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Perché devo condividere quello che ho imparato?

Lo so, ma non te lo dico!

Quello che so, me lo tengo per me.

Perché, se te lo dico, tu potresti prendere il mio posto. O sostituirmi.

E allora, perché devo condividere quello che ho imparato fin qui?

Questo atteggiamento, tacito o manifesto, è piuttosto diffuso nelle organizzazioni.

Le persone che tentano di proteggere il proprio sapere dalla “concorrenza” di capi, colleghi e collaboratori dimenticano tuttavia alcune cose:

  • siamo pagati per mettere a disposizione quello che sappiamo e impariamo giorno per giorno;
  • la conoscenza deperisce rapidamente, prima o poi anche il sapere più esclusivo perderà valore;
  • se non condividiamo ciò che sappiamo sarà difficile apprendere cose nuove, perché gli altri tenderanno a replicare il nostro comportamento.

Il risultato?

Pessimi rapporti, conoscenza che deperisce, perdita di “peso” organizzativo.

Insomma, mezzo piede fuori dall’organizzazione.

Trovi il post anche nel libro Palmiro e lo (s)management delle Risorse Umane – Tattiche di sopravvivenza aziendale.

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Commenti
Anonymous 31 Maggio 2010 0:00

…io ho da un anno un nuovo collega. Con lui ho condiviso ogni mio sapere, mi pareva giusto e corretto.
Mi ritrovo con una persona che mi nasconde le cose, schiva, misteriosa su ogni suo movimento. Essere corretti paga???
Elena

Anonymous 31 Maggio 2010 0:00

Avevo una impiegata, alla quale avevo dato una certa responsabilità. Non condivideva niente del suo sapere, faceva sempre in modo di rendere complicatissime (per gli altri) anche le cose piu' semplici. Aveva "solo" tanta paura, pur facendo finta di essere una "so tutto io", era sicuramente una persona molto complessata. Chi e' sicuro di se stesso non ha bisogno di nascondere le cose, creando malumori nell'azienda e doppio lavoro per chi ha bisogno di quelle informazioni tenute cosi'…riservate.
Le ho fatto capire in modo molto chiaro che la mia azienda non era il posto per lei, che il suo atteggiamento creava malumori e non era ne' efficiente ne' efficace.
Sono contenta che se ne sia andata, perche' e'meglio un impiegato un po' meno bravo, ma che condivide le informazioni a uno che tiene nascosto il suo lavoro senza che ce ne sia motivo.
Se il tuo collega ti nasconde le cose, e' bene che ne parli con i tuoi superiori, motivando – se e' cosi' – che questo suo atteggiamento nuoce al tuo lavoro e all'azienda stessa.
Secondo me e' sempre giusto essere corretti.
ciao!!

AM 31 Maggio 2010 0:00

Cara Elena,

mi sento di condividere in pieno il suggerimento dell'Anonima.

La protezione di ciò che si sa è un segnale di debolezza, di cui va tenuto conto.

Prova a parlare con il tuo collega, ma evita in ogni modo di diventarne ostaggio.

A presto leggervi,
Arduino

Claudio 26 Settembre 2013 0:00

Ciao Arduino,

commento un po’ in ritardo questo articolo che trovo comunque molto attuale (purtroppo…)

credo anch’io che la protezione ossessiva del proprio sapere sia una forma di debolezza, però proprio per questo non credo che parlarne con il diretto interessato sia risolutivo:

almeno secondo la mia esperienza, questo tipo di persone interpreta un discorso del genere come un chiaro tentativo di voler insidiare la loro posizione arrivando a peggiorare se possibile il loro comportamento

se il superiore non interviene in modo deciso per far capire che quell’atteggiamento danneggia l’azienda e non ve tollerato (magari perché la persona in questione è brava nel suo lavoro oppure perché “finché le cose funzionano lasciamole funzionare”) il problema non si risolverà

Il problema assume poi proporzioni drastiche quando si tratta di persone che vengono lasciate per anni a fare lo stesso lavoro, magari con larga autonomia, e poi per un motivo o per un altro vengono sostituite (pensione, dimissioni, malattia lunga). A quel punto si scopre che le cose più banali, che si fanno da anni, nessuno sa come farle

Cesare Giuliani 6 Dicembre 2013 0:00

Non mi stanco di ripetere che non divulgare informazioni è uno strumento di potere. Dall’esperienza di lavoro e dai posts sto maturando anche che è un modo per non scoprire la propria ignoranza. Purtroppo le due cose talvolta vanno a braccetto con i risultati che sappiamo. Chi sa, sa anche gestire la diffusione delle informazioni anche in fase di tutorship.

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