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Alitalia CAI come … Alitalia


Nella seconda metà del 2008 la questione Alitalia sembrava chiusa e una stagione di decenni di perdite definitivamente alle spalle.

Il Governo Prodi aveva raggiunto, prima della crisi di governo e delle elezioni anticipate, la sostanziale vendita ad Air France.

Il Governo Berlusconi decideva invece per una soluzione nazionale: una cordata d’imprenditori che accorpasse anche Air One, la maggiore concorrente italiana della vecchia Alitalia, aperta a soci esteri di minoranza.

Meglio i francesi o gli italiani? Difficile dirlo, anche perché i comuni mortali non erano nelle condizioni di farsi un’idea chiara dei conti.

Le preoccupazioni del Governo Berlusconi, nel sostegno a una cordata italiana, erano principalmente incentrate sul fatto che la scomparsa della compagnia di bandiera avrebbe leso l’immagine internazionale dell’Italia.

Tesi questa discutibile, visto che molti paesi non hanno una compagnia di bandiera e non vedono per questo minacciate credibilità e immagine.

Che è successo, dopo mesi di un martellamento mediatico dal quale sembrava che Alitalia fosse la madre di tutti i nostri destini?

Vediamo.

Gran parte del personale è stata di nuovo assunto.

Alitalia CAI è la compagnia che decolla con il maggior ritardo a Fiumicino (principale scalo): circa 30 minuti.

Lo scarico dei bagagli è in perenne e pesante ritardo e i dirigenti sono chiamati, nei giorni festivi, a dare una mano nei lavori di fatica.

Chi ha la responsabilità di questo? Come spesso accade, in questi casi, tutti hanno eccellenti ragioni e le colpe sono altrui.

Alitalia CAI sembra portare con sé le logiche che hanno condotto al disastro Alitalia e che tanto, come contribuenti, ci sono costate.

I segnali sono quelli di un’organizzazione che non funziona e che sembra avere, come un anno fa, il cappio alla gola.

E questa, non è buona immagine per il bel paese.

I francesi, forse, avrebbero fatto meglio? Non c’è, purtroppo, controprova.

La vignetta è di wildpen

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