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La strategia dell’ignoranza

27 Giugno 2012 | di Arduino Mancini (S)management delle Risorse Umane

 

1.4

Molti sono i direttori del personale che la pensano come il professionista nella vignetta.

Spesso la posizione assunta è funzionale a difendersi da consulenti insistenti, quelli che come una mosca tze tze ti entrano in casa e non se ne vanno più: magari anche facendo danni.

Ma quando non è così? Se la convinzione è, invece, genuina?

Come può succedere che un direttore del personale sia “realmente “ convinto che accrescere la competenza delle persone che lavorano nell’organizzazione sia denaro buttato?

Cosa ne pensi?

 

Trovi il post anche nel libro Palmiro e lo (s)management delle Risorse Umane – Tattiche di sopravvivenza aziendale.

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Commenti
Claudia 27 Giugno 2012 0:00

La convinzione che formare un dipendente sia inutile ( se non dannosa) e’ purtroppo avvalorata da:
-quei soggetti che frequentano le ore di formazione perche cosi non lavorano
-altri che frequentano , apprendono , trovano interessante ma poi non mettono in pratica pensando che chi lascia la strada vecchia per la nuova….
-altri ancora che organizzano per 10 dipendenti il corso-top per i top-top-top-manager/the-best, per mettelo sul frontespizio della brochure aziendale … senza pensare che hanno in tutto 10 dipendenti -8 in produzione e 2 impiegati ..e fabbricano lacci da scarpe .
-altri che fanno i corsi per 4 eletti che non divulgheranno mai la propria conoscenza se non per aumentare le distanze dagli altri dipendenti e rendersi antipatici.
-altri che infine, frequentano , apprendono e poi vanno a mettere in pratica in altre aziende ( ecco il danno di cui sopra) .
Io penso che un direttore del personale spenda volentieri un budget se chi gli propone il corso prima di tutto gli fa queste due semplici domande: mi dici dove ti trovi adesso sul mercato? mi dici dove vuoi arrivare ?
I corsi devono essere la strada dove si appoggiano i piedi per arrivare alla meta .
e la meta deve sempre essere portata avanti , come al gioco del rimpiattino.

AM 28 Giugno 2012 0:00

Ciao Claudia,
interessante la tua riflessione. Hai toccato punti effettivamente realistici.
La vera questione non risolta sta proprio nel fatto che il corso di formazione va organizzato sapendo a cosa serve la conoscenza che vogliamo sviluppare, mentre purtroppo l’attenzione si ferma prima: al costo.
Grazie per il commento e presto leggerti, Arduino

Roberto 6 Luglio 2012 0:00

Ne aggiungo un paio a quelli di Claudia:
1. capi del personale che organizzano corsi di formazione solo perche’ richiesti da Alta Direzione, Capogruppo, moda del momento

2. altri che pensano di far bella figura o qualche euro aggrappandosi a tutte le iniziative finanziate da EU, Stato, Regione, Provincia ed Oratorio locale

3. tutti gli imbecilli che continuano a ripetere il mantra che “chi sa fa, chi non sa insegna”

In ultima analisi fare formazione su quanto serve all’azienda e quanto consente di trasformarla significa metter le basi di un cambiamento che puo’ non andar bene al capo del personale piuttosto che qualche altro apicale meglio destinato a leggi di Darwin.

Rosario Rizzo 6 Luglio 2012 0:00

Sto tenendo in queste settimane un corso di formazione su uno strumento per la gestione dei progetti a due persone. Il corso lo tengo nella loro azienda (sala concessa gentilmente dall’azienda) ma pagato da loro due.
Usano e useranno meglio il software sul posto di lavoro ma l’azienda non paga nulla.
Per la cronaca, uno é un Direttore di Produzione e l’altro é il responsabile dell’ufficio tecnico.
Ho fatto il massimo sconto che potevo permettermi e li supporteró in futuro.
Roba da matti.

emanuela 8 Luglio 2012 0:00

Mi occupo di formazione del personale docenti da molti anni e sono ricorrenti gli stessi problemi:
– se coinvolgi formatori molto esperti del settore, la maggior parte della platea si sente inadeguata e non sa cogliere e manipolare gli stimoli più ampi che vengono offerti (non sa andare oltre il quotidiano)
– se abbassi il tiro, allora ricorre: “queste cose le sappiamo già”, “lavoro così da anni”…(anche quando non è assolutamente vero)
– nei corsi di formazione “obbligati” agganciare la motivazione diventa un’impresa ardua e si ripiega sulla formazione “utilitaristica” al periodo scolastico del momento
– nei corsi di formazione “scelti” dove la partecipazione è volontaria i corsisti sono motivati e intraprendenti, ma alla conclusione esce la classica frase “nella mia scuola non si può fare”… e le cause vanno dalla dirigenza, al gruppo docenti o ai ragazzi che non possono fare…. Non esistono ragazzi che non possono fare, ma organizzazioni che non sanno proporre e coinvolgere….
E così organizzare formazione diventa sempre più complesso sia nella proposta, sia nella verifica della ricaduta nella didattica, nel sistema scolastico…
Una cosa ho constatato, che spesso i docenti si sentono “arrivati” e perdono quell’atteggiamento fondamentale di ricerca del “nuovo”, del “cambiamento”, dell'”adattamento” all’interlocutore che si ha davanti… proprio quella “magia” che è l’insegnamento.

AM 9 Luglio 2012 0:00

@Roberto. Vero che la formazione in taluni casi è fumo negli occhi, in altri è progettata solo se si veste di gratuità, in altre ancora è invisa perché rischia di rendere meno “stabili” certe posizioni di potere. Tuttavia, come testimonia anche l’esperienza di @Emanuela, dobbiamo considerare anche un’oggettiva difficoltà nella progettazione di corsi di formazione che abbiano una effettiva validità nel contesto organizzativo nel quale devono incidere: e questo è uno dei nodi da sciogliere.

@Rosario. Già, roba da matti. E non posso che essere compiaciuto per quello che fai.

@Emanuela. Hai detto un mucchio di cose sensate. Progettare formazione è maledettamente complicato e questa è una delle ragioni per le quali si finisce per non fare niente. Non nascondiamoci anche che molta della responsabilità ricade sulle spalle dei docenti. Ho conosciuto colleghi che vanno da anni in aula con lo stesso programma, non sanno niente delle persone che hanno di fronte, ricostruiscono un minimo di filologico di quello che andranno a dire durante la presentazione dei contenuti ( immaginiamo il risultato…). Altri colleghi invece, calibrano il loro coinvolgimento sull’entità del compenso mentre altri ancora scambiano l’aula per un’occasione di pubblicità personale. Quello che posso consigliarti è di continuare a vedere persone e a seguire una regola, secondo me infallibile: ingaggiare solo docenti fortemente focalizzati sui partecipanti, sui contenuti e sui risultati da ottenere.

Grazie tutti per i commenti e presto leggervi.

Arduino

MICHELE 12 Novembre 2014 0:00

Quando, il direttore del personale sa benissimo che il suo compito non deve essere di migliorare l’azienda ma solo di spendere il meno possibile e licenziare quanto più è possibile.

Tanto, il suo stipendio ed i suoi privilegi saranno sempre preservati (anzi sarà pure premiato).

Questo è quello che è successo in Italia negli ultimi 40 anni.

Ed i risultati sono sotto gli occhi di tutti.

valeria 3 Settembre 2015 0:00

Voto questa vignetta! Formazione e Ignoranza sono il nocciolo della questione e diventano una polarità ironica entro la quale mettere tutti gli altri argomenti.

Francesca 11 Novembre 2015 0:00

Aggiungo tre note:
1- io sono quasi sempre “mediata” da alcune società di formazione ed eventistica. Mi ritrovo ad andare in aula senza avere mai conosciuto il cliente, se non per avere guardato il sito web e avendo ricevuto un programma pieno di titoli che, come sappiamo, possono voler dire A, ma anche B e forse Omega

2- adesso moltissimi clienti chiedono la certificazione. E non per contenuti tecnici, ma per qualsiasi contenuto. Negli ultimi mesi, per candidarmi alla docenza di un corso di formazione su comunicazione e lavoro di gruppo (già scritto dalla società nelle linee generali) mi è stata richiesta la certificazione all’uso di un test specifico (che peraltro serve a catalogare le persone secondo etichette fantasiose e metaforiche: nientedichè!!!). Ora sappiamo tutti che i test sono tantissimi: quante certificazioni dovrei avere? Il sospetto che questa richiesta NASCONDA un suggerimento forte di scegliere “quel” e solo “Quel” formatore… bazzica spesso nella mia testa. E l’iscrizione all’albo degli psicologi non serve più ? NO: basta avere i master in pnl o simili le certificazioni all’uso di strumenti vari… Poi si può essere laureati in ingegneria spaziale o in agronomia e va bene lo stesso.
3- Quando la formazione richiesta è un po’ più sofisticata i docenti vengono scelti fra: ex-manager che raccontano la loro esperienza, attori di Zelig, campioni dello sport in pensione.

Non vorrei avere esagerato… ma potrei contare i casi di cui ho contezza certa e… ci vorrebbero moltissime mani!

AM 12 Novembre 2015 0:00

@Francesca. Non capisco cosa spinga le aziende a “pilotare” la scelta di un professionista quando sono perfettamente liberi di scegliere chi pare loro. manovrabilità? Clientela?
Hai una risposta, nella tua esperienza?
Grazie e a presto leggerti.
Arduino

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