Neuroni specchio

Vedere è fare

L. Craighero – Il Mulino – 2010 – 130 pagg

 

Puoi acquistare il libro su Amazon.it

 

L’autrice scrive: alla domanda «Che lavoro fai?» vengo colta da un forte imbarazzo. La risposta, in realtà, sarebbe piuttosto semplice: «Sono professore associato all’Università di Ferrara». Non è detto, però, che le persone che mi rivolgono questa domanda sappiano veramente cosa significa «essere professore», ossia che, oltre alla meravigliosa esperienza della didattica, un professo­re universitario è in primo luogo un ricercatore.

E questo è il punto che mi imbarazza. Perché, per poter essere sincera fino in fondo, dovrei ammettere che ogni mese ricevo uno stipendio per fare un lavoro straordinario. Essere ricercatore significa poter trascorrere la propria vita giocando a un gioco che è un misto tra Caccia al Tesoro, Sudoku, il Piccolo Chimico, Brain Trainer, e altri simili, e che necessariamente deve essere giocato non in due o tre o sei persone, ma a livello planetario.

Infatti, qualsiasi risultato un ricercatore riesca a pubblicare (dopo che giudici rigorosi ne hanno valutato la pubblicazione) può essere discusso, contestato o appoggiato da qualsiasi altro giocatore in qualsiasi altra parte del mondo. Inoltre, alla pari dei giochi di ruolo, è necessario riferirsi a un mondo fantastico (il contesto teorico che si desidera supportare), condiviso e conosciuto da tutti i possibili giocatori, nel quale il risultato di quell’esperimento trovi la propria collocazione e, alle volte, permetta addirittura di passare al livello successivo. Infine, l’elemento forse più intrigante e che insinua quell’apprensione tipica dei giochi di strategia è che da un momento all’altro quel mondo fantastico che abbiamo tanto faticato a costruire può crollare miseramente sotto i colpi inesorabili di un risultato sperimentale che confuta i risultati precedenti.

Ho avuto la fortuna di trovarmi in un gruppo di giocatori abilissimi che sono riusciti a far accettare nuove regole alle neuroscienze creando un mondo che prima non esisteva e che per questo, adesso, sono molto conosciuti. Il mondo nuovo è quello nel quale il sistema motorio non è un semplice esecutore di comandi ma è la chiave fondamentale per percepire gli oggetti che ci circondano e capire le azioni che vengono eseguite dagli altri. È stata una rivoluzione enorme, forse paragonabile a quella copernicana.

E la scoperta dei neuroni specchio è stata la molla che ha convinto più di tutte gli altri giocatori. E che ha permesso di passare al livello successivo. I neuroni specchio si trovano in un’area del cervello che da sempre è stata considerata coinvolta nella programmazione del movimento. Infatti, essi si attivano tutte le volte che vogliamo interagire con un oggetto per uno specifico scopo e neuroni diversi sono attivi quando gli scopi sono diversi anche se l’oggetto è lo stesso. Fin qui sembra tutto normale. Ma la cosa sconvolgente è che gli stessi neuroni si attivano anche quando l’individuo è perfettamente fermo e semplicemente osserva qualcun altro eseguire la stessa azione con lo stesso scopo.

Per i neuroni specchio non vi è differenza se l’azione è eseguita da me o da un altro. È facilmente intuibile come questo ponte immediato tra sé e gli altri abbia portato a considerare i neuroni specchio la base neuronale dell’empatia e della possibilità di «leggere la mente degli altri», anche se, in effetti, le evidenze sperimentali a loro carico si limitano a una condivisione di esperienze motorie. Comunque, nel gioco planetario al quale stiamo partecipando, i neuroni specchio hanno assunto, per alcuni, il ruolo di «Sacro Graal delle neuroscienze», capace di spiegare alcune tra le capacità umane più speciali, quali l’imitazione, l’empatia e il linguaggio, che sono alla base dell’interazione sociale.

La copertina di questo libro vuole proprio significare que­sto: è nello specchiarsi nell’altro, rivivendo nello stesso istante le azioni che l’altro esegue, che troviamo la chiave per capire cosa sta facendo l’altro.

Gli studi che hanno portato a modificare l’idea gerarchica di organizzazione del movimento e alla scoperta dei neuroni specchio sono stati eseguiti nel laboratorio di Giacomo Rizzolatti, all’Università di Parma, e sono tre i cosiddetti «ragazzi» che hanno reso possibile questo: Luciano Fadiga, Leonardo Fogassi e Vittorio Gallese. Alla fine degli anni Ottanta frequentare un laboratorio di ricerca e poter contribuire attivamente agli esperimenti era ancora considerato un privilegio impagabile. Per questo motivo i «ragazzi» erano felici di mantenersi compilando perizie medico-legali durante il fine settimana, o con un piccolo incarico come tecnici laureati, o come medici del carcere durante le notti. Nonostante questo o, forse, proprio grazie a questo, le giornate trascorse in laboratorio erano vissute con grande impegno e condivisione. Ciò ha permesso loro non solo di scoprire questi incredibili neuroni, ma soprattutto di discutere appassionatamente e costantemente le implicazioni che queste scoperte portavano all’idea di sistema motorio. La conseguenza è stata la possibilità di rivoluzionare questa idea ipotizzando un ruolo centrale del sistema motorio nello sviluppo di molte funzioni cognitive.

In numerosi testi la scoperta dei neuroni specchio è stata abbinata alla parola «serendipità». Questo termine viene utilizzato per definire la possibilità di fare per caso scoperte fortunate: i ri­cercatori di Parma hanno raccontato che, trovandosi in laboratorio per studiare le caratteristiche dei neuroni motori, ne registravano l’attività mentre offrivano e facevano afferrare alla scimmia alcuni pezzetti di cibo, variandone la grandezza e il modo di presentarli e modificando la libertà di movimento dell’animale. Durante una di queste registrazioni, però, il neurone si attivava mentre la scimmia era perfettamente ferma.
In qualsiasi altro laboratorio del mondo questo dato sarebbe passato perfettamente inosservato. Sicuramente la strana scarica sarebbe stata attribuita a problemi nella registrazione e l’esperi­mento sarebbe continuato esattamente come prima.

Ma non in quel laboratorio. Questi ricercatori, dopo aver definitivamente scartato l’ipotesi di un artefatto, si accorsero che la scarica si verificava ogni volta che uno di loro afferrava qualcosa con la mano. Oltre a essere elettrofisiologi abilissimi, erano cresciuti scientificamente sotto la guida di Giacomo Rizzolatti, che già nel 1979 aveva scoperto dei neuroni visivi nel lobo frontale e aveva pubblicato magnifici lavori sul coinvolgimento del sistema motorio nell’orientamento dell’attenzione e nella codifica di spazio. Parlare di sistema motorio e funzioni cognitive era, in quel laboratorio, all’ordine del giorno. Questo permise loro di ipotizzare che il neurone rispondesse a un’azione fatta da un altro e non dalla scimmia, e che il sistema motorio potesse avere una funzione fondamentale nel riconoscimento delle azioni osservate, aggiungendo una pietra miliare alla conoscenza del funzionamento del nostro cervello.

Ecco perché non mi piace l’abbinamento neuroni specchio-serendipità. A meno che con questo termine non si intenda esattamente il significato inteso da Sir Horace Walpole quando nel 1754 coniò la parola serendipity dopo aver letto la favola persiana “Tre principi di Serendippo”, in cui si narrano le avventure di tre principi, figli del re-filosofo Jafer sovrano di Serendip, nome arabo di Ceylon o Sri Lanka, ai quali accadeva durante i loro lunghi viaggi di compiere per caso, ma soprattutto per la loro sagacia, delle scoperte produttive. Sir Walpole, con il termine serendipity, intendeva quindi “un approccio, un atteggiamento dell’animo caratterizzato da attenzione e curiosità, da tranquillità e perspicacia, da prontezza e da sagacia, che consente di realizzare scoperte tanto preziose quanto inattese”.

INDICE

1. La rivoluzione nell’idea di sistema motorio
Cosa significa «capire» le azioni degli altri? – Agire è comunicare. – Un cervello o tanti cervelli? – Cervello motorio. – I neuroni. – Uno spazio o tanti spazi? – Lo spazio lontano è sempre lontano?

2. Prendere
Movimenti o azioni? – Guardare e non toccare!

3. Neuroni specchio nella scimmia
Vedere è fare. – Vedere cosa o quanto? – Vedere dove? – Vedere con la bocca.

4. Meccanismo specchio nell’uomo
La risonanza motoria. – In quali aree. – Quando si attiva. – Quanto «risuoniamo».

5. Parlare
Mi capisci con le orecchie? – Mi capisci con la bocca? – Dalla mano-che-prende alla bocca-che-parla.

6. Emozioni
Io rido, tu ridi, noi ridiamo. – «Bleah! Che schifo!» – «Ahia! Che male!» – Toccato!

Conclusioni. «Sum ergo cogito»

Per saperne di più

 

Puoi acquistare il libro su Amazon.it

{ 0 commenti… aggiungine uno adesso }

Lascia un commento