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Uno strumento insostituibile. Scopri perché!

Il pettegolezzo fa bene all'organizzazione

11 Dicembre 2009 | di Arduino Mancini Tattiche di sopravvivenza

Post aggiornato il 24 marzo 2020

 

A pranzo un cliente mi dice:

«Sai, in questo periodo sto riflettendo sul fatto che parlar male delle persone è molto più facile che parlarne bene».

Già, gli errori generano troppo spesso condanne inappellabili, magari pronunciate alla macchinetta del caffè.

Ma i nostri amici americani, ai quali abbiamo delegato il compito di prescrivere i nostri comportamenti futuri, hanno deciso che le cose debbono cambiare. Per alcune, buone ragioni.

Prima di tutto le persone vanno tutelate: voci e giudizi sommari non devono pregiudicare la reputazione di chi lavora sodo e danneggiarne la carriera.

Poi perché il pettegolezzo costa: in termini di tempo e di qualità del lavoro.

Quali le azioni intraprese negli USA?

Molte imprese stanno inserendo nei contratti clausole anti-gossip; la persona arruolata s’impegna a non spettegolare e a invitare a smettere chiunque cerchi di farlo. Pena il licenziamento.

Poi un controllo dei blog, sia aziendali sia esterni, per accertare che informazioni riservate non siano trasmesse all’esterno senza autorizzazione.

Azioni forti? Non direi.

Le clausole, prima o poi, si dimenticano e frenare la lingua è impresa complicata…

Il blog? L’anonimato protegge i chiacchieroni e solo poche persone si sono fatte beccare.

E in Italia? Che succede da noi?

Alcune aziende si sono date un codice etico, altre tendono a reprimere il pettegolezzo al suo manifestarsi.

Da un punto di vista strettamente legale il deterrente è il licenziamento per diffamazione, ma in generale il pettegolezzo è accettato come una nota di costume.

Insomma, da noi, il pettegolezzo piace perché ha una sua indubbia utilità.

Prima di tutto asseconda il fascino del negativo: avete mai visto qualcuno alla macchinetta del caffè parlare con entusiasmo dei successi di un Collega?

Poi ha una funzione calmante; se qualcuno ti ha fatto saltare i nervi devi pur sfogarti (naturalmente in via riservata…): mica puoi tenerti tutto dentro.

Il pettegolezzo è anche insostituibile quando si vuole far arrivare alle persone una valutazione «di corridoio», quella che il Capo non se la sentirebbe mai di dare, e che diventa funzionale a correggere il comportamento senza generare situazioni incresciose (per il Capo…).

Il gossip, infine, serve a progettare le organizzazioni: la tecnica è collaudatissima.

Quando si è in procinto di comunicare un nuovo organigramma che potrebbe risultare sgradito o addirittura indigesto a buona parte dei dipendenti, si cerca di rendere minimo il rischio lasciando circolare le voci e sguinzagliando ascoltatori «fidati».

In questo modo si ottengono due preziosi risultati: si valutano con cura i rischi, eventualmente apportando correttivi, e si lascia alle persone il fisiologico tempo di digestione.

Insomma, credo proprio che questa volta gli americani non ce la faranno.

Neanche a casa loro.

Tu cosa ne pensi?

 

Trovi il post anche nel libro Palmiro e lo (s)management delle Risorse Umane – Tattiche di sopravvivenza aziendale.

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Commenti
marco 16 Dicembre 2009 0:00

gli americani, purtroppo predicano bene e razzolano male. Sono stati loro ad utilizzare da decenni il pettegolezzo per eliminare pericolosi concorrenti.
Ad esempio, se si vuole minare la credibilità ci una persona, si spediscono due inviati al piano terra dell'ascensore di un palazzo, facendoli spettegolare su una scappatella di questo tizio.
Quando l'ascensore sarà arrivato all'ultimo piano, tutto il palazzo sarà al corrente dell'infedeltà coniugale, senza che il malcapitato possa fare nulla per smentire, nè accusare nessuno.
Aggiungiamo poi che gli anglosassoni in fatto di sesso sono bacchettoni….

Anonymous 21 Dicembre 2009 0:00

Reputo molto interessante e, soprattutto, vero quanto riportato sul tuo blog relativamente al pettegolezzo; non credo però che lo si possa in qualche modo bloccare o limitare.
Credo che l’unico modo serio ed efficace per ridurne la pericolosità e gli eventuali “effetti boomerang” su chi lo pratica abitualmente (esiste infatti anche il “pettegolezzo del pettegolezzo”) sia renderlo inutile, ovvero:
1)migliorare la trasparenza all’interno dell’azienda, cioè fare in modo che le informazioni circolino davvero e con assoluta semplicità;
2)fare in modo che sul lavoro l’unico criterio di valutazione importante sia improntato sulla meritocrazia, depurandolo da “effetti simpatia o amicizia”;
3)abituarsi a ragionare di “funzioni” e non di “persone”.

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