Ecco il mio anti-curriculum

di AM il 15 marzo, 2012

Sono passati due anni da quando ho scritto per la prima volta dell’anti-curriculum, promettendo a breve di presentare il mio a titolo di esempio: ne ho riparlato recentemente su twitter e ora voglio mantenere la promessa fatta senza attendere oltre .

Ormai da qualche tempo serpeggia la notizia che selezionatori e cacciatori di teste impiegheranno, accanto al canonico curriculum vitae in formato europeo, l’anti-cv: e allora è bene prepararsi.

Che cos’è l’anti-curriculum vitae?

Si tratta di un documento che riporta senza riserve la vita professionale del candidato, inclusi gli insuccessi e le situazioni in cui la sorte ha avuto un ruolo decisivo (in un senso o nell’altro): insomma, quello che non scriveresti mai in un cv ufficiale per timore di essere escluso dalla selezione.

Perché l’anti-cv sta diventando sempre più importante?

Selezionatori e head hunter di ogni livello si sono resi conto che i profili reperibili su LinkedIn (loro principale fonte) rappresentano vestiti in genere (ben) confezionati che servono appena a capire se includere o no una persona in una ricerca.

Essi, infatti, possono presentare alcuni inconvenienti:

  • ruoli e responsabilità presentate “generosamente”;
  • successi o scelte indotti dalla fortuna o dal caso presentate come coraggiose scelte personali;
  • insuccessi accuratamente nascosti sotto il tappeto.

È evidente l’utilità dell’anti-cv.

L’ho impiegato personalmente in alcune selezioni recenti di personale di vendita e mi ha aiutato moltissimo.

Perché non provi a scrivere il tuo?

Ho capito, prima di cimentarti vuoi un “aiutino”: d’accordo, comincio io.

Scriverò di seguito le tappe significative della mia vita professionale nelle quali, secondo me, la sorte ha avuto un ruolo importante oppure non sono riuscito a raggiungere i risultati attesi.

I periodi sono ripresi dal mio profilo presentato sul blog che, se vuoi, puoi usare come riferimento.

Ecco il mio anti-cv.

  • 1975. Poiché vengo da famiglia operaia, scelgo la laurea in ingegneria chimica perché penso che potrà evitarmi i tormenti della cassa integrazione che avevano colpito mio padre. Scopro invece una disciplina interessante e varia, adatta ad accompagnare il mio continuo bisogno di stimoli nuovi.
  • 1986. Governato dal caso il mio arrivo in Reuters Italia. L’inserzione chiede personale di vendita a Milano con solida esperienza nella vendita di informazioni economico-finanziarie, mentre io non possiedo che una conoscenza di base dei mercati finanziari sviluppata per interessi personali e risiedo a Roma. La difficoltà a reperire personale di adeguata preparazione e il desiderio del Country Manager di piazzare un venditore “terrone” fra tanti ottimi professionisti del nord fanno il resto.
  • 1987. Sempre in Reuters Italia scopro di avere un insospettato talento nella vendita, reso ancor fulgido dal fatto che i miei colleghi mi hanno lasciato il triveneto (l’area più estesa e difficile da coprire), area in forte crescita economica e nella quale la domanda di informazione economico-finanziaria è piuttosto sostenuta.
  • 1995. Il mio arrivo all’agenzia Ansa è caratterizzato dal fatto che la società incaricata di selezionare il direttore commerciale della sesta agenzia di stampa del mondo trova difficoltà a individuare il candidato più adatto. Dopo aver contattato diversi miei colleghi (tutti in Reuters ne parlano alla macchinetta del caffè…) arrivano a me: forse tecnicamente preparato, certo sono in possesso di uno stile di gestione difficilmente conciliabile con una realtà come quell’Agenzia in quegli anni. L’esperienza si conclude dopo meno di tre anni.
  • 2001. Dopo la liquidazione di Zivago.com, il sito di commercio elettronico che avevo prima progettato e poi gestito, mi metto alla ricerca di un lavoro. A luglio le opportunità sono diverse e tutte interessanti. A settembre l’attentato alle torri gemelle porta via migliaia di vite umane e le mie opportunità. Comincio a fare il mestiere del consulente in attesa di tempi migliori e un collega mi invita a occuparmi del Capitale Intellettuale ( tema al tempo a me sconosciuto), che diventerà la stella polare della mia seconda vita professionale e sul quale ho scritto un saggio.
  • 2002. Decido di non accettare una proposta molto interessante e di intraprendere definitivamente la professione del consulente di management.

Credo sia tutto quello che di rilevante possa entrare nel mio anti-cv.

Vuoi provare a scrivere il tuo, ora?

Perché non commenti questo post raccontando un episodio o una circostanza in cui il caso è stato decisivo per la tua vita professionale?

{ 30 commenti… prosegui la lettura oppure aggiungine uno }

Enrico marzo 15, 2012 alle 12:43

Arduino,
credo di averti battuto sul tempo. Anch’io ho scritto quello che si potrebbe definire un Anti-CV. L’ho fatto il 17/6/2009 e l’ho spedito vai E-mail ad un amico. Lui mi aveva comunicato di essere prossimo al licenziamento e volevo tirargli su il morale. Poi le parole sono andate avanti da sè. Contrariamente al tuo pero, il mio è proprio il ‘rovescio della medaglia’ rispetto al CV ufficiale e contiene i fallimenti, i passaggi a vuoto e molte delle notizie che nel CV ufficiale non si raccontano e che, anzi, si cerca di nascondere il più possibile. Ancora oggi, rileggendolo, ho provato il dolore che provai allora nello scriverlo. Non so se poi l’averlo fatto mi abbia aiutato o no. Chissà.
Te lo manderei ma, così com’è, non è pubblicabile perchè necessita di contestualizzazione e poi ci sono nomi di Società e di persone in chiaro. Inoltre fra un po’ sarò nuovamente a spasso anch’io (la mia Società datrice di lavoro è messa male, come è noto) per cui è meglio che giri il CV ‘brillante’.
Buon Lavoro.

Enrico

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Monica marzo 18, 2012 alle 18:14

certo, nella teoria sembra un’idea interessante e potenzialmente ottima per sdrammatizzare un periodo di pausa professionale.
Il mio unico neurone funzionante, tuttavia, mi ricorda che nel (triste) panorama lavorativo italiano l’ironia non abbonda: senza un adeguato supporto di lenti ironiche è senz’altro complicato leggere con il giusto spirito un anti-cv.
Gli head-hunters, poi, temo tendano a non leggere nemmeno i cv “seri”…

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Linda agosto 28, 2013 alle 09:03

Confermo: gli head hunters non leggono i cv stravaganti perchè c’è un assoluto bisogno implicito di linearità e conformità.
Eppure, gli imprenditori o i responsabili di linea cercano SEMPRE chi può fare la differenza. E diventa scelta strategica, inserire nell’organizzazione un “ironico” che apporti prospettive alternative oppure un “medio” che mantenga intatto il funzionamento del sistema.
Un antiCV è un segnale evidente: sarà poi cura dell’head hunter sapere com’è il cliente e se una tale candidatura è un valore aggiunto.

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Barbara L.Bix marzo 20, 2012 alle 17:35

Io penso che nell’anti-curriculum cio’ che ha davvero rilevanza non sono tanto i fallimenti e i momenti “no” di per se stessi, quanto come questi momenti si sono affrontati e cosa, in positivo, ti hanno permesso di fare “dopo”.
Le sventure i gli errori sono inevitabili, il “come” si affrontano e la capacità di cogliere le occasioni che ti si presentano, viceversa, sono cose che possono variare da persona a persona.
Magari anche con l’aiuto di un buon consulente si puo’ imparare a gestire questa capacità personale…vero Arduino?
Barbara

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paola marzo 21, 2012 alle 09:29

Sono sempre alla rincorsa per compensare e risolvere un danno del passato che si ripropone ciclicamente sempre più aggressivo dovuto alla troppa considerazione e generosità verso persone superficiali….. e’ soltanto da apprezzare in me la capacità e la forza di credere e di riuscire a risolvere….sempre e comunque…. e la consapevolezza di riuscire…..

Rispondi

AM marzo 21, 2012 alle 09:39

@Barbara. Ho sempre concepito l’anti-cv come un mezzo per prendere considerazione di sé: tu ne proponi una lettura in chiave di sviluppo personale. Ottimo spunto di riflessione. Un buon consulente? Mica è detto che serva.

@Paola. Non credo di aver capito. Mi aiuti?

A presto leggervi,

Arduino

Rispondi

Barbara L.Bix marzo 21, 2012 alle 11:47

@Arduino: Intendo l’anti-cv certamente come mezzo per lo sviluppo personale, ma soprattutto come mezzo per comunicare al tuo eventuale nuovo datore di lavoro (o all’head hunter) quali sono le tue capacità di soluzione e superamento dei problemi e soprattutto quale e’ la tua capacità di crescere insieme all’azienda.
Penso che, indipendentemente dal ruolo che svolgi (operaio o dirigente), poiche’ l’azienda cambia negli anni, la capacità che ha il personale di adattarsi e costruire, eventualmente essere anche propositivi, sia un valore aggiunto che un datore di lavoro puo’ apprezzare.
Certamente il rischio e’ , se la comunicazione nel cv non e’ ben fatta, che l’anti-cv si trasformi in un boomerang per il candidato.

Rispondi

Claudia marzo 21, 2012 alle 22:51

Anch’io -anch’io !! E’ bellissima ‘stà cosa…non l’ho mai scritto
l’ anti-cv …
Allora:
Provengo da una famiglia di estrazione sociale piuttosto modesta; non sono mai stata capace di memorizzare nulla che non sia di mio interesse
e alla scuola dell’obbligo non ero brillante.
1980 – Con un triennio Ho conseguito un “miserrimo” attestato professionale come stilista –settore abbigliamento .
1981 – Ho trovato lavoro in un laboratorio di confezioni dove disegnavo vestiti per bambini, e cucivo a macchina,
non era il massimo ma avevo bisogno di lavorare
1981/2000 – Assunta poi in una piccola azienda nel settore meccanico
( Lontanissimo dai miei “studi” , ma il laboratorio di confezioni era fallito) vi ho svolto varie mansioni:
dal centralino all’ archivio e dalla copisteria alla lucidatura dei disegni a chine, quando poi finalmente e’ arrivato il pc
a forza di gomitate e spintoni ne ho guadagnato uno anche io in azienda .
Imparando ad usarlo da autodidatta ci ho lavorato sopra come segretaria, come grafica, e anche in ufficio tecnico, utilizzando molti strumenti informatici ma solo per il pezzo che serviva a me , cosa che ho poi pagato cara successivamente.
Quando l’azienda ha cominciato a richiedere piu’ specializzazione , io mi sono resa conto
che non faceva piu per me fare una cosa sola
..o forse io non ero in grado di fare UNA cosa sola “bene”.
2000/2007 – mi si propone una azienda alternativa e io acchiappo il treno per pura incoscienza , volevo vedere com’era da un’altra parte ..
Stesse mansioni , ma piu facile perche la ditta era: piccola , stabile e veloce .
2007/attuale – Ora lavoro in una grande azienda e cerco di mettere in pratica quello che ho imparato, soffrendo per la lentezza di movimento che a volte percepisco .
Ha si ! fatico a marcare in orario e adoro le pause caffe.
;o)
( senno che anti-cv e’ ??)
Saluti

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AM marzo 22, 2012 alle 10:17

@Barbara. Ai selezionatori che dovessero imbattersi in questa conversazione consiglio caldamente di leggere i tuoi commenti, come estensione e approfondimento del possibile impiego dell’anti-cv.

@Claudia. Quando taci per un po’ la mancanza si sente. Grazie per il prezioso contributo e per averci aiutato a capire il valore dell’anti-cv.

Rispondi

Tiziana marzo 22, 2012 alle 11:43

E’ bellissima questa idea di mettersi a nudo e confessare sopratutto i propri limiti (che non necessariamente dovrebbero essere considerati un fallimento) io propongo di far diventare ufficiale anti-c.v. al posto del c.v.
Sai quanti dovrebbero confessare che se non fosse per le “spintarelle” o gli amici “giusti” non avrebbero neanche uno straccio di lavoro e pensare che si danno tante arie!!!!!

Rispondi

Luisa aprile 23, 2012 alle 13:48

@Barbara.
Cara Barbara, abbiamo avuto un’idea simile rispetto all’anti-cv come strumento di crescita personale/aziendale, settore nel quale mi muovo come coach. Da qualche anno infatti propongo ai miei clienti di scrivere l’anti-cv per ‘accogliere’ quello che ormai è stato, trarre consapevolezza di limiti, timori, convinzioni che appesantiscono e frenano il proprio cammino, mettere in luce capacità, risorse, talenti.
L’anti-cv è un tool molto prezioso, potenziante e liberatorio.
Grazie per questo post e per questa discussione.
Buona giornata, Luisa

Rispondi

Barbara L Bix aprile 23, 2012 alle 21:00

@luisa. Ciao, ora la “sparo grossa”, ma mi hai fatto venire una idea. Gesu’ era un grande coach? E la Confessione una sorta di anti cv?

Rispondi

Luisa aprile 24, 2012 alle 15:09

Cara Barbara, sono molto poco informata su Gesù e sulla Confessione e quindi non so nè rispondere nè argomentare rispetto alla tua idea.
Luisa

Rispondi

Barbara L Bix aprile 24, 2012 alle 20:20

@Luisa Ovviamente non intendevo fare un discorso di tipo religioso , non ne ho le competenze, ma volevo solo lanciare una idea (balzana?) per capire se figure come Gesù o Buddha, per esempio, potevano essere considerati dei coach ante-litteram per la loro capacità di motivare e persuadere. E la confessione potrebbe essere vista come una sorta di anti cv se laicamente intesa come un momento di riflessione su quel che non e’ stato fatto bene e sugli insuccessi. Rilfessione fatta per modificare un comportamento e migliorarlo.
ciao!

Rispondi

AM aprile 24, 2012 alle 19:59

@Barbara. Ci aiuti a capire meglio il tuo punto di vista?

Rispondi

Barbara L Bix aprile 24, 2012 alle 20:34

@Arduino Il mio cervello fa strani collegamenti a volte. Scherzi a parte, mi faceva sorridere l’idea che quando si parla di coach si pensia auna figura dell’era moderna, che forse invece e’ stata “inventata” oltre 2000 anni fa…. ;-)

Rispondi

AM aprile 25, 2012 alle 01:53

Ringrazio @Luisa e @Barbara.
Sono davvero colpito dal fatto che l’anti-cv abbia trovato tanta attenzione, sia perché già impiegato sia come idea e strumento di possibile utilizzo futuro.
Se ne parla molto in rete e non solo su tibicon.
Era partito in sordina, e guarda un po’…
Mi hanno colpito l’entusiasmo e la determinazione di Luisa: condivido pienamente il possibile impiego dell’anti-cv come strumento per acquisire consapevolezza di sé.
L’idea di Barbara di cercare un collegamento fra Gesù e il coach moderno è stimolante e mi ha fatto riflettere: in fondo mi è accaduto in più di un’occasione di imbattermi in idee e concetti che rappresentavano pratica diffusa già 2000-2500 anni fa.
Chiunque abbia letto il capitolo delle spie nell’Arte della guerra sa cosa intendo.
A Barbara rispondo che la figura del coach e quella il “capo” religioso mi sembrano piuttosto distanti, poiché con il coaching la persona tende a trovare dentro di sé forza, motivazione e stimolo a intraprendere nuove strade o a dare forma a un cambiamento.
Quando entra in ballo la religione altri elementi esterni all’individuo prendono importanza e il quadro di riferimento cambia completamente.
Motivazione individuale, obiettivi e finalità possono diventare anche radicalmente diversi da quelli che possiamo attenderci come risultato di un percorso di coacing.
Lo stesso dicasi per la confessione, che in un caso ha il fine di redimere da peccati mentre nell’altro assume il senso del percorso interiore sostenuto da una persona, il coach, che ha per scopo l’aiutare la persona che assiste.
Mi piacerebbe conoscere la vostra impressione in merito.
Intanto grazie.
A prestissimo a leggerli, Arduino

Rispondi

Primiano aprile 26, 2012 alle 08:41

Che bel post e che bei commenti! Grazie!!
Proverò subito a fare l’anti-cv, e anche ad utilizzarlo nel coaching (grazie Luisa, bellissima idea!).

E anche l’idea di Gesù come coach… Beh, direi che non faceva il coach, però in alcuni passi del Vangelo si vede come Gesù aveva delle ottime “coaching abilities”!

Rispondi

Marco rovatti aprile 28, 2012 alle 17:20

Leggerei l’antiCV come una compensazione all’interno di un bilancio personale delle competenze. Quindi utile e necessario percorso di autovalutazione. Renderlo pubblico … non saprei. Il suo,valore è introspettivo, un esercizio fatto seriamente. Auto consapevolezza.
Se invece si vuole restare nella parodia, allora ritengo più sincero scrivere direttamente perchè ci si mostra su linkedin: chi vuole trovare un posto migliore (cioè più soldi) sfruttando la conoscenza della conoscenza del mio amico che non vedo da 15 anni. C’è molta ipocrisia. Chi vuole trovare nuovi clienti perchè ė col culo per terra ma finge di essere molto impegnato (stile Conte Mascetti). Chi si mostra perchè è “arrivato” e come Vanesio va vedere in continuazione che visita il suo profilo. Chi è disperato e spera che qualche head-hunter lo inviti a partecipare ad una selezione.
Perchè Marco Rovatti è quindi su linkedin? Provate un po’ ad indovinare… ;-)

Rispondi

AM aprile 29, 2012 alle 08:07

@Primiano. Grazie, da parte mia e da parte dei lettori che hanno commentato.

@Marco. Ti ringrazio per l’articolato commento, al quale rispondo per punti.

Il post invita le persone a raccontare un episodio o una situazione nella quale il caso è stato decisivo per la vita professionale: ciascuno è libero di trattare ciò che lo riguarda come meglio crede. Concordo sul fatto che non sempre possa essere utile rendere noto l’anti-cv, ma sono anche consapevole del fatto che (per esperienza personale) l’anti-cv possa essere impiegato proprio per acquisire credibilità durante una selezione.

Credo che su LinkedIn tutti saremo più sinceri se in Italia il mercato del lavoro somigliasse di più a quello degli Stati Uniti, nel quale puoi dire tranquillamente di aver sbagliato qualcosa e trovare altre opportunità senza pregiudizio.

Non mi sento di biasimare “chi vuole trovare un posto migliore (cioè più soldi) sfruttando la conoscenza della conoscenza del mio amico che non vedo da 15 anni”, né “chi vuole trovare nuovi clienti perchè ė col culo per terra”, neanche “chi si mostra perchè è “arrivato” e come Vanesio va vedere in continuazione che visita il suo profilo” o ” chi è disperato e spera che qualche head-hunter lo inviti a partecipare ad una selezione”.

Soprattutto la necessità di superare i momenti difficili può indurre ad atteggiamenti che possono non essere propri della persona e le reazioni individuali nei momenti di difficoltà le più disparate.

So che cosa significa trovare e ri-trovare un lavoro, conosco la preoccupazione di non essere certo di garantire adeguato reddito alla mia famiglia, conosco anche la necessità di trovare clienti e di farsi cacciare dagli head hunter: e anche, ma non solo, per questo guardo a che tiene certi atteggiamenti con comprensione e, se posso, cerco di dare una mano.

Spiace leggere nelle tue parole distanza e, lasciami dire una parola forte, poco rispetto per le persone e per le loro difficoltà.

Credo che si possa stare su LinkedIn (e di questo scriverò presto) per diverse ragioni: ma, soprattutto quando si partecipa a discussioni o si commentano post, mi piace pensare che le persone vogliano lasciare un contributo alla comunità con la quale vogliono interagire.

Perché Marco Rovatti su LinkedIn? La sensazione che prevale è che la tua preoccupazione sia sostanzialmente quella di catturare nuovi clienti.

Ancora grazie per il commento e a presto leggerti, Arduino.

Rispondi

Marco rovatti aprile 29, 2012 alle 10:45

Infatti caro Arduino, Re del piacere di scrivere telematica-mente, la mia battuta finale “parlava” di me e di tutte le motivazioni che ho scritto. Non è distanza ne mancanza di rispetto: quei virgolettati “sono me”. Fiat misericordia tua super nos…

Rispondi

Francesca Ungaro aprile 29, 2012 alle 12:32

Ciao, mi intrometto nella vostro confronto anche perché vi ho conosciuto su LinkedIn nello stesso Gruppo di discussione.
A me è interessato l’Anti Curriculum ed è molto limitativo considerarlo solo un esercizio di auto consapevolezza.
Sono d’accordo con Arduino nell’auspicare anche in Italia un diverso approccio nella selezione delle risorse umane. Ormai si è arrivati al paradosso di dover mentire di avere già un lavoro per trovarne uno!
Quanto poi al trovarne uno migliore, non è detto che sia solo per “più soldi”.
In ogni caso, io mi sono iscritta a LinkedIn per trovare un lavoro migliore. Lo uso abbastanza, ma non troppo. Per trovare lavoro in realtà uso canali più tradizionali. Se vado a vedere chi ha visitato il mio profilo non è perché sono una “vanesia” ma è per capire con chi posso interagire di più. E la maggior parte delle persone che conosco su LinkedIn non è né “arrivata” né “sta col culo per terra”. Semplicemente lavora coi Social Network e non se la mena troppo.
E’ da queste persone che ancora si impara a comunicare sempre con una buona dose di competenza e rispetto.
A presto, Francesca

AM aprile 29, 2012 alle 15:57

@Marco. Né cerchietto della santità né le corone (quelle regali hanno anch’esse qualcosa di funereo, a mio avviso :-) ) mi si addicono. Grazie comunque per aver chiarito il tuo pensiero.

@Francesca. Come ho già detto, non c’è niente di male a usare LinkedIn per trovare lavoro o per trovare nuovi clienti.

In generale i SN, e soprattutto Linkedin, sono luoghi nei quali è possibile farsi conoscere e creare delle relazioni che nel tempo possono essere utili sia a noi sia agli altri: questo aspetto va sfruttato e coltivato al meglio in una logica di lungo periodo.

In generale, capisco che il tema della ricerca del lavoro ci costringe a strategie che non sempre ci piacciono: il lavoro tendiamo a darlo a chi non lo vuole o non sembra averne bisogno.
Da qui a elaborare strategie che ci portano a rappresentare una realtà diversa è un passo.

Dobbiamo vergognarcene? Affatto. A me è accaduto e credo di aver fatto la cosa giusta. Lo rifarei? Credo di sì.

Aggiungerei, oggi, un pizzico di distacco.

Grazie dei commenti e a presto leggervi.

Arduino

Rispondi

Francesca Ungaro aprile 29, 2012 alle 16:45

Grazie a te, Arduino, dell’insegnamento!

Francesca

Rispondi

Ugo giugno 12, 2012 alle 18:28

Ciao Arduino !
devo dire che trovo molto originale la tua idea ma, nello stesso tempo, anche molto “acuta” nel senso che è molto vera.
Infatti siamo pieni ovunque, nelle aziende e sul web, di curriculum vitae “gonfiati” o “abbelliti” con tutte le cose migliori che abbiamo fatto o sappiamo fare e spesso anche di più di quello che sappiamo fare, insomma una specie di spot pubblicitario personale ..
Mentre invece la verità è che tutti noi abbiamo dei fallimenti (lavorativi intendo ..) alle spalle o qualche “scheletrino” nell’armadio e quindi perchè non descriverci per quello che siamo stati o siamo veramente ?? ..
io ho più o meno la tua età ed anch’io sto cercando di riciclarmi nel senso che sto facendo un lavoro che non mi piace più e che (pare) non abbia più molto futuro per cui mi sto guardando intorno .. sono un incosciente ?
chi lo sa può darsi, ma io ho le mie convinzioni e sono in cerca di persone come me motivate e decise a cambiare la situazione ..

chi l’ha detto che a cinqunat’anni non si possa ricrearsi un’identità lavorativa ? .. certo ci vogliono convizione, pazienza e determinazione ma sono sicuro che si può !!

se ti può interessare il mio contatto, sono a disposizione ..

Ugo (Firenze)

Rispondi

AM giugno 13, 2012 alle 04:59

Ciao Ugo,
grazie per il commento, del quale condivido ogni punto.
Riciclarsi a 50 anni? Certo che si può, io l’ho fatto a 45 e con qualche risultato, almeno in termini di interesse personale e qualità della vita.
L’importante è darsi una strategia precisa.
Segnalami pure il tuo cv su linkedin, sono curioso di conoscere questa professione in estinzione.
In bocca al lupo e a presto leggerti!
Arduino

Rispondi

Ugo giugno 13, 2012 alle 18:40

Ciao Arduino, grazie per la risposta !
Mi fa piacere leggere che la pensi come me anzi, sono talmente convinto di quello che ho scritto che ho intenzione di creare un nuovo gruppo sul mio profilo che tratti appunto questo argomento, una cosa del tipo : riciclarsi a 50 anni si può ? .. certo che si !!
insomma creare una specie di “gruppo di lavoro” con persone interessate come me a ricrearsi una situazione lavorativa ..

per il CV ok te lo mando ma lo devo passare in questa sezione oppure esiste una sezione apposita ? .. scusami ma sono nuovo di Linkedin.

la professione in estinzione ? .. ma è la mia e cioè quella impiegatizia !! lavoro ormai obsoleto e superato dai tempi .. sei d’accordo ? ..

a presto, saluti
Ugo

p.s.: ti ho scritto anche una mail ..

Rispondi

Paolo Lena luglio 26, 2013 alle 15:06

La tematica è decisamente originale e concettualmente molto interessante da sviluppare perchè ci porta a valorizzare gli elementi “inconfessabili” del proprio percorso professionale. E’ un pò la traslazione di quella corrente di pensiero manageriale che individua nella gestione “pubblica” delle non conformità di prodotto/servizio uno dei capisaldi per il miglioramento della Customer Satisfaction ed, in ultima istanza, dell’ affifdabilità complessiva dell’ azienda nei confronti dei propri clienti. Però non parlerei di anti-curriculum, bensì di co-curriculum, che rende visibile una lettura realistica “tra le righe” del curriculum ufficiale. Questo al fine di evitare, come la fisica delle particelle ci insegna, che il contatto fra “materia” e “antimateria” si risolva in un improduttivo “annichilimento” del tutto.
Cordialmente
Paolo Lena

Rispondi

AM luglio 26, 2013 alle 15:13

Grazie Paolo,
difficile darti torto sull’ultima osservazione.
Sono certo che non ti sarà sfuggito il fatto che l’anti ha il compito di attirare l’attenzione sul concetto. Ah, la comunicazione…
Grazie ancora e a presto leggerti,
Arduino

Rispondi

Liliana luglio 29, 2013 alle 12:39

Ciao Arduino, in effetti mi mancava questo tassello dell’anti CV. Dai tempi della scuola ho sempre ragionato di fronte alle interrogazioni dicendomi che per crescere il docente deve conoscere il mio effettivo grado di preparazione e, anche per pigrizia, ho sempre evitato di prepararmi noiosi bigliettini. Ora sul fronte professionale spesso mi sono chiesta quale fosse la maniera più assertiva per comunicare al selezionatore/trice anche i miei punti di debolezza e credo che questo sia un mezzo efficace. Come dire “riciclare” con assertività i punti di debolezza per farli diventare una forza.

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