Che voglia che ho di far parte della… casta

di AM il 10 luglio, 2012

 

Del termine “casta” si fa un gran parlare, specie ora che esiste forse la più alta disaffezione di sempre verso la politica.

Ma che cosa significa davvero la parola “casta”?

Secondo Wikipediauna casta è ciascuno dei gruppi sociali che costituiscono una gerarchia rigida in alcune società. (…) Per un individuo appartenente ad una casta è molto difficile o impossibile entrare a far parte di una casta diversa, in particolare se di rango più elevato. Il concetto di casta si riferisce originariamente alla società indiana, ma è utilizzato per estensione anche in altri contesti ed in senso improprio anche per riferirsi a qualsiasi gruppo sociale chiuso, anche in società che non sono ufficialmente divise in caste“.

Non so voi, ma io ho le idee più confuse di prima.

Ecco allora che mi capita fra le mani il libro Massime, pensieri, caratteri e aneddoti scritto da Nicolas de Chamfort, accademico, scrittore ma soprattutto acuto pensatore francese della seconda metà del ‘700.

Sentite cosa scrive.

Possiamo considerare l’edificio (…) della società come un edificio materiale composto di differenti nicchie o compartimenti di una grandezza più o meno considerevole.

Le classi, con le loro prerogative, i loro diritti, (…) formano questi diversi compartimenti, queste nicchie diverse.

Gli uomini passano ma loro sono durature.

Quelli che le occupano a volte sono grandi a volte piccoli, e nessuno, o quasi nessuno, è adatto alla sua classe.

Là vi è un gigante, curvo o accovacciato nella sua nicchia; là vi è un nano sotto un’arcata: raramente la nicchia è fatta per la statura; intorno all’edificio circola una folla d’uomini di corporatura diversa.

Tutti aspettano che si liberi una nicchia per infilarvisi non importa quale.

Ciascuno fa valere i suoi diritti per esservi ammesso, cioè la nascita o le sue protezioni.

Chi, per scegliere, volesse far valere la proporzione tra la nicchia l’uomo, (…) verrebbe fischiato.

Gli stessi concorrenti si astengono dal criticare l’avversario per questa sproporzione.

La casta, secondo Chamfort, altro non rappresenta che una componente costante del sistema sociale popolata da persone in virtù di “nascita o protezioni”, non rappresentando la competenza un requisito di appartenenza.

Proprio per questo molti aspettano che arrivi l’occasione giusta per farne finalmente parte, generando una situazione per la quale nessuno, o quasi nessuno, è adatto alla sua classe.

Stabilire delle regole per farne parte?

Rifiutare “la proporzione tra la nicchia l’uomo” significa garantire a tutti la possibilità di accedere alla casta e ai suoi privilegi senza aver costruito una competenza di base: cosa che trova tutti coloro che ad essa desiderano accedere concordi.

Trovo la posizione di Chamfort estremamente convincente e attuale, che andrebbe tuttavia integrata con una considerazione personale: che l’avversione per la casta si manifesta in molti casi quando non ne facciamo parte.

Quando, per una qualche ragione, riusciamo a farci spazio ci convinciamo che i privilegi che ne derivano nascono dal nostro merito o dalla nostra competenza.

E dell’avversione iniziale non rimane niente: a volte neanche il ricordo.

Tu cosa ne pensi?

{ 5 commenti… prosegui la lettura oppure aggiungine uno }

Tiziana luglio 16, 2012 alle 13:23

Concordo pienamente con te Arduino, sono brutalmente sincera, anch’io vorrei far parte della “casta”. Sopratutto perchè sono stufa marcia di fare sacrifici e rinunce, per una volta nella vita sarebbe bello poter disporre di tutto quello che hanno (benefit di ogni genere, troppi soldi, troppi beni, troppa importanza) i nostri parlamentari, i dirigenti delle varie strutture politico-governative, molti liberi professionisti ecc….(la lista purtroppo è molto lunga).
Continuerò a sognare….saluti Tiziana

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Cristian luglio 16, 2012 alle 17:23

Ciao Arduino,

Mi è capitato spesso di invidiare coloro che appartengono a caste o più semplicemente “club” esclusivi che garantiscono privilegi inarrivabili per i più…

Mi è anche capitato di essere tra questi privilegiati.

Tutto ha un prezzo però e spesso (per Tiziana, ma anche per me e per tutti coloro che a volte provano un pò d’invidia) non ne vale la pena.

Gli Upgrade in first class e le business lounge non valgono il tempo rubato alla famiglia e agli amici.

I benefit e gli stipendi non valgono la propria integrità o scaltri compromessi.

Gli incarichi e le responsabilità non valgono il sonno perduto.

Un sorriso ed il pensiero di essere, davvero, un priviliegiato, guardando ai veri valori della vita, regalano molto, molto di più.

Un abbraccio

Cristian

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Tiziana luglio 17, 2012 alle 09:15

Caro Cristian, le tue sono belle parole, peccato che i valori veri non si mangiano, e sopratutto che in giro per il mondo c’è tanta gente che non sa neanche cosa siano e sono loro quelli che hanno il potere di rovinarti e in alcuni casi anche di distruggerti la vita . Quindi se hai anche la sfiga di incontrarne, di queste persone, come è successo a me praticamente per tutta la vita, credimi non ti sentirai affatto un privilegiato. Saluti Tiziana

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Tiziano luglio 18, 2012 alle 07:54

Arduino, come al solito, ci lancia provocazioni brillanti. Stavolta tocca il tema dell’invidia, motore di tante cose, in tutti gli ambienti. Così, se sei fuori, invidi chi è dentro; se sei dentro, invidi chi ha un po’ di più…. e alla fine, in questo modo, che ti resta? Apprezzare ciò che si ha, anche se è poco, aiuta a vivere meglio e a godersi i lati positivi della vita, che ci sono. E’ che spesso non li vediamo, perchè guardiamo all’erba del vicino (e non conosciamo tutta la storia).

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AM luglio 23, 2012 alle 15:03

Ringrazio tutti voi che avete, fin qui, commentato un post alquanto spinoso: ho asptettato un po’ a farmi vivo ma ora è il momento.

@Tiziano. Cogli l’essenziale, come al solito. Quello che mi è piaciuto del tuo commento è il “e non conosciamo tutta la storia”. Vero, perché spesso dietro ciò che si vede c’è tanta miseria. Non solo intellettuale.

@ Cristian.
Apprezzo il tuo commento e sono contento di conoscerti personalmente e poter dire che quello che scrivi viene fuori. Sei un asset per tutti noi.

@Tiziana.
Grazie per il contributo, trasparente e diretto. Leggo nelle tue parole risentimento e sconforto: ne sono molto dispiaciuto. Potrebbe l’appartenenza a una classe pseudo privilegiata attenuarla? Ho qualche dubbio. Coraggio!

Grazie a tutti e a presto leggervi.

Arduino

Grazie a tutti voi per i commenti e per la schettezza

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