Cinque indizi per riconoscere un micromanager

di AM il 6 giugno, 2016

memoria corta

Sai cos’è il micromanagement?

Si tratta di uno stile di gestione attraverso il quale un manager controlla da vicino l’operato dei collaboratori, entrando minimi nei dettagli.

Un po’ come accade nella vignetta, dove ho rappresentato l’esplosiva miscela di micromanagement e memoria corta.

Ci sono atteggiamenti o situazioni che permettono di riconoscere un micromanager?

Ecco le prime che mi vengono in mente:

  1. Teme il collaboratore, che sente come un suo concorrente. Di questi tempi a farti le scarpe ci provano tutti, ma proprio tutti…
  2. È convinto che un capo debba essere più bravo del collaboratore, sempre e comunque, in tutte le cose. Altrimenti, mi sai dire che capo è?
  3. Ha paura degli errori, anche di poca importanza, che il collaboratore può commettere. Già, perché poi ad andarci di mezzo è lui, anche se non è stato lui a sbagliare;
  4. Vuole sapere tutto, ma proprio tutto quello che accade nel gruppo che gestisce. Perché non c’è niente di peggio che farsi trovare poco informati dal suo capo o dai colleghi;
  5. Delega poco o niente. Del resto, con quella pochezza travestita da persone che gli hanno assegnato, come dargli torto?

Insomma, la principale caratteristica del micromanager sembra essere la paura: dei colleghi, dei collaboratori, del capo.

E della propria inadeguatezza.

Pensi che ci sia altro da aggiungere?

Hai mai incontrato un micromanager, nella tua vita?

{ 2 commenti… prosegui la lettura oppure aggiungine uno }

Cesare giugno 8, 2016 alle 08:23

Io ne ho avuti più d’uno, di capi così. Uno era incompetente, non ho mai capito se se ne rendesse conto, e avesse paura, o non lo capisse, e si sentiva più bravo di noi: con gli altri era più difficile, perché erano persone intelligenti, ma non si fidavano, per motivi diversi. In generale, perché convinti che quelli che lavoravano per loro non si sbattessero quanto loro o non vedesserro il quadro generale della situazione: in generale, rapportabili nel punto 5.

(la domanda è lecita: ma non è che io li incontravo tutti così perché il problema ero io, e avevano ragione a non fidarsi? Me la sono posta anch’io, anche perché io stesso ho sempre il dubbio di non fare abbastanza e quindi proietto l’immagine sbagliata: ma no, lo facevano con tutti, anche con colleghi bravissimi, e non solo con me, e infatti chi poteva scappava,. La cosa mi ha un po’ rassicurato, ma era il segno di un sistema ormai malato)

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Stefano Ciotti luglio 18, 2017 alle 13:24

La quasi totalità dei manager che ho conosciuto appartengono a questa specie. Arroganza che sopperisce all’ignoranza. Paura che sovrasta l’entusiasmo. Per quanto mi riguarda manager=capitano. E purtroppo oggi i capitani che ho conosciuto si chiamavano quasi tutti Schettino … Ad majora, Arduino, ad majora …

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