I Bastardi di Pizzofalcone

Bastardi_Di_Pizzofalcone 200 Maurizio de Giovanni – Einaudi – 2013 – 316 pagg

 

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Dopo Il metodo del coccodrillo ho letto anche I bastardi di Pizzofalcone, il secondo giallo dedicato alla omonima serie.

Ancora una volta complice mia moglie, appassionata lettrice di Maurizio de Giovanni, secondo la quale avrei trovato nel libro spunti interessanti per il mio lavoro e per i lettori del blog: aveva ragione, anche in questo caso.

E ti spiego per quale ragione.

La Storia

Il giallo è ambientato a Napoli nella popolosa zona di Pizzofalcone, che si estende dai Quartieri spagnoli fino al lungomare; un contesto urbano nella quale convivono, contaminandosi, le più diverse classi sociali.

Il commissariato della zona ha avuto quello cha a Napoli definirebbero un autentico “rovescio” professionale: quattro dei sei poliziotti che vi lavoravano sono stati arrestati per traffico di cocaina, della quale si erano impossessati durante un sequestro, meritandosi da parte dei colleghi l’appellativo di “bastardi”.

Dopo aver pensato alla sua chiusura e all’allargamento delle responsabilità dei commissariati limitrofi, il Questore decide di nominare un nuovo commissario, poiché quello precedente è stato “aiutato” ad andare in pensione nonostante non fosse direttamente coinvolto nel traffico di droga, e dislocare qui quattro investigatori provenienti dai commissariati più grandi.

Non è difficile immaginare la cura con la quale sono state scelte le persone da assegnare a Pizzofalcone: a fare le valige sono state le persone scomode, quelle che quando te ne sei liberato tiri un sospiro di sollievo.

Eccone un breve ritratto:

  • Alessandra De Nardo. Agente assistente. Esperta di armi, nel commissariato Decumano maggiore è stata protagonista di un increscioso incidente: un proiettile è partito dalla sua pistola e ha rischiato di colpire un collega;
  • Marco Aragona, agente scelto. Proveniente dalla Questura centrale, ha fama di essere raccomandato e dimostra non comuni qualità alla guida. Certo, non sempre sembra tenere in debito conto la salute dei passanti, ma non si può avere tutto;
  • Francesco Romano, assistente capo. In precedenza in organico al commissariato di Posillipo, ha serie difficoltà a controllare la rabbia. La mole non lo aiuta;
  • Giuseppe Lojacono, ispettore. È l’uomo che nel commissariato di San Gaetano si è reso protagonista della cattura del coccodrillo. Lui non è stato scartato ma solo perché il commissario Di Vincenzo è stato anticipato dalla richiesta di Luigi Palma, il giovane commissario che, per qualche ragione ha deciso di rischiare la carriera chiedendo di guidare Pizzofalcone. Lojacono a Pizzofalcone sembra trovare giusta collocazione, poiché si porta dietro il sospetto di collusione con la mafia; insomma, un bastardo autentico.

A completare il gruppo due superstiti del vecchio organico, sui quali è restata l’ombra del sospetto anche se nulla è emerso a loro carico:

  • Ottavia Calabrese, sovrintendente. Si occupa di segreteria, informatica e rapporti con la stampa;
  • Giorgio Pisanelli, sostituto commissario. Memoria storica del commissariato, ha avuto una carriera frenata da dolorose vicende familiari.

Ecco, ora conosci tutti i Bastardi di Pizzofalcone, persone che si portano dietro responsabilità di azioni che non hanno mai commesso e che si trovano a giocarsi quel che resta di una carriera compromessa; a vegliare su di loro Laura Piras, il magistrato che ha permesso a Lojacono di indagare nel caso del coccodrillo e che fa del suo meglio per creare le condizioni affinché il commissariato di Pizzofalcone abbia ciò che merita: una possibilità.

Niente di più sulla trama: dai un’occhiata alle parole di Maurizio de Giovanni nelle presentazioni del libro, poi ti dirò perché leggerlo può esserti utile.

Cosa potrai trovare interessante nel libro

Anche questo giallo di de Giovanni poggia sullo stile investigativo di Lojacono, costruito intorno all’analisi dei fatti, alla ricerca della motivazione ad agire, alla disponibilità ad ammettere di non sapere e a cambiare opinione di fronte all’evidenza.

Ma ancora più importanti sono altri aspetti:

  • un capo, il commissario Palma, che supporta il lavoro dei collaboratori intervenendo solo per sostenerne l’azione, senza alcuna spinta al protagonismo;
  • un gruppo che non riesce a scrollarsi di dosso il marchio di fabbrica: anche se costituito da persone completamente nuove o estranee ai reati commessi dai colleghi, i poliziotti continuano a essere per tutti “i Bastardi di Pizzofalcone”. La forza del pregiudizio è tale da rendere proibitiva qualsiasi redenzione;
  • spesso le persone sono espulse dai gruppi nei quali sono inserite in modo sommario, dopo aver commesso un solo errore o dopo non averne commessi affatto, causando la perdita di competenze che potrebbero risultare preziose per il funzionamento dell’organizzazione;
  • i risultati ai quali possono giungere persone alle quali viene data fiducia quando pensano di aver perso tutto e viene data loro una sola possibilità, sono impensabili;
  • come può lavorare insieme un gruppo di professionisti in modo coeso senza che si crei fra loro un’autentica amicizia;
  • l’eterno conflitto fra famiglia e lavoro, mondi che collidono e si contaminano per creare situazioni, storie e persone nuove.

Insomma, mi pare che ce ne sia abbastanza per convincerti a leggere il libro.

Sbaglio?

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Dello stesso autore ho recensito anche Il metodo del coccodrillo.

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