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Sì, rilassati, perché non sei obbligato a sapere tutto...

Dai, Capo, rilassati!

3 Novembre 2011 | di Arduino Mancini (S)management delle Risorse Umane

Post aggiornato il 24 marzo 2020

 

Fino a non molto tempo fa, diciamo 15 o 20 anni, fra i criteri più diffusi per ricoprire posizioni di gestione nelle organizzazioni avremmo trovato quello di promuovere la persona più esperta, che spesso finiva anche per essere anche quella in possesso di una conoscenza specifica superiore.

Come funzionavano le cose?

Il contabile più bravo diventava responsabile amministrativo, il miglior venditore assurgeva alla carica di sales manager, il miglior tecnico di assistenza prendeva su di sé la responsabilità di tutte le attività di assistenza in ambito tecnologico.

I Collaboratori avevano nel Capo un punto di riferimento: lui sapeva tutto quel che c’era da sapere relativamente alla responsabilità che gli era stata assegnata. A lui si poteva chiedere tutto e lui, nell’improbabile caso in cui non fosse preparato, avrebbe certo saputo scovare la risposta.

Poi tutto è cambiato. La conoscenza disponibile è andata moltiplicandosi, anche per il dirompente avvento di Internet, grazie a una rapidità di movimento e di contatto mai sperimentate in precedenza.

Pian piano si è scoperto che tutto quello che c’era da sapere in una sola testa non ci stava più.

Gli “uffici” o i “reparti”, come si chiamavano una volta, avevano cambiato pelle: i Collaboratori si erano trasformati  da propaggini del Capo a persone portatrici di conoscenze specifiche, essenziali per l’organizzazione.

Il cambiamento è stato graduale, quasi non avvertito. Come lo ha vissuto il Capo?

Beh, molti non se ne sono accorti e continuano a sentirsi in obbligo di essere i principali depositari  di una conoscenza che, tutta insieme, non possono detenere.

Sono cresciuti nel silenzio il senso di inadeguatezza, l’ansia di essere sempre in tiro, la paura di perdere una leadership basata su un sapere esclusivo.

Ma ora, Capo, puoi finalmente rilassarti.

Anche se quelli delle Risorse Umane non te lo hanno detto non sei più obbligato a detenere tutto il sapere che necessita al gruppo di persone che gestisci: tutto quello che ti è chiesto è gestire le competenze  delle quali i tuoi Collaboratori sono portatori e fare in modo che siano sempre disponibili.

Devi sapere quali sono, chi le possiede, curarne la manutenzione, fare in modo che le persone siano motivate a metterle a disposizione dell’organizzazione.

Complicato?

Lo so, ma mica puoi avere tutto. No?

 

Trovi il post anche nel libro Palmiro e lo (s)management delle Risorse Umane – Tattiche di sopravvivenza aziendale.

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Commenti
massimo 8 Novembre 2011 0:00

Un modo sublime per giustificare i paraculi… 🙂

AM 8 Novembre 2011 0:00

Ciao Massimo,
non ho capito. Mi spieghi?
Grazie, Arduino

ada 8 Novembre 2011 0:00

per potersi avvalere delle competenze altrui bisogna accertarsi che siano tali dunque … possederle!
saluti
am

AM 8 Novembre 2011 0:00

Ne sei sicura? A mio avviso le persone che occupano posizioni di comando non possono essere in possesso di TUTTE le competenze potenzialmente esistenti. Saremmo vicini alla divinità. Cosa ne pensi?
Grazie e a presto leggerti. Arduino

Anna De Cato 8 Novembre 2011 0:00

Condivido! Un buon capo in effetti è colui che riesce a riconoscere il valore dei suoi collaboratori, a trasmettere il proprio sapere e a demandare.

massimo 8 Novembre 2011 0:00

solo una domanda:
colui che da una settimana all’altra DECIDE che un “super-esperto” non può essere adeguato a gestire/managerizzare… è lo stesso che presume che l’arrivo di una nuova figura migliorerà la situazione?
Se SI, penso d’avere un’elevata percentuale di ragione
se NO, forse c’è spazio di discussione

Come dice il buon fisichella, va tutto contestualizzato 🙂

AM 8 Novembre 2011 0:00

@Anna. Grazie per il tuo commento, piacere di leggerti.
@Massimo. In linea generale rispondo SI, i due atteggiamenti sono coerenti. Il contesto è comunque importante. Perché non ci dici di più?
Grazie e a presto leggerti,
Arduino

massimo 10 Novembre 2011 0:00

rieccomi Arduino (posso usare il tu… vero?)
“Manager” ha un significato ben preciso. Il nome stesso definisce una figura che ha ben determinate caratteristiche-capacità-attitudini. Poi troppo spesso succede che il “manager” ha invece dei chiari connotati da “segretariato” che però, se ben sponsorizzati supportati marketing-zati (declinazioni molto leggere di “imposti”) , vogliono essere passati per LA SOLUZIONE AD OGNI MALE. Purtroppo portano invece a drammi già a monte ben intuibili.
La mia domanda perciò era ed è: chi è che impone una figura di tale fattura se non colui che ha un paraculo da piazzare?
Chiarisco che filosoficamente e nei desiderata io sposo in tutto e per tutto il suo filone di pensiero… poi purtroppo la quotidianità è ben diversa.

AM 13 Novembre 2011 0:00

Ciao Massimo,
il tu su tibicon è obbligatorio (almeno da parte mia…).

Quello che ho descritto è uno scenario che vedo spesso davanti ai miei occhi: persone alle quali nessuno ha spiegato cosa deve fare una volta che sono assurte al ruolo di capo.

è successo a me, è successo a tanti altri. Superiore il disagio quando le persone “sono state messe lì”, perché aspettano di prendere i vantaggi e non sanno cosa realmente fare se non dare ordini a destra e a manca.

Furbi che si prendono vantaggi e basta? Forse, nel breve certo. Ma non sapere, alla lunga, cosa fare quando devi gestire uno bravo, oppure una persona viene a dirti che vuole un aumento e tu sai che lo merita ma ti hanno imposto di fare altrimenti: come gestire queste faccende?

Alla lunga, chi guarda la partita dall’esterno vede i vantaggi e prova anche un po’ di invidia: status, magari un po’ di soldi.

Ma le cose vanno viste nell’insieme e ti assicuro che parlo con tanta gente che soffre e che capisce, a volte troppo tardi, che la regola è solo e sempre una sola: prepararsi.

L’abitudine a guardare il mondo ideale l’ho persa da un po’.

Grazie Massimo, e a presto leggerti.

PS: se non ho risposto esaurientemente per favore protesta e insisti!

massimo 14 Novembre 2011 0:00

In un pensiero pro-azienda, in cui io sono convinto che tutti sono “strumenti al servizio di” (lo sono anche i dirigenti), chiarisco che cade ogni discorso relativo a compensi/status/blasone/soddisfazione. Col mio pensiero volevo trasmettere questo: non si tratta di furbizia o opportunismo, o di fare del male a qualcuno per poter migliorare tutti – anche se a volte un parere comune e riduttivo potrebbe essere piuttosto far del male a molti per migliorare qualcuno (o per giustificare scelte, giuste o sbagliate che siano o che si riveleranno)-, dicevo che la visuale più ampia la si ha solo se si capisce il perchè serve l’arrivo di un leader che non è leader. Ma lo si spaccia per tale. Se si tratta di segretariato, post-it umano, aggiornatore di appuntamenti, segnalatore di ipotetici malcomportamenti… CHE SI FA?
Leader lo si nasce o lo si diventa? Non c’è risposta. Il leader si impone (“piazza”) e poi si rimane alla finestra a vedere che succede… se ha gli attributi lo diventa, se non li ha, lo si subisce.
Lancio una provocazione: la partita – ad esempio di calcio – vista dall’esterno, per chi non ha le competenze, potrebbe anche apparire come un concerto.
Parlo in generale. I leader sono pochi. La maggior parte sono tutt’al più dei sufficenti “gestori di persone” ben poco consapevoli che la partita va giocata assieme, mica diretta dalla panchina del “teatro della scala” (in quanto pensano d’essere a un concerto).
Ciao (a presto)

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