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La cinquina del Campiello secondo Rosvita: Le perfezioni provvisorie, di Gianrico Carofiglio.

10 Ottobre 2010 | di Arduino Mancini Anti-curriculum, Colloquio di selezione, Lavoro


Siamo alla conclusione, al quinto finalista del Campiello.

Finora vi ho presentato Accabadora, Scintille, Canale Mussolini e Milano è una selva oscura.

Chiudo la rassegna con Le imperfezioni provvisorie, di Gianrico Carofiglio.

Perché leggerlo?

Perché Carofiglio, per chi non l’ha già letto, ha uno stile che rappresenta un buon incontro tra giallo e bella scrittura. Perché questo libro è quasi un film.

Il protagonista, come in altri romanzi dello scrittore magistrato, è l’avvocato penalista Guido Guerrieri.

La storia umana e le ambientazioni non scontate vi trascineranno nella vicenda e divorerete il libro in 48 ore. O forse meno …

Carofiglio ci presenta personaggi sfaccettati, intensi, con vicende personali che si svelano gradualmente nel corso del romanzo, che si delineano davanti ai vostri occhi senza appesantirne la trama: in una scrittura per immagini che è, per me, quasi cinematografica.

Il peregrinare per Bari ricorda Nanni Moretti a Roma. Ma qui si va in bicicletta, riflettendo sui trascorsi della propria vita sugli amori passati, sulla vita vissuta.

Carofiglio scrive per chi ama leggere: fluente, con digressioni che, lungi dall’annoiare il lettore, aprono scenari di vita e d’ambiente: veri camei.

Non a caso, forse, l’ultimo nato di quest’autore è un saggio sulla scrittura intitolato “la manomissione delle parole”, del quale vorrei farvi un cenno.

In questo libro l’autore presenta, senza timori reverenziali, esempi pittoreschi di uso improbabile di parole (anche in sentenze di alti tribunali…).

I richiami ai grandi della letteratura e non (da Tucidide a Victor Klemperer, da Cicerone a Primo Levi, da Dante a Kavafis, da Italo Calvino a Piero Calamandrei, fino alle pagine esemplari della Costituzione Italiana) hanno stupito il Festivaletteratura.

A Mantova, durante l’evento che lo ha visto protagonista, egli ha saputo coinvolgere il pubblico in un appello accorato all’uso proprio dei termini e a conoscere il loro autentico significato: passo indispensabile per fondare la verità dei sentimenti e delle idee.

Una cosa davvero di altri tempi!

Buona lettura!

Rosvita.

 

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Commenti
Anonymous 11 Ottobre 2010 0:00

Bel libro davvero.

Sulla perizia tecnica dell'Autore sono d'accordo con Rosvita.
Carofiglio non annoia mai, nonostante la conduzione agogica della narrazione permetta ampie pagine di ricordi e digressioni; il ripetuto ricorso agli elenchi mi ricorda da vicino il "catalogo delle navi" del secondo libro dell'Iliade.

Quello che mi ha fatto appassionare al libro sono comunque le atmosfere: Bari sembra la Parigi di Monsieur Dupin, dove in lunghe passeggiate notturne si scopre la verità su un delitto e su noi stessi; il viaggio a Roma, lo strano bar-ritrovo, appaiono tutti elementi funzionali alla formazione 'umana' di Guerrieri, come per dire <"Possediamo in noi la verità, ma ci occorre il corretto schema interpretativo per riconoscerla">, o in senso più lato <"Esiste verità senza che sia necessario un punto di vista?">

Tutto questo avviene introspettivamente, perchè leggiamo il mondo unicamente con gli occhi del protagonista.
In questa capacità di far identificare il lettore col personaggio, le sue idee ed i suoi dubbi,i miei dubbi, vedo la bravura di Carofiglio.

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