Capitale Intellettuale, chi era costui?
Breve viaggio alla scoperta della più potente e silenziosa arma di competizione
Arduino Mancini, prefazione di Franco Stefani
tibicon – 2012 – 160 pagg
Domenica 27 maggio, dalle 17:00 alle 18:00, l’autore presenterà il libro a Monza presso la libreria Libraccio, in via Vittorio Emanuele 15.
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Quarta di copertina
Carneade! Chi era costui? ruminava tra sé don Abbondio. Carneade! Questo nome mi pare d’averlo letto o sentito; ma chi diavolo era costui?”
Il capitale intellettuale rappresenta per la gran parte delle imprese italiane ciò che Carneade rappresentava per il curato manzoniano: uno sconosciuto del quale in passato si è avuta notizia, ormai disperso nella memoria.
Questo saggio parla del capitale intellettuale, la principale ricchezza di un’impresa, che prende quasi sempre le sembianze delle persone che lavorano nell’organizzazione; la sua gestione richiede cura, attenzione, tempo, perché esso tende a svanire rapidamente se non lo si aggiorna continuamente e, ove possibile, non lo si protegge legalmente.
Quello che l’autore ci presenta non è lo stato dell’arte di una disciplina complessa ma la sintesi di contributi, articoli, interviste che l’autore ha scritto negli ultimi dieci anni e che oggi rende disponibili, per accompagnare il lettore in un breve viaggio alla scoperta della più potente e silenziosa arma di competizione.
Con l’auspicio che il capitale intellettuale abbandoni la veste del Carneade della gestione d’impresa.
Introduzione e guida alla lettura
“Carneade! Chi era costui?” ruminava tra sé don Abbondio seduto sul suo seggiolone, in una stanza del piano superiore, con un libricciolo aperto davanti, quando Perpetua entrò a portargli l’imbasciata.
“Carneade! Questo nome mi pare d’averlo letto o sentito; doveva essere un uomo di studio, un letteratone del tempo antico: è un nome di quelli; ma chi diavolo era costui?”.
Ho voluto cominciare l’introduzione a questo saggio con un breve passo del capolavoro manzoniano, I Promessi Sposi, che mi ha riportato al momento in cui ho scoperto il Capitale Intellettuale come disciplina e come strumento per la generazione di valore nelle organizzazioni.
Quando, nel 2001 e nel pieno dello scoppio di una bolla finanziaria legata alla cosiddetta new economy, gli azionisti di Zivago SpA decisero di liquidare la società della quale ero alla guida (clicca qui per il mio profilo), mi trovai ad affrontare il più personale dei problemi: trovare un lavoro.
In quel periodo aver lavorato per una società di commercio elettronico rappresentava una buona ragione per essere tenuti a debita distanza dai cacciatori di teste; inoltre, l’attentato alle torri gemelle di New York aveva azzerato la domanda di personale di ogni ordine e grado da parte delle imprese.
Cominciai così, nell’autunno del 2001, a frequentare lo studio di Ugo Bonora, un collega che si occupa di formazione aziendale; fu allora che mi avvicinai al tema del Capitale Intellettuale, invitato da Ugo, al quale va il mio vivo ringraziamento, a leggere il saggio “Il Capitale Intellettuale, la nuova ricchezza”.
Come don Abbondio ero seduto in poltrona e come lui mi domandavo che cosa davvero rappresentasse una gestione dell’impresa basata sulla conoscenza, per me concetto al tempo tanto vago quanto Carneade lo era per l’incerto curato. La lettura di quel saggio, che consiglio vivamente a quanti vogliano accostarsi per la prima volta al tema, mi fece comprendere che le cose alle quali avevo lavorato come manager potevano avere una loro propria strutturazione, in piena coerenza con l’indirizzo strategico dell’impresa; soprattutto compresi che l’individuazione della conoscenza disponibile nell’organizzazione, il suo impiego strategico e la sua trasformazione in valore sarebbero stati la mia guida professionale da quel momento in avanti.
Il tutto fu per me fu una rivelazione. I tre anni che seguirono furono anni di duro lavoro ma anche di studio e di scrittura: constatare sul campo, passo dopo passo, che l’applicazione puntuale di una strategia di sviluppo generava risultati sorprendenti mi stimolava ad approfondire i temi che trattavo. Decisi anche di rinunciare a cercare un lavoro come manager e alle (poche, per la verità…) opportunità che mi si erano prospettate per dedicarmi definitivamente alla consulenza.
Gli anni successivi portarono al consolidamento dell’esperienza professionale, all’esordio nella formazione, alla nascita di tibicon e all’impiego del web come parte integrante della strategia commerciale e di branding.
Oggi vi propongo il mio secondo libro (clicca qui se vuoi sapere di più sul primo libro pubblicato), che rappresenta una sintesi del lavoro di ricerca condotto negli ultimi dieci anni come consulente al servizio delle imprese. Esso non ha la pretesa di rappresentare lo stato dell’arte dello studio di una materia complessa ma piuttosto la sintesi di contributi, articoli, interviste che ho scritto nel tempo e che ho voluto rendere disponibili alle persone interessate, per contribuire a far sì che il Capitale Intellettuale abbandoni la veste del Carneade della gestione aziendale.
Ma entriamo nel vivo dei contenuti.
Che cosa significa, per un’impresa, seguire un indirizzo strategico basato sulla conoscenza e sulla sua trasformazione in valore? L’organizzazione della conoscenza valorizza le persone, è aperta alla contaminazione da parte dell’ambiente, protegge (anche legalmente) la conoscenza che le può garantire un vantaggio competitivo, trasforma il sapere individuale in conoscenza distribuita, si concentra su quello che non conosce piuttosto che su quello che sa, è consapevole dell’importanza delle relazioni con i Clienti, valorizza i Fornitori, progetta Alleanze, cura costantemente efficacia ed efficienza dei processi di gestione.
Questo libro ha lo scopo di offrire al Lettore un quadro sintetico dei temi proposti attraverso una struttura comune a tutti i capitoli e finalizzata a mettere il Lettore a contatto con casi specifici: una breve trattazione del tema sarà seguita da un articolo o un’intervista che si richiama alla pratica gestione del Capitale Intellettuale. Non mancheranno esempi di costruzione e formulazione di indicatori, utili alla gestione e al controllo della performance aziendale.
Due parole sugli articoli, tutti pubblicati nel 2002 su Web Marketing Tools, rivista chiusa un paio d’anni più tardi. Pubblicare o no articoli scritti dieci anni prima? Quale sensazione avrà il lettore? Dopo non troppa riflessione ho deciso di pubblicarli, perché essi rappresentano casi di studio che mantengono intatto il loro valore e il loro significato, oppure storie che si inseriscono in un contesto pienamente coerente con il tema del libro. Gli articoli, ove presenti riferimenti di tipo tecnico, sono stati aggiornati. Veniamo a una breve sintesi dei contenuti.
Nel primo capitolo il Lettore troverà un’introduzione al tema del Capitale Intellettuale d’impresa, un richiamo ai principali modelli teorici, una proposta di gestione che pone la strategia aziendale in relazione allo sviluppo della conoscenza. Seguirà l’intervista all’ing. Franco Stefani, presidente e fondatore del Gruppo System, che presenterà svariati esempi di come una media impresa italiana possa assumere una dimensione internazionale proprio facendo leva sull’innovazione.
Nel secondo capitolo troverete il tema del Capitale Umano, del suo sviluppo, dell’individuazione delle competenze strategiche e degli investimenti necessari a svilupparle. Seguono due articoli: il primo esemplifica come l’inadeguata gestione delle persone possa penalizzare in modo sostanziale il risultato dell’impresa, mentre il secondo tocca il tema della creazione di conoscenza nell’era di Internet.
Il terzo capitolo tratta invece della conoscenza in relazione all’organizzazione: argomenti fondamentali la trasformazione del sapere individuale in conoscenza organizzativa e degli strumenti correlati, l’innovazione, l’identificazione e la valorizzazione dei beni immateriali, la gestione strategica della proprietà intellettuale. Seguono due articoli, entrambi focalizzati sull’innovazione: il primo tratta degli strumenti di gestione della conoscenza in relazione ai processi organizzativi che la generano, mentre il secondo si concentra sulla Proprietà Intellettuale fornendo interessanti esempi di gestione collegata alla strategia aziendale.
Nel quarto capitolo ci addentreremo nel complesso mondo del Capitale delle Relazioni, nel quale tratteremo il tema dei tre principali pilastri delle relazioni che un’impresa si trova a gestire: i Clienti, i Fornitori, gli Alleati. Vedremo come tutte le componenti del Capitale delle Relazioni presentino delle peculiarità ma che, specie per ciò che riguarda i Fornitori e le Alleanze, alcuni aspetti peculiari potranno risultare sorprendenti per coloro i quali si accostano per la prima volta al tema. Seguono due articoli: il primo focalizzato sulla partnership Audi-Alcoa per lo sviluppo di un telaio in alluminio per automobili, il secondo sui momenti cruciali della disastrosa alleanza fra Time Warner e AOL.
Nel quinto e ultimo capitolo tireremo le somme di quanto presentato, cercando di immaginare un sentiero possibile per la gestione strategica della conoscenza nelle imprese italiane.
In conclusione a questa introduzione mi fa particolarmente piacere rivolgere un ringraziamento all’ing. Franco Stefani: questi anni di lavoro al servizio delle imprese del Gruppo System hanno avuto un ruolo rilevante nella mia formazione professionale.
A tutti buona lettura.
Arduino Mancini
INDICE
Prefazione – a cura dell’ing. Franco Stefani, presidente di System SpA e Cavaliere del Lavoro
Introduzione e guida alla lettura – a cura di Arduino Mancini
1. Introduzione al Capitale Intellettuale
1.1 Il Capitale Intellettuale: definizioni, modelli di gestione e reporting
1.2 Esempio di gestione del Capitale Intellettuale dell’impresa.
• Intervista all’ing. Franco Stefani (marzo 2011), fondatore e presidente del Gruppo System (www.system-group.it)
1.3 Gli indicatori del Capitale Intellettuale: riflessioni utili alla lettura dei prossimi capitoli.
2. Il Capitale Umano
2.1. Individuazione delle risorse strategiche
2.2. La valorizzazione del Capitale Umano
2.3. Il ritorno dell’investimento in Capitale Umano
2.4. Gli indicatori del Capitale Umano
2.5. Un ordinario caso di S-Management (del Capitale Umano).
• Articolo di A.Mancini
2.6. Capitale intellettuale e nuova economia.
• Articolo di A.Mancini
3. Il Capitale dell’Organizzazione
3.1. Definizioni e osservazioni
3.2. Il Capitale Strutturale: da sapere tacito a conoscenza distribuita
3.3. Asset Intangibili e Proprietà Intellettuale
3.4. Metodi per la valorizzazione di Asset Intangibilli e Proprietà Intellettuale
3.5. La gestione strategica della Proprietà Intellettuale
3.6. Alcuni indicatori del Capitale dell’Organizzazione
3.7. Knowledge Management, questo sconosciuto
• Articolo di A.Mancini
3.8. La proprietà intellettuale: opportunità o pericolo
• Articolo di A.Mancini
4. Il Capitale delle Relazioni
4.1. Il Capitale Clienti e relativi indicatori
4.2. Il Capitale dei fornitori e relativi indicatori
4.3. Il Capitale delle Alleanze e relativi indicatori
4.4. AOL /Time Warner: analisi di un fallimento annunciato
• Articolo di A.Mancini
4.5. Il fornitore: costo o capitale?
• Articolo di A.Mancini
5. Conclusioni
Allegati A1, A2, A3
Glossario
Bibliografia
Puoi acquistare il libro in questo modo:
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L’e-book è al momento disponibile nel formato pdf: stiamo lavorando alla predisposizione degli altri formati.
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Letto in un sol boccone! Ho trovato questo testo molto interessante e ricco di spunti di riflessione.
Lo consiglio vivamente a chi si interessa di Capitale dell’Organizzazione, Knowledge Management, Capitale delle Relazioni e tutto ciò che un’organizzazione può fare affinché il sapere del singolo diventi un bene comune.
La distribuzione del sapere, oggi più che mai, è fondamentale per essere competitivi all’interno di uno scenario globale sempre più complesso ed articolato.
E, come dice l’autore è tempo che “i governi capiscano una volta per tutte che investire nei giovani, nelle donne (in possesso di un livello di scolarizzazione e di un livello culturale complessivamente superiori) e di un sistema scolastico capace di preparare adeguatamente le persone rappresenta non una priorità ma “la“ priorità per la sopravvivenza del paese.”
Caro Arduino, come ben sai sono completamente al di fuori del settore trattato, ma permettimi di farti le mie congratulazioni per questo nuovo successo. In bocca al lupo, di cuore!
Cara Stefania,
aspettiamo a parlare di successo ma intanto mi tengo strette le tue congratulazioni. Credo che questo libro possa essere molto utile a quanti, come te, credono di essere distanti da un tema che, invece, ci tocca tutti da vicino.
Un caro saluto,
Arduino
Generare valore implica sapere dove sta la conoscenza, come si mappa e sopratutto come si genera e distribuisce.
Il tuo libro, semplice e diretto, accompagna il lettore in questo percorso.
Top – Down e Bottom – Up; tutti coloro che operano nel contesto organizzativo dovrebbero leggerlo.
Un particolare invito lo faccio anche a tutti i miei colleghi, Direttori Risorse Umane, perchè il futuro del nostro ruolo dipende da noi e da quanto siamo in grado di reinventarci ogni giorno, generare valore, senza restare ancorati ai dogmi del passato.
Buona lettura a tutti
Michele Taraschi
Chief HR Officer
Caro Arduino,
ho trovato il tuo nuovo libro molto interessante e mi permetto di trarne un breve spunto.
In un momento socio-economico come quello che viviamo dagli ultimi 3 anni e poco più, caratterizzato da cambiamenti continui repentini ed imprevedibili, il timore del domani rischia di annullare la visione strategica a favore di una visione tattica orientata unicamente ad obiettivi di breve-brevissimo termine.
Questo impedisce una gestione accorta dell’asset più strategico a disposizione dell’impresa: il capitale intellettuale.
Questo libro, molto azzeccato a mio avviso anche per il momento storico, rappresenta una guida scorrevole per chi si trova a gestire imprese, funzioni, processi in un contesto nebuloso quale è quello che viviamo attualmente.
Un caro saluto, a presto,
Carlo