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Come valuti la qualità del tuo lavoro?

9 Maggio 2010 | di Arduino Mancini Pregiudizi, Errori cognitivi, Conformismo

7.9
Siamo convinti di saper fare più di una cosa contemporaneamente.

E, in effetti, è vero.

Siamo capaci di camminare e leggere il giornale, di ascoltare musica mentre stiriamo una camicia, di raderci e pensare a quello che faremo da lì a poco.

Ma siamo poco consapevoli del fatto che, nel fare due cose contemporaneamente, il ricordo di almeno una delle due svanisce: o, quanto meno, diventa labile.

Così se leggi il giornale camminando difficilmente ricorderai la passeggiata, se stiri e ascolto musica dirigerai la tua attenzione alternativamente sull’una e sull’altra attività, senza fissarne alcuna nella memoria. E credo che ben pochi possano affermare di avere un ricordo indelebile di un’ordinaria rasatura mattutina.

Le cose non stanno diversamente quando parliamo di tecnologia e di qualità del lavoro.

Il tempo necessario a immergersi in un’attività che richiede buona concentrazione è dell’ordine dei 10-15 minuti. Quando riceviamo un messaggio di posta elettronica, un sms o una telefonata dobbiamo aggiungere al tempo reale di interruzione almeno 10-15 minuti necessari alla “riconnessione”.

Se poi l’interruzione prevede la risposta a un messaggio, e quindi è necessario dirigere l’attenzione verso un tema diverso da quello trattato in precedenza, il tempo di riconnessione può crescere fino a raddoppiare.

In sostanza, togliamoci dalla testa l’idea di essere soggetti multi-processuali: a volte ne possiamo avere l’illusione perché siamo capaci di passare da un’attività poco impegnativa all’altra con relativa semplicità, gestendole in parallelo.

Ma neanche i computer sono multi-processuali: essi sono programmati per passare da un’attività all’altra migliaia di volte al secondo dandoci solo l’illusione di gestirle contemporaneamente.

Se vogliamo individuare il tempo che dedichiamo effettivamente ad attività produttive possiamo calcolare:

  1. i messaggi di posta elettronica e gli sms che abbiamo ricevuto in un’ordinaria giornata di lavoro e che abbiamo deciso di leggere immediatamente;
  2. i messaggi di posta elettronica e gli sms inviati immediatamente in risposta a quelli ricevuti;
  3. le telefonate ricevute e alle quali abbiamo dato risposta immediata.

Possiamo poi fare la somma assumendo, cautelativamente, che il tempo di “connessione e riconnessione” sia non di 10-15 minuti (Arduino, si sa, esagera sempre …) ma qualche minuto, diciamo 5.

La moltiplicazione per 5 con il risultato ottenuto dalla somma di e-mail, sms e telefonate ci darà una stima attendibile del tempo improduttivo.

Sorpreso del risultato?

Ti domanderai: ma le organizzazioni non sanno come girano le cose? Alcune ne sono beatamente ignare, altre ne sono consapevoli ma immolano la conoscenza sull’altare dell’illusione della produttività.

Che cosa possiamo fare per cambiare le cose, senza trasformarci in rivoluzionari che mettono in crisi il “sistema”?

Possiamo decidere di gestire la tecnologia piuttosto che esserne gestiti.

Ecco di seguito alcuni suggerimenti che contribuiranno a migliorare la qualità del tuo lavoro (e della tua vita …):

  1. disattiva la segnalazione di e-mail/sms in arrivo dal computer e/o dallo smartphone e decidi di gestirle a intervalli regolari;
  2. se il tuo lavoro non ti obbliga a rispondere con frequenza superiore gestisci i messaggi in arrivo una, massimo due volte al giorno. Oppure quando TU deciderai di farlo:
  3. se stai facendo qualcosa che richiede la massima concentrazione spegni il telefonino e riaccendilo solo quando avrei terminato. Se il tuo capo è di quelli ama disporre del tuo tempo a suo piacimento imboscati (nell’ufficio di un collega, da un Cliente, ovunque purché al di fuori della sua portata);
  4. partecipa alle riunioni senza portatile e senza smartphone;
  5. per quanto questo possa ferire il tuo amor proprio, cerca di convincerti che l’organizzazione difficilmente andrà in pezzi senza il tuo intervento immediato. Quale che sia la tua posizione.

E se questo dovesse davvero accadere rassicurati: verranno a cercarti prima che sia troppo tardi.

Non credi?

 

PS: Dimenticavo due cose:

 

Trovi il post anche nel libro Palmiro e lo (s)management delle Risorse Umane – Tattiche di sopravvivenza aziendale.

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Commenti
Claudia 13 Giugno 2011 0:00

Per quanto mi riguarda parto sempre da una costante
non variabile:
il mio tempo e’ importante e le mie azioni danno valore a cio che io sono.
Con questo sistema il mio tempo perde la velocita’ ; nel senso che qualsiasi cosa io stia facendo piccola o grande non mi riesce di “buttarla li” …Ma non perche io sia una perfezionista , anzi sono piuttosto disordinata …Ma perche sarebbe un gesto poco carino nei confronti di me stessa ..Ovvio che : se ho mal di testa non riesco a sistemare bene quell’importantissimo foglio di calcolo , se la mia penna non scrive bene il mio biglietto di auguri con le stelline disegnate fara’ schifo …pero queste sono variabili indipendenti dalla mia volonta’ .
Diffido di chi fa molte cose da solo contemporaneamente prediligendo inevitabilmente la quantita’ alla qualita’.
Se le cose da fare sono molte e’ importante avere una squadra
che ti supporti con la quale potere dividere i compiti .
La capacita’ di organizzare il “chi fa cosa” la ritengo una specie di dono dell’ubiquita’ .
Per me …l’essenziale e’ sapere di avere fatto tutto cio che potevo fare con i mezzi a mia disposizione ….”l’essenziale e’ invisibile agli occhi” recita anche il libro piu bello che io abbia mai letto :o) e vorrei potere anche sostenere che il risultato non e’ essenziale…purtroppo pero non e’ cosi …

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