Per un parlare efficace

Plutarco – a cura di P. Marsich – Mondadori – 2008 – 85 pagg

 

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Nell’epoca della “comunicazione globale” e della inutile verbosità le pacate riflessioni dello storico greco del primo secolo ci fanno riscoprire il valore della parola e del silenzio.

Indicazioni chiare ed essenziali che invitano alla sincerità e alla concisione, al rispetto, all’ascolto, smascherando i falsi amici e gli ipocriti adulatori.

Tra aneddoti divertenti e colti riferimenti letterari, riscopriamo l’arte di intessere e coltivare relazioni che arricchiscono reciprocamente, riportando le persone alla loro dimensione più umana.

Quello che Plutarco ci offre è un vero e proprio manuale di comunicazione, attuale ed efficace, lontano dal modello del “come si fa a … “.

Da non perdere.

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INDICE

Introduzione
Nota biografica

Il controllo della parola

II vizio della loquacità
La parola dell’uomo loquace non ha valore
Chi parla troppo viene evitato
Quando è opportuno intervenire
Non prevaricare gli altri
I tre modi di rispondere
Mantenere un segreto
Bisogna limitarsi nei discorsi che ci compiacciono
Il vizio di lodare se stesso
Alcuni rimedi contro la loquacità

La capacità di ascoltare

La ragione come guida dell’uomo
Priorità dell’ascolto nella formazione dei giovani
Imparare ad ascoltare
Cosa si preferisce ascoltare
I doveri di chi ascolta
Alcune regole generali
Non bisogna replicare immediatamente
Adeguarsi all’argomento del discorso
Le domande devono essere sincere
II pericolo dell’invidia
Un esercizio contro la presunzione
I rischi di un’eccessiva ammirazione
Gli atteggiamenti di cui diffidare
Accettare le critiche
Ascoltare gli altri per conoscere se stessi
Riconoscere i meriti altrui
Apprezzamenti inopportuni

Smascherare la falsità

Come riconoscere le persone false
Le bugie degli adulatori
Non bisogna sempre compiacere gli altri
La mancanza di dissenso è sospetta
Come riconoscere gli elogi sinceri
II danno delle adulazioni
La falsa sincerità
Come resistere alle adulazioni
Valutare la disponibilità
Modi diversi di fare un favore
Condivisione non è complicità

L’uso della schiettezza

Essere sinceri con se stessi
La schiettezza va praticata con cautela
Solo la schiettezza disinteressata è efficace
Le forme della schiettezza
Quando la schiettezza è inopportuna
Le occasioni per essere schietti
La schiettezza non si pratica in pubblico
Ammettere i propri difetti
Come reagire alla schiettezza
II giusto modo di correggere gli altri
I due tipi di schiettezza
Curare gli effetti della schiettezza

Gestire l’ostilità

Si può trarre vantaggio dai nemici
L’utilità della circospezione
Per rinfacciare dei vizi bisogna esserne immuni
Le critiche degli avversari
Come reagire alle calunnie
L’esercizio della sopportazione
Riconoscere i meriti dell’avversario
Rispettare il nemico per rispettare gli animi

La serena competizione

 

Chi è Plutarco– Note biografiche
Tra gli scrittori greci vissuti nell’età imperiale romana Plutarco è sicuramente il più noto: la sua produzione, ricca di citazioni e riferimenti alla civiltà greca, ne sembra quasi una sintesi e una celebrazione.

Egli fu un cittadino dell’Impero romano e con la storia e la cultura latine si confrontò direttamente e positivamente: a Roma si recò più volte a partire dal 13 d.C., dopo aver visitato da giovane la Grecia, l’Egitto e forse l’Asia minore, ed ebbe importanti contatti con il ceto politico imperiale, sia negli anni di Domiziano sia in quelli di Traiano, per conto del quale svolse anche incarichi pubblici importanti.

Al generale e politico Quinto Sosio Senecione, attivo collaboratore di entrambi gli imperatori, Plutarco dedicò il suo scritto più celebre, le Vite parallele. L’opera consiste di cinquanta biografie di uomini “illustri”, da Romolo ad Alessandro Magno a Cesare, strutturate in ventitré coppie – un greco e un romano – con un confronto finale e quattro vite singole.

La tradizione ci parla di Plutarco come di un uomo schivo, sobrio, legato alla famiglia, estremamente religioso: a partire dal 96 d.C. fu sacerdote laico del tempio di Apollo a Delfi, luogo sacro della Grecia; non disdegnò peraltro di ricoprire in patria incarichi pubblici, anche non prestigiosi, in linea con l’ideale platonico di un impegno politico attivo da parte dei sapienti. Le sue ampie conoscenze filosofiche emergono negli scritti che, a partire dall’età bizantina, sono stati tramandati sotto il nome complessivo di Moralia.

L’influenza di Plutarco sulla cultura europea, soprattutto quello degli eroici profili contenuti nelle Vite parallele, è stata enorme, da Montaigne a Shakespeare, agli illuministi.

Alfieri vi attinse a piene mani per le tragedie e nella Vita usa il verbo “plutarchizzare” per descrivere la propria passionalità giovanile.

Foscolo, che sembra avervi tratto ispirazione per la figura di Jacopo Ortis, lo definì “divino”, e Leopardi ne colse la profonda lezione etica, dichiarandosi suo debitore fin dal titolo delle Operette morali.

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