiva incompatibilità tra la tendenza alla stabilità, a trovare conferme alle proprie aspettative, ad evitare il nuovo e l’imprevedibile (tendenza che si prospetta alla base dell’economia dell’organismo una volta accettati i postulati della « consistenza » e della « consonanza ») e, d’altra parte, la tendenza a percepire, a ricercare il nuovo, la spinta della curiosità, che pure sono tanta parte della dinamica soggettiva.

Sebbene una valutazione sommaria della validità degli spunti offerti dalla lettura di questo volume non sia facile, la teoria della dissonanza cognitiva rappresenta senza dubbio un contributo non trascurabile all’approfondimento teorico e sperimentale della psicologia sociale. Essa ha avuto un posto rilevante, oserei dire preminente, nella formazione del modo di pensare e di indagare degli psicologi contemporanei.

INDICE

Prefazione di Gustavo Iacono
Premessa

1. Introduzione alla teoria della dissonanza
2. Conseguenze delle decisioni: teoria
3. Conseguenze delle decisioni: dati
4. Effetti dell’acquiescenza forzata: teoria
5. Effetti dell’acquiescenza forzata: dati
6. L’esposizione volontaria e involontaria alle informazioni: teoria
7. L’esposizione volontaria e involontaria alle informazioni: dati
8. Il ruolo del sostegno sociale: teoria
9. Il ruolo del sostegno sociale: dati sul processo di influenza
10. Il ruolo del sostegno sociale: dati sui fenomeni di massa
11. Riepilogo e nuove proposte

 

Puoi acquistare il libro su Amazon.it

{ 0 commenti… aggiungine uno adesso }

Lascia un commento