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Un video e una vignetta ci aiuteranno (forse) a fare un po’ di chiarezza

Corteggiamento e molestia: che differenza c’è?

19 Ottobre 2026 | di Arduino Mancini Diversità - Management e Smanagement

La vignetta che vedi mi è stata ispirata da una coachee che si è trovata ad affrontare una situazione analoga.

Mentre la preparavo mi sono posto alcune domande:

  • quali erano le reali intenzioni di Ugo?
  • quello rappresentato nella vignetta può essere considerato un comportamento inappropriato, un goffo corteggiamento o una molestia vera e propria?

Non sono riuscito a dare una risposta immediata, e allora sono andato a cercare una definizione di corteggiamento e molestia, ovviamente limitando la ricerca al contesto specifico.

Ecco una sintesi di quanto ho trovato.

Corteggiamento

Insieme di comportamenti e attenzioni con i quali una persona cerca di suscitare attrazione in un’altra, per conquistarne l’interesse e costruire una relazione o un legame di coppia; in senso esteso, indica un atteggiamento di attenzione, adulazione o addirittura servilismo verso persone potenti o gerarchicamente superiori per ottenere privilegi o vantaggi.

Molestia

In ambito lavorativo, si tratta di un comportamento indesiderato che provoca disagio o mortificazione e che può compromettere la dignità della persona e la serenità dell’ambiente; se a sfondo sessuale, il comportamento indesiderato (verbale, non verbale o fisico) crea un clima imbarazzante, umiliante, e intimidatorio.

Sulla carta la distinzione sembra evidente, nella realtà lo è molto meno.

Per questo può essere utile guardare alcuni esempi proposti da Isabella Ragonese che, nel programma La TV delle ragazze – Gli Stati Generali di Serena Dandini, veste i panni della “professoressa Isabetta Ragonelli”.

Guarda il video, poi torniamo alle domande iniziali.

 

Come hai potuto vedere, lo sketch chiarisce con ironia un aspetto fondamentale: non è sufficiente valutare l’intenzione di chi agisce, conta anche il modo in cui l’attenzione viene espressa e come sono rispettati i confini dell’altra persona:

  • Quando l’interesse viene manifestato con rispetto e la persona è libera di accoglierlo o meno, siamo nell’ambito del corteggiamento;
  • Quando invece l’altra persona manifesta disagio, fastidio o disinteresse e tali segnali vengono ignorati, il rischio di sconfinare nella molestia diventa concreto.

Tutto qui?

A mio avviso ci sono due aspetti che fin qui ho trascurato e che non voglio perdere per strada: la gentilezza e il rapporto gerarchico.

La gentilezza non è una tecnica di seduzione, né una semplice strategia per ottenere ciò che si desidera: è l’atteggiamento che permette all’altra persona di sentirsi libera.

Libera di accettare, di rifiutare,
di non sentirsi sotto pressione.

Per questa ragione considero garbo e gentilezza caratteristiche essenziali di qualsiasi forma di autentico corteggiamento.

La vignetta introduce anche il tema del rapporto gerarchico.

Quando una delle due persone ricopre un ruolo di responsabilità, l’attenzione verso l’altra richiede ancora maggiore prudenza; quella che riceve le attenzioni potrebbe non sentirsi completamente libera di esprimere disagio o disinteresse, proprio perché dall’altra parte c’è

qualcuno che esercita un potere o
un’influenza sulla sua vita professionale.

E ora, torniamo alle domande iniziali.

Non conosciamo le reali intenzioni di Ugo, ma sappiamo che, nella stessa giornata, cerca un pretesto per vedere Armida una terza volta.

Siamo di fronte a un goffo tentativo di corteggiamento, a un comportamento inappropriato o a una forma di molestia?

Cosa pesa di più nella tua valutazione?

Le intenzioni di Ugo, la percezione di Armida, il ripetersi del comportamento o il rapporto gerarchico?

Come la vedi?

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