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Sai esprimere il tuo punto di vista quando tutti la pensano diversamente da te?

Ti sei mai sentito a disagio nel mantenere la tua opinione quando tutti, intorno a te, la pensano diversamente?

No? Buon per te. Ma se hai provato almeno una volta imbarazzo, sappi che anche per moltissimi altri è stata un’esperienza difficile.

Chiunque tenti di manipolare il nostro pensiero lo fa assecondando precise caratteristiche: quando la nostra opinione non corrisponde a quella del gruppo nel quale siamo inseriti tendiamo a cedere la nostra indipendenza, tranquillizzante nonostante la deformazione della realtà, pur di sentirci in armonia con il gruppo.

Lo psicologo Salomon Asch ha dimostrato che l’essere membro di un gruppo è una condizione sufficiente a modificare le azioni e, in una certa misura, anche i giudizi e le percezioni visive di una persona.

Riassumo di seguito un suo famoso esperimento.

A gruppi di 7 o 9 studenti universitari erano mostrate due tavole (vedi figura).

Sulla prima c’era una sola linea verticale, e sulla seconda tre linee verticali di varia lunghezza.

Agli studenti era stato detto che si trattava di un esperimento sulla percezione visiva e che il loro compito sarebbe stato quello di identificare sulla seconda tavola la linea che corrispondeva come lunghezza alla linea della prima tavola.

Ecco come lo stesso Asch descrive la successione degli eventi.

L’esperimento inizia senza problemi.

I soggetti danno le loro risposte secondo l’ordine in cui si sono accomodati nella stanza: nel primo giro ogni persona sceglie la stessa linea corrispondente.

Poi viene esposto un secondo insieme di tavole e di nuovo la scelta del gruppo è unanime.

Al terzo giro accade un evento inatteso: uno tra gli ultimi a rispondere è in disaccordo con tutti gli altri nella scelta della linea corrispondente.

Appare sorpreso, anzi incredulo, circa il disaccordo. Al successivo giro il soggetto dissente di nuovo, mentre gli altri rimangono unanimi nella loro scelta.

Il soggetto è sempre più preoccupato ed esitante man mano che il disaccordo continua nelle prove successive: esita prima di dare la sua risposta e parla a voce bassa, oppure sorride in modo imbarazzato.

Il soggetto dissenziente non sa che gli altri studenti hanno ricevuto in precedenza istruzioni sul modo di dare a un certo punto, all’unanimità, risposte sbagliate.

Egli pertanto è l’unico soggetto reale dell’esperimento e si trova in una situazione allarmante: o deve contraddire l’opinione concreta del gruppo e mostrarsi così stranamente confuso, oppure deve dubitare dell’evidenza dei propri sensi.

In queste circostanze il 36,8 % dei soggetti sceglie la seconda alternativa e si sottomette all’opinione fuorviante del gruppo.

Asch introdusse in seguito alcune varianti nell’esperimento e dimostrò che il numero di persone che contraddicevano le risposte del soggetto era d’importanza cruciale.

Infatti, se il soggetto veniva contraddetto soltanto da un membro del gruppo, l’effetto era trascurabile e il soggetto non aveva difficoltà a conservare la sua indipendenza.

Ma se l’opposizione era costituita da due persone, la sottomissione del soggetto alle risposte sbagliate saliva al 13,6 %.

Con tre avversari la curva di fallimento saliva a 31,8 %, dopo di che la crescita diventava meno rapida e ogni ulteriore aumento nel numero degli avversari portava la percentuale a tendere al 36,8 %.

Di contro, la presenza di una persona di appoggio costituiva un aiuto all’opporsi alla pressione del gruppo e a conservare l’indipendenza: in queste condizioni le risposte scorrette del soggetto scesero a un quarto dell’ammontare degli errori suddetto.

Non è elementare rendersi pienamente conto dell’effetto di un evento straordinario, come ad esempio un terremoto, senza averlo realmente sperimentato: lo stesso può valere per l’effetto dell’esperimento di Asch.

Nelle prove successive, alla conclusione delle quali tutti i soggetti furono informati del vero scopo dell’esperimento, i partecipanti mostrarono gradi diversi di disagio emotivo, che andavano dalla lieve angoscia a qualcosa di simile alla depersonalizzazione.

Anche coloro che non si sottomisero all’opinione del gruppo e continuarono a fidarsi delle proprie percezioni lo fecero di solito con la preoccupazione fastidiosa che potessero aver torto.

Alcune tipiche reazioni registrate.

“Mi sembra di aver ragione, ma il mio raziocinio mi dice che ho torto, perché dubito che tante persone possano sbagliare e io solo aver ragione”.

“È dissimile da qualunque altra esperienza nella mia vita, non lo dimenticherò finché vivrò”.

Come Asch rilevò, il fattore più spaventoso della resa cieca dei suoi soggetti è il desiderio profondo e radicato di essere in accordo con il gruppo.

La premura di cedere la propria indipendenza, di rinunciare all’evidenza dei propri sensi per avere la soddisfazione, tranquillizzante nonostante la deformazione della realtà, di sentirsi in armonia con il gruppo, rappresenta la sostanza che alimenta l’azione di demagoghi, dittatori e di quanti tentano costantemente di manipolare gli altri.

Esiste un metodo per generare una sorta di immunità permanente contro tutte le forme di propaganda e di lavaggio del cervello?

Prepararsi, sviluppare pensiero critico e fiducia in sé.

L’esperimento di Asch è liberamente tratto dal libro La realtà della realtà.

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Commenti
elisabetta 6 Maggio 2012 0:00

come sempre i tuoi articoli colpiscono nel segno! Nel leggerli cerco di applicarli alla realtà anche se molto spesso l’esperimento di cui sopra insegna e molto!!!

AM 6 Maggio 2012 0:00

Grazie Elisabetta,
il fatto che persone come te apprezzino il mio lavoro, senza necessariamente condividerlo, mi gratifica.
A presto leggerti,
Arduino

Claudia 6 Maggio 2012 0:00

Buonasera;
Sono personalmente rimasta vittima di un giochetto del genere …da bambina , vittima di una azione militare di 5 bimbette piu’ sveglie di me che mi convinsero dopo l’esame di quinta elementare che ci sarebbe stata anche ….la sesta elementare .
Estate infernale ..ma come ? avevo dato l’esame , ero pronta per le medie ? ..davvero mi era sfuggita sta’ cosa della sesta elementare ? come era potuto succedere ? dove avevo la testa ?….
Fino a che mia sorella maggiore mi diede uno scappellotto sulla nuca e mi spiego che mi avevano preso in giro abbondantemente…e che io non ero parte di quel gruppo , ma ne ero la vittima..
ebbi la sgradevole sensazione di essere stupida per un po’ .. ci rimasi proprio malissimo .
Pero ad oggi le devo ringraziare , perche da allora amo da impazzire contraddire e se sono fortunata trovo anche persone interessate a volere sapere perche ho la tendenza a contraddire anche quando le cose risultano evidenti.
Sono quindi quelle poi le persone che amo frequentare , perche non prendono le strade piu facili e si fanno domande.
Le strade facili raramente portano in posti nuovi.
Buona serata
:o)

AM 8 Maggio 2012 0:00

Grazie del commento Claudia. Prezioso.
A presto leggerti, Arduino

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