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Quando la tua motivazione è chiusa in una cassettiera!

27 Aprile 2011 | di Arduino Mancini Motivazione e Bisogni

4.1

Ricevo dal collega Rosario Rizzo e volentieri pubblico questo post.

Qualche giorno fa ero in aula con Arduino per il suo corso Strutturare e Gestire una Rete di Vendita nei Mercati B2B (che Vi consiglio di seguire).

Ad un certo punto, discutendo il tema dell’incentivazione dei venditori e della carriera degli stessi in azienda, mi sono ricordato di un episodio che ho riferito come aneddoto: Arduino mi ha proposto di scrivere un post per il suo blog, ed eccomi qua.

Alla fine degli anni ’80 sono stato assunto in una nota compagnia di assicurazione come Analista Programmatore, inquadrato come dipendente di V livello.

Sentite cosa mi è accaduto.

Il primo giorno di lavoro, emozionatissimo, dopo aver firmato il contratto di assunzione vengo accompagnato in una saletta adibita a piccolo studio fotografico per effettuare le foto per l’archivio dipendenti e il badge magnetico necessario per l’accesso al posto di lavoro.

La cosa che mi ha colpito subito era che una parete aveva un pannello di tessuto verde ed una con tessuto rosso (la prima cosa che ti viene in mente è il tricolore, ma non era così). Mi hanno fatto sedere dalla parte dello sfondo verde e mi hanno fatto alcune foto frontali con una vecchia Polaroid (vi ricordate quelle macchine fotografiche che in due minuti le foto erano pronte?).

Al che ho posto la domanda: come mai la foto con sfondo verde e non rosso? La risposta è stata che lo sfondo rosso era riservato al personale che faceva carriera e diventava Funzionario.

Non sono un antropologo, ma a ripensarci ti fa venire in mente i colori che i guerrieri si spalmano sulla faccia e sul corpo per andare in guerra e che in alcune tribù certi colori sono riservati ai capi: come dire che tanto tempo forse è passato invano.

Altra prassi in vigore nella compagnia era il tipo di poltrona in dotazione: fino al V livello avevi diritto a 5 rotelle ma senza braccioli, e che quando eri promosso a Capo Ufficio (VI livello) avevi diritto alla sedia sempre con 5 rotelle, perfino con i braccioli. E alla cassettiera!

Caro Rosario, davvero divertente la differenza di sfondo.

Ma non riesco a stupirmi né della poltrona con braccioli né della cassettiera in più: entrambe figlie di una visione dell’organizzazione che affida a dettagli irrilevanti la motivazione del personale (quando non si sa più che pesci pigliare…).

Importante sarà non provare gioia il giorno in cui la cassettiera in più, o altro simbolo equivalente, sarà offerta a noi come segno del nostro valore nell’organizzazione.

Non credi?

 

Trovi il post anche nel libro Palmiro e lo (s)management delle Risorse Umane – Tattiche di sopravvivenza aziendale.

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Commenti
Gianluca 3 Maggio 2011 0:00

Caro Arduino, a parte i colori con cui si dipingono il viso i guerrieri, mi vengono in mente dei paradossi di fantozziana memoria…

Giorgia 3 Maggio 2011 0:00

Quando chi di dovere scoprirà che motivare il proprio personale rende molto di più e costa meno che dare aumenti di stipendio, forse ci sarà una vera consapevolezza di come gestire un’azienda…

AM 3 Maggio 2011 0:00

Ciao ragazzi,

provo a dire qualche parola in più sul tema.

Il vero problema dei motivatori sta nel fatto che pensano di poter dare motivazione. Ma la motivazione, in qualità di spinta interiore, non ce la può dare nessuno: possiamo trovarla solo noi, in noi stessi.

E qui la cosa si complica, perché coloro che nelle organizzazioni sono deputati a “motivare” altro non possono fare che generare le condizioni affinché le persone trovino dentro di sé la spinta a fare una cosa piuttosto che un’altra.

Ecco allora che spuntano le cassettiere, segni differenzianti che ci appaiono in tutta la loro inutulità: specie quando la cassettiera non l’hanno data a noi.

A presto leggervi Arduino

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