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Prima di tutto servono buoni marinai...

Come governare il vento d'autunno?

Post aggiornato il 6 ottobre 2023

Si parla sempre di autunno caldo, perché la ripresa dopo le vacanze mette sempre sul tavolo temi difficili da affrontare.

Gli economisti sembrano più confusi che persuasi, nel tentativo di leggere i connotati di diverse crisi politiche e militari e prevedere che cosa ci riserva il futuro.

Economie tenute in vita dall’aiuto pubblico, altre che procedono con il botto e paesi che provano a restare in piedi senza cadere al primo raffreddore.

E in Italia, come stiamo messi?

Trascurando una situazione politica che sempre ristagnare in un’endemica incertezza, con governi che poggiano su maggioranze incerte e opposizioni che fanno della divisione lo sport preferito, voglio parlarti delle imprese.

Queste si dividono in due classi.

Quelle che si sono ristrutturate e hanno adeguato l’offerta al nuovo scenario, e quelle che aspettano il vento di una ripresa più debole del previsto per catturare un po’ di ossigeno.

Tutte, senza eccezioni, hanno capito che debbono cavarsela senza il sostegno di una politica industriale.

Poco consolante? Sì, ma non senza speranza.

Una cosa, voi che leggete questo post e io, possiamo farla: leggere quello che Seneca scrisse a Lucilio duemila anni fa.

Non esiste vento favorevole per il marinaio che non sa dove andare.

Perché il vento favorevole può portarci in una direzione che non è quella che vogliamo: pensare prima di agire e prepararci senza abbandonarci ad azioni casuali è la nostra opportunità.

Specie quando gli altri non lo fanno.

A tutti buon lavoro.

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