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Dieci buoni motivi per NON FARE il Project Manager – Il terzo

4 Maggio 2008 | di Arduino Mancini Il project manager? Mestiere complicato

 

Il Project manager non dà valore aggiunto.

 

Il PM non progetta, non vende, non realizza.

Presenzia al collaudo, ma a quel punto non può farci più nulla.

Non ha una bacchetta magica come la Fata Turchina ed al massimo può trasformare l’oro (denaro) in ferro. In compenso i suoi costi gravano sul progetto rendendolo sempre più critico.

Eppure ogni progetto necessita di almeno un PM! Sembra che a questa contraddizione non si riesca a sfuggire.

Ma, a guardarci con attenzione, con chi si può sfogare il progettista frustrato? Da chi si va a chiedere un presentazione rabberciata da somministrare ad un’Alta Direzione ignara di tutto?

A chi si telefona quando è necessario tagliare, ridurre, riallocare, risparmiare, abbreviare, sopprimere?

Al PM naturalmente, collettore di tutte le richieste e massimo esperto di tutte le logìe all’avanguardia: psicologia, metodologia, etologia, dietrologia, nostalgia, nevralgia e così via.

Enrico Longo

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Commenti
Anonymous 5 Maggio 2008 0:00

Sono perfettamente d’accordo con Enrico. Indipendentemente da cio’ che dovrebbe essere, la figura del project manager e’ l’ennesimo ruolo in cui la competenza per pensare, proporre, progettare, realizzare, spiegare e mandare in esercizio un lavoro e’ stata parcellizzata. Una certa corrente di pensiero, imperante di solito nelle grandi aziende, fa si’ che meno gente riesca ad avere una visione globale del tutto meglio e’. E’ esattamente l’opposto della visione della piccola-media industria ed in genere della impresa in cui i dipendenti (e conseguentemente clienti) ripongono fiducia. Non ci deve essere alcun padrone di una tecnologia o metodologia di realizzazione, perche’ questo potrebbe passare facilmente alla concorrenza. Il project manager in questo senso e’ l’unico che utilizzando delle linee di condotta astratte dovrebbe tenere insieme i pezzi. Come al solito e’ disponibile una metodologia per il project management: aldila’ dell’oceano per divenire PM si debbono superare esami ed esami. Alla fine ci si ritrova ad essere direttori d’orchestra cui non e’ richiesto di saper leggere lo spartito, ne’ di riconoscere (se non dopo una certa esperienza) gli strumenti, ma di sapere che dopo 40 minuti la sinfonia deve finire.

Igino Manfre’

Anonymous 5 Maggio 2008 0:00

Sono perfettamente d’accordo con Enrico. Indipendentemente da cio’ che dovrebbe essere, la figura del project manager e’ l’ennesimo ruolo in cui la competenza per pensare, proporre, progettare, realizzare, spiegare e mandare in esercizio un lavoro e’ stata parcellizzata. Una certa corrente di pensiero, imperante di solito nelle grandi aziende, fa si’ che meno gente riesca ad avere una visione globale del tutto meglio e’. E’ esattamente l’opposto della visione della piccola-media industria ed in genere della impresa in cui i dipendenti (e conseguentemente clienti) ripongono fiducia. Non ci deve essere alcun padrone di una tecnologia o metodologia di realizzazione, perche’ questo potrebbe passare facilmente alla concorrenza. Il project manager in questo senso e’ l’unico che utilizzando delle linee di condotta astratte dovrebbe tenere insieme i pezzi. Come al solito e’ disponibile una metodologia per il project management: aldila’ dell’oceano per divenire PM si debbono superare esami ed esami. Alla fine ci si ritrova ad essere direttori d’orchestra cui non e’ richiesto di saper leggere lo spartito, ne’ di riconoscere (se non dopo una certa esperienza) gli strumenti, ma di sapere che dopo 40 minuti la sinfonia deve finire.

Igino Manfre’

AM 8 Maggio 2008 0:00

Il PM fa un mestiere difficile. Come il venditore deve abituarsi alla solitudine: se non lo fa fallisce.
E non deve attendersi riconoscimenti, che arrivano spesso a battaglia vinta.
Ma ha la consolazione di fare un mestiere affascinante come pochi.

AM 8 Maggio 2008 0:00

Il PM fa un mestiere difficile. Come il venditore deve abituarsi alla solitudine: se non lo fa fallisce.
E non deve attendersi riconoscimenti, che arrivano spesso a battaglia vinta.
Ma ha la consolazione di fare un mestiere affascinante come pochi.

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