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Chi ti promette ciò che non può mantenere ti disprezza. Perché?

22 Febbraio 2018 | di Arduino Mancini Politica, politici, politicanti

Se durante le elezioni del 2018 sei stato nella Stazione Centrale di Milano o a Roma termini ti sarà certamente accaduto di notare sui maxi schermi il Contatore del debito pubblico, ideato dall’Istituto Bruno Leoni (IBL) e realizzato da AlfaPi srl.

Qui la foto che ho scattato alla Stazione Centrale di Milano.

Perché trovo l’iniziativa interessante?

La ragione sta nel fatto che l’IBL intende richiamare l’attenzione sul fatto che in campagna elettorale troppi partiti, o movimenti che dir si voglia, fanno promesse non sostenibili: e sul fatto che ogni promessa realizzata si trasformerà nella crescita di un debito pubblico già mostruosamente elevato (#ognipromessaèdebito è l’hashtag coniato per l’occasione).

Perché si tende a promettere l’irrealizzabile e a tacere il fatto che le promesse elettorali sono prive di copertura?

Le ragioni possono essere diverse:

  • molti politici pensano davvero di essere in grado di dare soluzione a tutti i problemi con poche e semplici iniziative;
  • come elettori ci uniamo spesso ai politici nel trascurare la complessità della gestione di un Paese, dimenticando che il mondo che abbiamo creato è maledettamente complicato e che le ricette miracolose non esistono;
  • troppi di noi sono propensi a credere (e a votare) chi promette di risolvere tutti i problemi con un colpo di bacchetta magica, salvo poi dimenticare le promesse non mantenute;
  • l’unica strada per dare copertura alle promesse elettorali è una lotta senza quartiere all’evasione fiscale, tema che tutti i politici evitano di toccare in campagna elettorale.

Cosa emerge da queste considerazioni?

Due cose:

  1. faremmo bene a tenere lontano dal governo del Paese chi ignora la complessità di ciò che si troverà ad affrontare;
  2. chi ci promette ciò che sa di non poter mantenere agisce pensando che comunque crederemo alle sue parole. In sostanza, ci disprezza.

Cosa ne pensi?

PS: ho aggiornato il post il 12 giugno 2019, e il debito pulbblico è arrivato a € 2.409 miliardi.

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Commenti
tiziano 28 Febbraio 2018 0:00

Condivido. Aggiungo però che spesso i soldi che ci sono, pur non tanti, non sono ben spesi. Non basta aumentare le entrate con la pur sacrosanta lotta all’evasione fiscale, se non riusciamo anche a tappare i mille rivoli e buchi del secchio della finanza pubblica. Tra mala gestione (per incapacità o corruzione), costi del sistema e spese assurde, pur legali (pensiamo a certi trattamenti di dipendenti pubblici, come la Regione Sicilia), se ne vanno tanti soldi. Questi sono per me i veri sprechi, che nessuno tocca, anzichè tagliare la sanità o la carta igienica nelle scuole o gli automezzi ai vigili del fuoco. Un caro saluto.

    AM 8 Marzo 2018 0:00

    Quello del taglio degli sprechi è tema vecchio e doloroso, caro Tiziano, perché purtroppo i soldi pubblici non sembrano avere padrone e tutti sentono di vere il diritto (e alcuno il tacito dovere) di impossessarsene.
    Grazie, e a presto leggerti.
    Arduino

Pierpaolo 2 Marzo 2018 0:00

Quando si parla di tagli agli sprechi si mira al tentativo (da bacchetta magica!) di eliminazione del vero cancro Italiano (dopo ovviamente corruzione ed evasione): la burocrazia. E come sappiamo la burocrazia “dà da mangiare” a decine di migliaia di persone nella PA. Quindi chi è quel politico che propone una riduzione della burocrazia che avrebbe come effetto immediato quello di tagliare n-mila posti di lavoro?

un saluto!

    AM 8 Marzo 2018 0:00

    Come dice Gramellini, hai mai visto la forfora votare per la brillantina?
    Nel referendum del 4 dicembre scorso abbiamo avuto l’opportunità di dare una sfoltita, anche se piccola.
    Ma chi lo ha proposto era tanto antipatico che il referendum doveva essere bocciato.
    Grazie per il commento e a presto leggerti.
    Arduino

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