30° Stratagemma – Lo stratagemma della città vuota

di AM il 23 febbraio, 2015

i 36 stratagemmi

Questo stratagemma rappresenta un esempio interessante di ristrutturazione del contesto nel quale avviene la comunicazione, diminuendo la pressione alla quale siamo sottoposti e guadagnando tempo per organizzare una difesa plausibile.

Lo stratagemma

Lo stratagemma consiste nel fingerci potenti, quando in realtà ci troviamo in condizioni di grande debolezza, allo scopo di diminuire la pressione alla quale l’avversario ci sottopone e scongiurare, o rimandare a tempi migliori, uno scontro che ci vedrebbe avere la peggio nell’immediato.

Le tattiche alle quali possiamo ricorrere sono sostanzialmente due:

ostentare indifferenza o perfino disprezzo verso la minaccia, oppure mostrarci tanto deboli e impreparati da indurre l’avversario a ritenere molto probabile che la situazione di debolezza nasconda in realtà una trappola o possa in qualche modo comportare delle perdite.

Lo stratagemma impiega l’astuzia per trarre in inganno l’avversario, che non è un avversario qualunque. Egli è abituato a considerare diverse opzioni prima di agire, tenendo conto anche dei rischi che la situazione può comportare; se invece l’avversario è poco propenso a pensare che la situazione possa essere diversa da quella che osserva e si decide di mostrarsi impreparati l’adozione di questo stratagemma può rivelarsi fatale.

Indispensabile, perciò, fare del proprio meglio per raccogliere informazioni sul processo decisionale seguito dall’avversario o dal loro leader.

La storia

La storia che vado a raccontare si svolge al tempo in cui Wu (141-87 a.C.) era imperatore degli Han Occidentali, la dinastia che governò la Cina dal 206 a.C. al 220 d.C., e ha per protagonista Li Guang; questi era soprannominato dai nemici il «generale volante» e aveva sempre combattuto contro le tribù dei nomadi Xiongnu, che minacciavano costantemente di invadere la Cina da nord.

In una delle innumerevoli azioni di presidio dei confini Li Guang e i suoi inseguivano tre cacciatori nemici, quando entrarono in contatto con la cavalleria Xiongnu.

Gli avversari erano parecchie migliaia, mentre Li Guang aveva con sé non più di cento cavalieri. Il comandante avversario vide che i Cinesi erano pochissimi e questo gli fece pensare che il loro compito fosse quello di attirarli in trappola; decise così, prima di agire, di occupare la cima di un colle per dominare il campo nel quale avrebbe potuto svolgersi la battaglia e analizzare attentamente i movimenti dei nemici.

Se fuggiamo, – disse Li Guang ai suoi soldati – il nemico ci inseguirà e ci massacrerà; se invece non scappiamo, forse penserà che stiamo mettendo in atto qualche tranello e non oserà fare mosse avventate”.

Così, Li Guang condusse i soldati fino a un luogo distante circa 10 chilometri dalle postazioni nemiche, dove si accamparono e tolsero le selle ai cavalli; l’intento era quello di dare ai nemici la sensazione che non si sarebbero mossi.

Quando il comandante dei nomadi mandò un drappello di uomini a spiare se ci fossero i segnali di una trappola, Li Guang andò loro incontro, uccise con una freccia il capo e tornò al campo; quindi ordinò ai suoi soldati di liberare i cavalli e di coricarsi.

Al calar della notte, sospettando un agguato, gli Xiongnu si ritirarono in tutta fretta.

Il commento

Lo stratagemma non è di facile realizzazione poiché si rivolge a un avversario che non agisce in modo avventato e non è facilmente prevedibile; va messo perciò in conto un certo grado di rischio.

In ambito organizzativo lo stratagemma può essere adottato non mostrando resistenza o addirittura ostentando soddisfazione verso una decisione non gradita che l’avversario prende per danneggiarci, facendogli credere che in realtà ciò che egli sta meditando per recarci danno genera una situazione desiderata.

Facciamo un esempio.

Se l’azienda nella quale lavori è alla vigilia di una riorganizzazione e, al fine di indebolire la tua posizione, le indiscrezioni alla macchinetta del caffè ti collocano in una posizione diversa e non desiderata, le tue reazioni possono essere diverse:

  • mostrare netta contrarietà a quanto sta accadendo, commentando in modo informale e in tutte le possibili occasioni che il tentativo di indebolire la tua posizione non è legato alle tue prestazioni ma al tentativo di conquistare potere da parte di chi sta orchestrando dietro le quinte;
  • accogliere con piacere il nuovo incarico, sottolineando il fatto che l’organizzazione non sembra essere consapevole dei rischi che un avvicendamento nella tua posizione può comportare;
  • accogliere con entusiasmo il nuovo incarico sottolineando in tutte le occasioni, formali e soprattutto informali, che esso rappresenta per te un’opportunità insperata e che hai già le idee chiare su come gestire con successo il tuo nuovo ruolo.

Delle tre, la terza si fa preferire alle altre poiché permette di dare alla situazione una nuova struttura, secondo la quale il danno è percepito come un vantaggio. Uno stato di cose che può far sorgere in chi vuole danneggiarti alcune domande:

  • perché accoglie il nuovo ruolo come un’opportunità?
  • cosa non conosco, di cui lui è al corrente?
  • e se, invece di recargli danno, contribuissi a rafforzarlo?

La terza domanda potrebbe indurre il tuo avversario almeno a riflettere ancora un po’ prima di prendere una decisione: questo ti permetterebbe di guadagnare tempo e definire una strategia per fronteggiare l’attacco.

Se poi addirittura desiste…

 

Vai alla recensione del libro I 36 stratagemmi.

Fai clic qui per leggere gli stratagemmi fin qui commentati.

 

{ 0 commenti… aggiungine uno adesso }

Lascia un commento

Articolo precedente:

Articolo successivo: