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Perché detesto la povertà.

18 Settembre 2013 | di Arduino Mancini Costruisci la tua resilienza - Pensiero del mattino

Hurston-Zora-Neale

Ho letto stamattina un pensiero della scrittrice afroamericana Zora Neale Hurston.

C’è qualcosa della povertà che odora di morte. Sogni morti che cadono dal cuore come le foglie nella stagione secca e marciscono intorno ai piedi; impulsi soffocati troppo a lungo nell’aria fetida delle grotte sotterranee.

Anche se la privazione di ciò che è essenziale per vivere balza all’occhio, ciò che rende la povertà paralizzante sono i “sogni che cadono dal cuore come le foglie nella stagione secca e marciscono intorno ai piedi”.

È il dover dire di no ai figli quando chiedono di frequentare l’università, è la consapevolezza che ciò che ci aspetta è la fatica di arrivare ad aprire gli occhi per un’altra giornata di lotta: e nient’altro.

Per questo detesto la povertà.

Del resto, il richiamo alla povertà personale difficilmente arriva da chi la vive.

Non credi?

 

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Commenti
Ilaria 24 Settembre 2013 0:00

Mi sembra di capire che si parla di povertà estrema, per cui spero di non essere indelicata, penso che andrebbe provata per poter rispondere più correttamente. Però, mi chiedo: la povertà toglie i sogni o la non speranza? I miei nonni non erano ricchi e si sono adoperati per cercare di modificare la loro situazione, oggi non siamo così poveri però mi sembra sia più difficile avere la speranza di poter costruire qualcosa.

    AM 25 Settembre 2013 0:00

    Mi hai fatto pensare non poco con il tuo commento.
    Che differenza c’è fra perdere i sogni e perdere la speranza?
    Ansioso di leggere la tua risposta.
    Arduino

Ilaria 25 Settembre 2013 0:00

Se non nutro la minima speranza di realizzare il mio sogno, temo che smetterò di sognarlo. Apatia e rassegnazione ad una situazione che non si sa come cambiare e che non si spera più che chi può la cambi.

    AM 27 Settembre 2013 0:00

    Cambiare la parola speranza con fiducia? Che ne dici?

Ilaria 30 Settembre 2013 0:00

Si, sono sinonimi.

AM 30 Settembre 2013 0:00

A mio parere la speranza è spesso legata ad eventi esterni a noi: il caso, una persona che ci aiuta.
La fiducia in sè rappresenta invece una leva legata alla nostra persona, più potente efficace nel perseguire i sogni.
Cosa ne pensi?

Ilaria 30 Settembre 2013 0:00

Quando ho risposto: si, sono sinonimi, volevo aggiungere “proprio per questo dipende dalla valenza che uno da ad un termine piuttosto che all’altro”. Effettivamente la speranza da più un senso di qualcosa di esterno e quindi credo sia più adatto a quello che volevo dire. Sono dell’idea che per realizzare i propri sogni occorra sia la propria volontà (fiducia in se stessi) che un ambiente favorevole (speranza).

Cristian 4 Ottobre 2013 0:00

Personaggio controverso la Hurston…
Potresti dirmi da dove hai estratto il pensiero, per cortesia?
Per produrre una analisi corretta ho bisogno di collocarlo correttamente.
Grazie e a presto

AM 7 Ottobre 2013 0:00

Il libro è Con gli occhi rivolti al cielo (Their Eyes Were Watching God).
A presto leggerti,
Arduino

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