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Cosa fai, quando arrivi in ritardo?

7 Aprile 2014 | di Arduino Mancini Tattiche di sopravvivenza

scusate il ritardo 480

Ti giustifichi, anche se non ti è richiesto?

E quale giustificazione usi per placare l’irritazione di chi ti sta aspettando?

Eccone alcune fra le più diffuse:

  • C’è un traffico mai visto!
  • Non ha suonato la sveglia.
  • Mio figlio non voleva saperne di alzarsi.

Ce ne sono di più fantasiose:

  • La macchina si è piantata e non voleva ripartire.
  • Un cretino ha parcheggiato in doppia fila e non potevo uscire.
  • Due sono andati a sbattere proprio davanti a me.

A salvarci interviene la fretta di intraprendere l’attività rimasta in sospeso a causa del ritardo: si abbandona la questione e si prosegue.

La domanda alla quale vorrei provare a dare risposta è: perché ci giustifichiamo?

Il tentativo è quello di far passare un messaggio che suona più o meno così:

“Non pensate che io abbia dato priorità ad altre cose, oppure che abbia scarsa considerazione per il vostro tempo. Quello che è accaduto è al di fuori della mia volontà: in assenza dei fattori esterni io sarei stato puntualissimo!”

Quante probabilità abbiamo di raggiungere lo scopo, con un messaggio del genere?

Poche, decisamente, anche quando a giustificarsi sono persone di solito puntualissime.

E allora che fare?

L’esperienza suggerisce di scusarsi per il ritardo, come anche buona educazione prescrive, ma di resistere alla tentazione di giustificarsi, fornendo spiegazioni solo se esplicitamente richieste.

Lo so, gestire l’ansia è dura, ma se serve a evitare situazioni come quella che ho rappresentato nella vignetta…

Non credi?

PS. Se sei chiamato a fornire spiegazioni meglio evitare quelle “fantasiose”…

 

Trovi il post anche nel libro Palmiro e lo (s)management delle Risorse Umane – Tattiche di sopravvivenza aziendale.

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Commenti
Mary 7 Aprile 2014 0:00

Sono una persona di solito molto puntuale ma, quando mi capita di fare tardi per colpa mia (perchè magari me la sono presa comoda) a volte chiedo semplicemente scusa, altre volte mi giustifico anch’io col traffico, ritardo dei mezzi pubblici ecc. anche perchè sono i reali motivi per cui mi capita di fare tardi…quando non è colpa mia!!
Però devo dire che accade più spesso che sia io a dover aspettare, e sentire giustificazioni più o meno credibili 🙂
Concordo con la tua ipotesi sul perchè ci giustifichiamo, Arduino, e penso che cambi a seconda delle circostanze: a un appuntamento con amici si avverte meno il bisogno di accampare una scusa, al lavoro magari di più, soprattutto se si deve rendere conto a un superiore invece che a un semplice collega….

Vinc 20 Aprile 2014 0:00

Ciao Arduino,
con me hai colpito nel segno … Io sono da sempre un inguaribile ritardatario e la fantasia delle scuse ha superato ogni limite. Mi domando, però, perché sono così ritardatario? La verità è che non ho voglia di sentirmi in schemi costretti. Mia moglie , invece, dice di me che non ho la nozione del tempo … Qualche riflessione?

    AM 23 Aprile 2014 0:00

    Ciao Vinc,
    difficile avanzare ipotesi.
    A volte proviamo genuino disinteresse per quello che ci accingiamo a fare e il ritardo è un modo per comunicarlo.
    In altri casi il ritardo comunica il bisogno di finire sotto i riflettori (sono in tanti ad aspettare? meglio!), in altri ancora potrebbe essere il desiderio più o meno conscio di sabotare ciò in cui si è coinvolti.
    Non di rado emerge la riluttanza a qualsiasi forma di gestione del tempo (e delle risorse in genere).
    Ti riconosci in una o più di queste situazioni?
    Grazie per la testimonianza e a presto leggerti,
    Arduino

      Vinc 24 Aprile 2014 0:00

      Mumble mumble,
      visto “da dentro” non direi che non mi piace quello che faccio … ne’ che mi piace stare sotto i riflettori … forse la terza, ovvero nonostante faccia le liste, mi programmi, legga i più grandi guru sulla “megaorganizzazione” (tra cui ci sei tu, mio caro Arduino), aderisca al GTD, arrivo sempre al 70%, con qualche punta del 90-95%. Insomma, come dicevano i professori a mia madre, “può fare di più, ma non si impegna”. Eppure il traguardo lo vedo. Ma forse mi basta arrivarci vicino.
      Interessante è vedersi “da fuori” … non pensavo che i miei ritardi atavici potessero generare le tue riflessioni. Grazie per avermi fatto da specchio.
      Vinc

AM 29 Aprile 2014 0:00

Ciao Vinc,
sono qui per parlare con le persone. Che alimentano il blog più di quanto forse io non riesca a far trasparire :-).
Grazie e a presto leggerti.
Arduino

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